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ANTONIO GUERRIERO DI DIO
di Antonello Belluco
Co-regia: Sandro Cecca
Sceneggiatura: Antonello Belluco, Grasso e Caico
Fotografia: Gino Sgreva
Montaggio: Alessio Doglione
Musiche: Pino Donaggio
Scenografia: Virginia Vianello
Costumi: Lia Morandini
Interpreti: Jordi Mollà, Paolo De Vita, Matt Pratesi, Andrea Ascolese, Marta Jacopini, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia
Produzione: AB Film con il contributo del Ministero per Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: 01 distribution
Nazionalità ed anno: Italia 2006
Durata: 105’
Data di uscita: 9 giugno 2006
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Un’ipotetica quanto inopportuna gara di celebrità tra S. Francesco e S. Antonio vedrebbe quest’ultimo seguire affannosamente il primo, almeno in fatto, diciamo così, di celebrazioni cinematografiche della propria vita. Mentre, infatti, è difficile contare trasposizioni e riduzioni delle vicende terrene di San Francesco, Antonio, il Santo per eccellenza, ha avuto finora al suo attivo pochissimi titoli e per lo più molto lontani nel tempo.
Ora però, a riportare all’attenzione di tutti vita ed opere di Antonio da Lisbona ci ha pensato Antonello Belluco con il suo Antonio guerriero di Dio, titolo che basta da solo a definire un carattere.
Nobile e ben istruito, dotto al punto di piegare a colpi di oratoria i porporati rappresentanti di una chiesa che ancora non pensava sarebbe stata costretta a fare ammenda, Antonio (Jordi Mollà), naufragato in Sicilia, risale la penisola passando per Assisi, dove incontra l’ispiratore Francesco e finendo a Padova, violenta, crassa ed usuraia, dove morirà consumato dalla malattia e dalle privazioni.
Girato con grandi mezzi, forte di collaborazioni come quelle dell’Università di Padova e del Messaggero di Sant’Antonio, il film di Belluco è un’opera formalmente ineccepibile, a tratti pittorica, che racconta la vita di un Santo. Inutile dunque aspettarsi altro che un racconto, inevitabilmente di parte, con un fortissimo intento didascalico.
Scopo non da poco quello educativo, sia chiaro, tanto che, in questo senso, il definirlo “un film da oratorio” non ha nessun intento ironico. E gli insegnamenti che il film ci vuole dare sono molti: l’opportunità di una giustizia terrena e non solo divina, la pesantezza di fardello della sapienza che induce l’uomo alla vanità e non ultima la necessità di alleviare lo spirito e purificare l’anima.
Eppure, qualche dubbio rimane, (ma i Catari non sono finiti sterminati dall’inquisizione per aver detto, in fondo, le stesse cose che dicevano Antonio e Francesco?) ma sono dubbi che possono assalire solo chi ha o abbia avuto interessi e conoscenze diversi da quelli che il film sostiene.
Resta il fatto che, monolitico nell’intento dottrinale, Antonio guerriero di Dio sembra essere la migliore risposta cattolica all’eretico Codice da Vinci, l’unico mezzo per battere l’empio nemico sullo stesso campo di battaglia. Come a sottolineare che anche per la Chiesa la cinematografia è l’arma più forte.
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