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ROMANZO CRIMINALE

di Michele Placido

Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo, adattato da Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Giancarlo De Cataldo
Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Giancarlo De Cataldo, con la collaborazione di Michele Placido
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musica: Paolo Buonvino
Scenografia: Paola Comencini
Costumi: Nicoletta Taranta
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Anna Mouglalis, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Stefano Accorsi, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Toni Bertorelli, Antonello Fassari, Elio Germano, Gianmarco Tognazzi, Francesco Venditti, Roberto Brunetti
Produzione: Cattleya (Italia), Crime Novel Films (UK), Babe (Francia)
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Formato: 35mm., col.
Nazionalità ed anno: Italia/UK/Francia, 2005
Durata: 150’
ROMANZO CRIMINALE
3 e mezzo
Il Libanese (Pierfrancesco Favino), il Freddo (Kim Rossi Stuart), il Dandi (Claudio Santamaria). Il loro patto d’amicizia (e d’onore) e la successiva cavalcata per impadronirsi di Roma sul finire degli anni ‘70, attraverso il controllo totale sul traffico di stupefacenti, sulla prostituzione e sulle bische clandestine, soprattutto grazie alle progressive alleanze malavitose, di potere, mafiose e politiche. Fino al triste declino, lo sfaldamento, la tragica conclusione.

Ispirandosi all’omonimo libro rivelazione del giudice Giancarlo De Cataldo, adattato per lo schermo da Rulli, Petraglia e dall’autore stesso, Michele Placido torna a confrontarsi con il cinema d’impegno civile, attraverso uno dei momenti più significativi dell’Italia degli ultimi trent’anni: il sorgere della banda della Magliana e i drammatici accadimenti storico/politici ad essa correlati. Sanguigno e verace, contraddistinto da un lavoro eccezionale nella ricostruzione scenografica e d’atmosfera (grazie alle luci di Bigazzi), Romanzo criminale trova il suo punto di maggior forza nella prova individuale e corale dei suoi interpreti (Favino e Kim Rossi Stuart sono perfetti nei panni del Libanese e del Freddo, Scamarcio – pur in un ruolo apparentemente secondario – stupisce incarnando il Nero, “indifferente a tutto e a tutti”) ma non riesce a giustificare alcuni stravolgimenti rispetto all’opera – basata su accadimenti reali rigorosamente romanzati – da cui trae origine: l’inserimento di un prologo e di un epilogo rimandanti all’infanzia condivisa dai protagonisti e, soprattutto, l’uccisione finale del Freddo, personaggio ispirato in realtà a Maurizio Abbatino che, arrestato dopo anni di latitanza nel ’92 in Venezuela, iniziò invece a collaborare con la giustizia. Nel complesso, comunque, si è di fronte ad un'opera che prova a rinverdire i fasti di un certo cinema di genere ormai dato per scomparso: sincero e sentito, il lavoro di Placido (che si concede un cameo nei panni del padre del Freddo) - seppur alla fine velatamente qualunquista nel trattare le dinamiche che hanno regolato, in quegli anni, le connessioni politiche alla strategia della tensione - riporta in auge la coralità e l'azione quali elementi cardine di un "paesaggio" nerissimo, sfondo di un passato nostrano non del tutto archiviato, sintomo di una realtà rappresentata che, necessariamente, non può non farsi pensare quale simbolo di una colpevole assenza. Non siamo certo ai livelli di Elio Petri e Francesco Rosi, ma vogliamo sperare che Romanzo criminale si stagli violentemente nell'immaginario collettivo quale apripista di un rinnovato filone.
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