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4 MARMITTONI ALLE GRANDI MANOVRE
di Franco Martinelli (Marino Girolami)
Cast: Gianfranco D’Angelo, Sergio Leopardi, Raf Luca, Angelo Pellegrino, Gianni Agus, Ugo Fangareggi, Lisa Leopardi, Isabella Savona, Toni Ucci, Lino Banfi
Nazionalità e anno: Italia, 1974
Distribuzione: Federal Video/Cecchi Gori
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano per n.u.
Audio: italiano dolby digital 2.0
Schermo: 1,85.1
Durata: 96’
Extra: Intervista a Gianfranco D’Angelo. Biografia del regista e degli attori principali
Note: Qualità dell’immagine mediocre, compressione elevata (bit rate medio 4.71, livello costante), master con colori poco brillanti e con graffi ma tutto sommato nella media per un prodotto del genere. Formato video non corretto che taglia i bordi dell’immagine. Audio nella norma, con colonna sonora e dialoghi ben fuse. Interessante ma breve l’intervista esclusiva a D’Angelo.
Regione: 2
Sito ufficiale: www.cghv.com
Qualità artistica: Sufficiente
Qualità immagine: Sufficiente
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Buona
2
Durante l’intervista contenuta negli extra Gianfranco D’Angelo tenta una riflessione meno banale di quel che possa apparire, riflessione su 4 marmittoni e sul cinema popolare in genere; ritiene infatti che l’argomento militaresco, affrontato con i toni del film in esame, sarebbe poco gradito in un mondo in cui la guerra nella sua virtualità è divenuta un elemento quotidianamente tangibile.
Si è forse perso quel senso di spontaneità e d’ingenuità, quella smaliziatezza e quella voglia di evasione assoluta che caratterizzata la nostra commedia negli anni ’70, evasione che si recupera con una certa patina di nostalgia per chi ha superata gli –anta e con una riscoperta di tempi che appaiono surreali per una generazione più giovane. Certo è che 4 marmittoni alle grandi manovre non è proprio la pellicola di riferimento per il sottogenere della commedia militaresca; manca infatti di quell’atmosfera da classico di cinema-bis che caratterizzava il filone di Buttiglione, di quella povertà intrinseca delle Sturmtruppen o di quella radice erotico-pecoreccia della soldatessa. Rimane un ritratto dell’Italia ai tempi del servizio di leva obbligatorio, con una galleria di caratteri poco armonici e una struttura narrativa che si fonda su gag di livello poco omogeneo. Al solito Girolmai, qui a firma Martinelli, dirige al meglio, la povertà e la fretta sono subodorabili, Banfi si esibisce in una serie di miracolose storpiature linguistiche ma sentire D’Angelo, attore validissimo per chi scrive e mai sfruttato al meglio delle sue possibilità, doppiato come un volgare pastore ciociaro, è cacofonia e distonia pura. Da vedere a spezzoni.
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