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AMERICAN DREAMZ

di Paul Weitz

Sceneggiatura: Paul Weitz
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Myron I. Kerstein
Musiche: Stephen Trask
Scenografia: William Arnold
Costumi: Molly Maginnis
Interpreti: Hugh Grant, Dennis Quaid, Mandy Moore, Marcia Gay Harden, Jennifer Coolidge, Willem Dafoe
Produzione: NBC Universal Television, Depth of Field
Distribuzione: Uip
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 115’
Data di uscita: 9 giugno 2006
AMERICAN DREAMZ
3 e mezzo
American Dreamz: ovvero, il sogno americano ai tempi dello showbiz. È questo il nome dello spettacolo, il “preferito dagli americani”, che conduce Martin Tweed, personaggio machiavellico disposto a tutto pur di mantenere alto il successo del suo circo mediatico. Tweed, infatti, sa bene che perché un reality raggiunga “l’apice” è necessario innanzitutto, di stagione in stagione, alzare la posta del gioco e soddisfare il voyeurismo del pubblico, proponendogli talentuosi sconosciuti che siano principalmente dei casi umani.
Come Omer, l’iracheno appassionato dei musical di Broadway, e Sally Kendoo, aspirante cantante country di un paesino dell’Ohio fidanzata con un reduce della guerra in Iraq. Ma Tweed sa anche bene che non c’è grande spettacolo senza una guest star realmente eccezionale: perché dunque non invitare in qualità di giurato speciale per la “finalissima” della trasmissione proprio il Presidente degli Stati Uniti, Joe Staton? Guarda caso, per quest’ultimo lo show è l’occasione giusta per ritrovare popolarità dopo un bizzarro esaurimento nervoso che ne ha stravolto l’immagine politica.
Ispirato al famoso show americano campione d’incassi degli ultimi anni “American Idol”, il nuovo film di Paul Weitz è una commedia satirica sulla politica dello spettacolo e sullo spettacolo della politica, un’irridente rappresentazione del potere della televisione e della sua capacità di manipolare la realtà. All’epoca dei reality non conta ciò che si è, ma come si appare; per questo poco importa al pubblico di "American Dreamz" – e tantomeno al beffardo Martin Tweed - che il Presidente degli Stati Uniti (modellato sulle sembianze di George Bush) sia in realtà un bamboccio telecomandato tramite auricolare dal suo Segretario di Stato, la fidanzatina d’America una cinica arrivista che sfrutta l’idiozia del suo fidanzato e il simpatico iracheno un possibile kamikaze.
Avvalendosi del tocco leggero dei precedenti film About a Boy e In Good Company, vivacizzato da gag esilaranti, Paul Weitz ci introduce dietro le quinte dei reality, per mostrarci come in essi la realtà sia solo dissimulazione di una finzione studiata a tavolino e come lo schermo televisivo, più che una finestra sul mondo, sia la vetrina dietro la quale ride e piange un’umanità ritagliata secondo modelli predefiniti, corrispondenti alle mode del momento e ai capricci del pubblico. In questo contesto di identità schizofreniche, burattinai e morbosi spettatori, il sogno americano appare come una delle molteplici declinazioni isteriche dell’individualismo americano (e del suo romantico corollario, il mito del self-made man) sintomo di una psicosi ideologica collettiva che i media contribuiscono a diffondere, “mentre gli eventi mondiali diventano sempre più folli e preoccupanti” (Weitz).
Il film esce in Italia proprio nel momento in cui George Bush, dopo che l’ennesima goccia (le intercettazioni telefoniche a scopo “antiterroristico”) ha minacciato di far traboccare il vaso della sua scellerata politica, vede l’indice di popolarità scendere ai minimi. Ma da American Dreamz non aspettatevi un ritratto al vetriolo del presidente americano. Paul Weitz, infatti, insieme a Dennis Quaid (che dice di essersi ispirato solo in parte a George Bush: “c’è anche un po’ di Reagan e di Clinton e di tutti i presidenti che ho visto nel corso degli anni”) costruisce il ritratto di un’idiota che intenerisce, vittima delle strategie mediatiche ordite dal suo Segretario di Stato (Willem Dafoe).
Oltre a Quaid, già visto in In Good Company, rinnova la collaborazione con Weitz anche Hugh Grant che, dopo Bridget Jones, About a Boy e Love Actually, si riconferma nei panni di un fascinoso villain, ruolo in cui, dopo gli esordi come “primo attor giovane romantico”, si è ormai specializzato.
Non aspettatevi dunque qualcosa di politicamente scorretto: nell’arena di American Dreamz nessun colpo va veramente a segno. Quella di Weitz è una satira che non ha i denti per lacerare le carni della realtà e che al sarcasmo preferisce piuttosto le gags accattivanti ma innocue secondo lo stile del “Saturday Night Live”.
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