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ARCIPELAGO, PRIME VALUTAZIONI
È partita l’edizione 2006 di Arcipelago – Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. Roma ha risposto calorosamente anche quest’anno e le proiezioni, che si svolgono contemporaneamente in quattro sale – tre al cinema Intrastevere, una al Filmstudio – dal tardo pomeriggio a sera inoltrata, sono sempre piuttosto affollate.
Sono ben 201 i cortometraggi che partecipano al festival, suddivisi in nove categorie. Venerdì 16, giornata inaugurale, abbiamo seguito quattro sezioni, per un totale di 15 tra cortometraggi e mediometraggi.
Sezione EVENTI SPECIALI – Promise Land(s). Il Muro dentro:
58%, di Vincenzo Marra
Documentario di 52’ che racconta una giornata in Palestina vista da uno straniero: gli infiniti check point, i controlli scrupolosi, le armi perennemente puntate contro chiunque. In poche parole, la normalità della paura. In realtà c’è molto poco e se vogliamo parlare del genere documentario non è questo l’esempio più adatto, perché non si va molto oltre il puntare la telecamera su situazioni e persone, quasi aspettando che i fatti si documentino da sé. Invece in altri momenti, per esempio la conversazione con il ragazzino che vende bibite in strada e racconta nel dettaglio di invasori e amici morti, la sua unica realtà possibile, si avverte la tragedia di un paese. Ma sono, appunto, momenti.
Tsarsarim (Grilli), di Matan Guggenheim
Cortometraggio di fiction di 16’ girato in 16mm. Il giovane regista getta uno sguardo sulle devastanti conseguenze psicologiche che gli attacchi suicidi provocano in un gruppo di ragazzi israeliani, tutti con un’esperienza terribile nel loro recente passato. Un piccolo film ben fatto, con il giusto registro per raccontare un malessere (i grilli del titolo sono nel cervello del protagonista - nella foto in alto - non lo lasciano mai in pace) e la sua – apparentemente – insana soluzione. Tsarsarim è già stato ad Arcipelago, edizione 2004, sezione ONDE CORTE - Concorso Internazionale Cortometraggi.
Sezione VIDEO/ROME – Concorso Regionale:
Stormi di storni, di Barbara Camerini
Documentario in MiniDV di 4’ sulle evoluzioni degli storni nel cielo di Roma; in sottofondo, un brano di Goran Bregovic. E questo è quanto.
Via Salaria 416, di Laura Sudino
Documentario in DV di 5’ che racconta una giornata di Sandra, poetessa cinquantenne che accompagna i suoi sogni al vino e alle sigarette. Il mondo, fuori, non fa per lei. Emerge il disagio di vivere e la solitudine; forse non viene fuori del tutto l’unicità della storia.
Sezione ITINERARI – Panoramica Italiana:
Aman e gli altri…, di Claudio Noce
Documentario in Digital Betacam di 15’incentrato su Aman, giovane extracomunitario dal forte accento romano. Stralci di vita: un pestaggio di matrice razzista alle spalle, la rabbia verso l’Italia (italiani, tutti razzisti!), una fidanzata di nome Sara. Aman racconta la sua storia, esprime forti emozioni, e la telecamera le raccoglie. Basta registrare per documentare?
Dammi il la, di Matteo Servente
Fiction di 21’ girata in Digital Betacam. Un prete racconta a una compositrice in crisi che visita ogni giorno la sua chiesa un’inspiegabile amicizia durata il tempo del cammino verso Santiago de Compostela. Non è solo l’amicizia a essere “inspiegabile”(non è chiaro se ci sia volontà di accennare a un’amicizia particolare, seppur casta, o si parli d’altro), ma anche l’estemporaneo rapporto tra il prete e la compositrice è un po’ vago.
Foku (Fuoco sporco), di Claudio Bozzatello
Docu-fiction di 18’ in Digital Betacam. Per vivere, quattro ragazzi rumeni estraggono rame nei capannoni delle ex acciaierie Falck, osservati da un ex operaio che vi rivive il suo passato. Un corto a sfondo sociale dai presupposti interessanti, ma dai ritmi troppo allungati. Peccato che anche l’ex operaio (i cui ricordi sono affidati a filmati d’archivio) non emerga con la giusta forza.
L’indifferente, di Mariano Lamberti
Fiction di 25’ in Digital Betacam. Un’affascinante manager televisiva scopre un’improvvisa attrazione per un uomo insignificante e assolutamente indifferente alle sue attenzioni. Il lavoro, tratto da Proust, è ambizioso; Lamberti, diplomato al Centro Sperimentale nel 1992, ci mette qualche buon dialogo e un certo ritmo nella parte centrale; peccato per fotografia e messa in scena, che sono diseguali e penalizzano l’insieme.
Sezione CON/CORTO – Concorso Nazionale Cortometraggi
Il Big Crunch, di Giuseppe Silipo, Piero D’Ascanio
Fiction di 19’ in DV. Due docenti di astrofisica conducono vite differenti. Il loro incontro, in occasione di una conferenza, sarà determinante per le vite di entrambi. Probabilmente, perché i nodi non vengono propriamente al pettine. Sfoggi di tecnica qua e là, un discreto piano – sequenza, ma anche ingenuità: è improbabile che in una conferenza di astrofisica si disserti della teoria del titolo. La copia, estremamente rovinata, inficia la visione: peccato.
Cream, di Dimitri Capuani
Animazione di 3’ in formato Betacam SP. Alcuni oggetti si muovono su una superficie cremosa. E basta. A suo modo è divertente, ma non avrebbe meritato un’altra categoria?
Disco inverno, di Andrea Caccia
Fiction di 16’ in DV. Alcuni ragazzi a Cormano girano per le strade. La meta comune è una discoteca intorno a Milano, dove si scatena una specie di apocalisse tra vampirismi e ragazze dissanguate nei boschi. Il regista ha qualche bella visione, c’è un’atmosfera malsana che colpisce: ma l’intreccio è confuso, e forse un po’ di sintesi in più avrebbe giovato.
Un filo intorno al mondo, di Sophie Chiarello
Fiction di 14’ in 35mm. Due contadini analfabeti della Bassa Padana si fanno aiutare dal postino per leggere la lettera del figlio in guerra sul fronte russo. Troveranno un modo per inviargli delle scarpe nuove. Aldo, Giovanni e Giacomo, protagonisti, all’inizio sembrano finalmente prendersi sul serio, poi ricorrono alle solite macchiette. E la confezione, di alta qualità, tradisce una storiella esile esile.
Immagini di Jaime Saenz, di Pierandrea Gagliardi
Documentario in Betacam SP di 25’ sulla vita e le opere di Jaime Saenz (1921-1986), il maggior scrittore boliviano del novecento, sconosciuto in Europa. Difficile condensare in così poco tempo la figura di un poeta di cui – purtroppo – non si sa molto, soprattutto perché appare inscindibile dalla città in cui viveva e di cui scriveva spesso, La Paz. Un buon lavoro, ma a volte si ha la sensazione di essere travolti da tantissime informazioni in un lasso di tempo breve.
Izmedu (Nel mezzo), di Valerio Spezzaferro
Documentario in MiniDV di 30’. In Bosnia, il diciannovenne Ademir è prigioniero del suo corpo disabile. Il suo spirito è forte: ha imparato l’inglese dalla televisione, insegna calcio al fratello e si sottopone ad estenuanti esercizi di riabilitazione. Il parallelismo con la disperata forza della Bosnia di oggi che non può, non ancora, non è di immediatissima comprensione.
Jacob 69, di Giovanni De Giorni
Fiction in Betacam SP di 9’. Jakob è incapace di sentire dolore perché afflitto da Analgesi Congenita; la sua vita è quindi difficile, tormentata, e lo è anche per chi gli sta vicino. Le amletiche riflessioni del protagonista conducono a un esito ampiamente prevedibile. Didascalico.
Silenzio, di Giuliana Cau, Valentina De Amicis
Fiction di 10’ girata in 35mm (produzione delle due registe). Un ragazzo e una ragazza si incontrano tra le bancarelle di via Sannio, a Roma. Si piacciono. La grande novità è (sarebbe, perché tra il dire e il fare…) il linguaggio usato: tutto avviene senza parole, in silenzio, appunto, e le emozioni sono espresse tramite associazioni d'immagini intuitivamente comprensibili…ma la storia dov’è? Buona la confezione, che si avvale di professionisti del settore, e le location (suggestiva una scena girata al Teatro Valle, deserto).
Sulla zattera, di Ivano De Matteo
Documentario in Betacam SP di 9’. La giornata di quattro detenuti in permesso di uscita dal carcere di Lauro per lo spettacolo da loro interpretato al Teatro Belli di Roma. Nulla da eccepire sulla storia in sé, di alto valore e sicuramente interessante. Ma il documentario, forse, è un’altra cosa.
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