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ARCIPELAGO, STASERA LA PREMIAZIONE

ARCIPELAGO, STASERA LA PREMIAZIONE
Arcipelago - Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini, volge al termine. Nell’attesa della premiazione di stasera (cui seguirà l’imperdibile proiezione in 35mm de Il rullo compressore e il violino di Tarkovskij), ci soffermiamo un’ultima volta sulle sezioni principali, CON/CORTO e ONDE CORTE, dedicate rispettivamente ai prodotti nazionali ed internazionali. Due sezioni ampie e comprensibilmente eterogenee, vista la compresenza dei formati più disparati.
CON/CORTO – Concorso Nazionale Cortometraggi
Tana libera tutti, di Vito Palmieri
Fiction di 15’ in 35mm. Emiliano, sei anni, si trasferisce in un nuovo condominio con la famiglia ed è attratto da una bambina sua coetanea, che lo ignora. Il tempo vincerà barriere e timidezza. Il corto di Palmieri ha un’unica idea, farci partecipi di una tranche de vie compatibile coi ricordi dell’infanzia di ognuno. La cinepresa ad altezza bambino estromette gli adulti, ma la sceneggiatura si limita a proporre dettagli, anziché avvenimenti. E i dettagli non fanno una storia.
 
Le strade in Festa, di Gian Claudio Pallotta e Teresa Ruggieri
Documentario di 17’ in miniDV. La vita, l’ascesa e il declino dell’artista Tano Festa. Un documentario succinto ed esaustivo, compiuto e compatto, che usa le voci over dei testimoni alternandole con sapienza alle opere e gli scritti dell’artista scomparso. Una piacevole sorpresa.
Taken Over, di Linda Fregni Nagler
Fiction di 20’ in Digital Betacam. Un uomo e una donna trascorrono le loro giornate in una casa che si rivelerà infestata da un’entità che li avvicinerà per poi spingerli alla fuga. Niente dialoghi, niente musica, ritmi catatonici e totale assenza di montaggio: il pubblico in sala ha sonoramente mostrato di non gradire, e onestamente non ci sentiamo di dargli torto.
Do You See Me?, di Alessandro De Cristofaro
Un corniciaio è ossessionato dall’immagine di un quadro: la donna sembra muoversi lentamente verso di lui. Troppo lentamente… l’idea funziona, e innesta la curiosità di sapere come va a finire. La dimensione “spazio-temporale” rivelata dal finale non viene sviluppata, ma non è detto che sia un male. Un corto che si sviluppa e ha una conclusione: finalmente.
Questo è il mio mestiere, di Fabrizio Ruggirello
Fiction di 9’ in Betacam SP. Noir “esistenziale”: un investigatore privato indaga su una coppia di amanti clandestini. Realtà e immaginazione cominciano a confondersi… il corto di Ruggirello alterna momenti cupi decisamente riusciti a qualche ingenuità (l’improbabile portiere d’albergo). E al finale, a nostro avviso, manca l’ingrediente che “chiuda” il tutto.
Quattro quarti, di Arianna Rossini
Fiction di 13’ in miniDV. Un ragazzo non riesce a suonare la tromba. Il problema sembrano essere i suoi dread, ma nessuno pare disposto a tagliarglieli. Ci sono i presupposti per un cortometraggio?
La via del successo, di Leonardo D’Agostini
Fiction di 11’ in 35mm. Un uomo armato di fucile fa irruzione in una libreria. Ma non è quella dove voleva irrompere…. D’Agostini realizza un nuovo corto con i premi vinti ad Arcipelago 2004. Bravi gli attori, buona la fotografia e storia convincente. L’idea è una sola, ma almeno funziona.
Dentro Roma, di Francesco Costabile
Fiction di 25’in 35mm. L’incontro tra due ragazzi, un italiano e un “ragazzo di vita” rumeno, all’interno di Roma. Saggio di diploma al Centro Sperimentale, candidato ai David di Donatello 2006, Dentro Roma cattura per la forma, la curatissima messa in scena, le facce dei suoi giovani interpreti. Costabile gira con presa sicura; promette bene, siamo curiosi di vederlo di nuovo all’opera. E non solo noi: in sala non c’era posto neanche in piedi…
Per sempre la vostra infanzia, di Fausto Caviglia
Fiction di 9’ in Digital Betacam. Svegliato da alcuni bambini, un uomo in giacca e cravatta entra nei loro giochi, voglioso di rivivere le emozioni dell’infanzia. Finirà solo. Un apologo sulla sindrome di Peter Pan: niente di nuovo, questo è il punto.
Ultravioletto, di Valentina Bertuzzi
Fiction sperimentale di 11’ in miniDV. Una giovane donna è imprigionata in un giardino spaziale, mentre una voce off recita una preghiera di speranza e di armonia. Virtuoso l’utilizzo del Gimmy Gib, curatissima la fotografia e la postproduzione, ma tirate le somme sfugge il senso dell’intera operazione. Che se era quello di regalare un momento di bellezza fine a se stessa, può dirsi riuscito.
Midsummer Dream, di Michele Castagnetti
Fiction sperimentale di 5’ in Betacam SP. Girato nel corso di dieci anni in tutto il mondo, il film è una collezione “di ricordi tanto personali quanto universali”. A noi sono sembrati un eterogeneo blocco di appunti di viaggio, anche un po’ furbetti.
VIDEO/ROME – Concorso Regionale
Essere o non essere, di Irene Ranzato/Silvia Bossi/Gabriel Ciancia
Fiction di 4’ in miniDV. Vari personaggi di varie nazionalità, tutti inquadrati in primo piano, declamano frammenti del celebre monologo di Amleto. Universalità del linguaggio dell’arte in stile Benetton – Toscani? Mah. In ogni caso, penalizzante l’assenza di fotografia.
Respiro, di Francesco Di Giorgio
Fiction di 4’ in Betacam SP. Vari personaggi in un parco. “Leggiamo” in sovrimpressione i loro pensieri, che inducono al riso ma non sempre riescono nell’intento. L’unica trovata del corto andava sviluppata meglio: invece, alcuni pensieri “pronunciati” dagli occasionali protagonisti appaiono buttati là, e altri decisamente improbabili.
ONDE CORTE – Concorso Internazionale Cortometraggi
La Apertura, di Duska Zagorac
Fiction di 22’ in 35mm. Daniel sta per realizzare il suo sogno, diventare ballerino di tango professionista. Ma sarà costretto a tradire il suo migliore amico… la regista è più a suo agio nel filmare con movimenti di macchina avvolgenti gli splendidi corpi dei ballerini (e della protagonista), che nel dare spessore a storia e rapporti, rimasti parzialmente incompiuti.
Chambre 616, di Frédéric Pelle (nella foto)
Fiction di 22’ in 35mm. Alcune storie ambientate in una zona dei sobborghi di Parigi e collegate da un suicidio. Finalmente qualcosa che assomiglia a un vero (piccolo) film! Ottima la scelta degli interpreti, scorrevole e avvincente, non fine a se stessa la fotografia sgranata – si parla dell’ordinarietà del quotidiano. Pelle non giudica e non prende le parti di nessuno dei protagonisti, e si mette a disposizione della storia.
Trevirgolaottantasette, di Valerio Mastrandrea
Fiction di 12’ in 35mm. Andrea ha venticinque anni e ha appena comprato una bella moto con la quale raggiunge il cantiere in cui lavora. Decisamente ben riuscito l’esordio di Mastrandrea nel cortometraggio: geniale e riuscito il mix di realtà e surrealismo, amaro ma sentito il sapore che se ne riceve alla fine. Jasmine Trinca è una conferma, Elio Germano l’attore del futuro.
Sintonia, di Jose Mari Goenaga
Fiction di 9’ in 35mm. Storia di una sintonia che nasce per caso, in mezzo al traffico, complice la radio… uno dei corti più belli, se non il migliore, che abbiamo visto. Semplice, diretto, essenziale e molto divertente, che di questi tempi non guasta. E il finale in levare è da applausi.
Lucky, di Avie Luthra
Fiction di 20’ in 35mm. Rimasto orfano a causa dell’AIDS, Lucky deve lasciare il suo villaggio Zulu per le luci splendenti di Durban. L’AIDS è una tragedia di proporzioni enormi, soprattutto nel continente africano, ed è naturale la sua presenza in molti lavori che provengono da questa terra. Lucky è un film che racconta una delle (purtroppo) tantissime storie di miseria, abbandono ma anche forza. Immediato e coinvolgente.
Quicken, di Victoria Beattie
Fiction di 13’ in Betacam SP. Un’indagine poetica sui cambiamenti all’interno della famiglia, dove l’isolamento è una regola e la perdita un fattore abituale. Il corto trasmette l’angoscia di chi vive nella Scozia più isolata, ma i ritmi troppo lenti rendono ardua la visione.
On-sil, di Aaron Kim
Fiction di 29’ in 35mm. Soo – Yeon sta pensando di suicidarsi e si ritrova nella gabbia dell’odierna indifferenza della civiltà moderna. Un luogo da cui non si può scappare. L’ottima messa in scena è perfettamente funzionale a ciò che il regista vuole raccontare: anche troppo, forse. Che la società coreana imponga ritmi di vita insostenibili, ce ne siamo ormai fatti una ragione. La storia, cupa fino alla disperazione, non cerca vie d’uscita, accontentandosi di mostrare quanto deprimente sia la vita. Il che può attirare lo spettatore, ma anche respingerlo.
Amor Fati, di Denis Todorovic
Fiction di 15’ in 35mm. Dopo la morte della giovane moglie, Nenad parte per il Montenegro con il suocero, responsabile della morte di lei, per partecipare al funerale… uno scontro generazionale sul destino e la sua accettazione, con interpreti azzeccati e un’atmosfera coinvolgente.
 
Historia tragica com final feliz, di Regina Pessoa
Fiction di animazione di 7’ in 35mm. Alcune persone sono diverse, loro malgrado. Una bambina ha il cuore che batte a volume pazzesco. È l’inizio di una rinascita in un nuovo corpo. Molto poetico e delicato, con un’animazione volutamente essenziale e netta.
Medium Raw, di Morten Hovland
Fiction di 8’ in 35mm. Un uomo triste entra in un ristorante. Qui resta coinvolto nella cocente gelosia tra il cuoco e la cameriera… uno sketch dalla risata facile, che usa un grottesco a buon mercato senza preoccuparsi troppo dell’improbabilità di situazioni e personaggi.
 
Rien d’Insoluble, di Xavier Seron
Fiction di 15’ in 35mm. Henry sta per avere un crollo di nervi, con la donna (un po’ attempata) che respinge le sue avances e il fratello demente che gli rovina la vita. Il regista punta tutto su atmosfere, personaggi e situazioni insostenibili: e la sua intenzione principale sembra quella di disturbare e schifare, più che di raccontare. Il risultato è francamente deprimente, e il maledettismo di maniera.
The Mechanicals, di Leon Ford
Fiction di 9’ in 35mm. Quello che pochi di noi sanno è che tra le mura delle nostre case vivono… i meccanici, gente senza la quale niente nelle nostre case funzionerebbe. Un’idea semplice e geniale, condotta con stile vivace e dinamico, quasi alla Jeunet (specie nella fotografia). Unico neo: come sempre, ci si accontenta di mostrare l’idea, e mai di concluderla.
La Guerra, di Luiso Berdejo/Jorge C.Dorado
Fiction di 10’ in 35mm. Seconda guerra mondiale. Un ragazzino è in un armadio, e una voce over ricostruisce i fatti. Ricorda per certi versi Europa di von Trier, non nella tecnica (per fortuna) ma nell’utilizzo di una voce narrante che si fa incombente. Un film crudo e senza speranza, molto ben curato e ben più realistico, nella sua crudeltà ricostruita, di tanti altri lavori che fanno del reale la loro bandiera.
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