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VENEZIA 67. PASSEGGIANDO TRA I “SOMEWHERE” DI SOFIA COPPOLA

Genitori e figli... quale rapporto?

VENEZIA 67. PASSEGGIANDO TRA I “SOMEWHERE” DI SOFIA COPPOLA

"Somewhere over the rainbow...", cantava Judy Garland ne Il mago di Oz. E in qualche luogo, dopo le bufere atmosferiche al Lido, che, se non si sta attenti, potrebbero condurci tutti in fondo al mar, arriva in Concorso la regista Sofia Coppola a indagare ancora sulla solitudine umana, sullo straniamento, che è fenomeno dei nostri giorni, e della vita virtuale, costruita, ma vuota, dove camminando su di una superficie, e non in profondità esplorando, sta conducendo il mondo in qualche luogo, e in nessun luogo. E in qualche luogo passeggia in Somewhere Johnny Marco, interpretato dal britannico Steven Dorff, nel film attore osannato non si sa per quali virtuosi motivi, se non l'essere bello, e fortunato. Risponde a monosillabi a un giovane attore che gli chiede qual è stato il suo metodo per sfondare nel cinema, domandandogli di essere in quel momento maestro. Ma cade dalle nuvole Johnny, non avendo altra risposta che salutare e provarci con la bionda di turno, da portare a letto. Inizia il film nel deserto, utilizzato come pista da test per la nera Ferrari del "divo", giri e giri a vuoto, prima di fermarsi, guardare verso un somewhere, e aspettare. Ingabbiato nel Motel Chateau Marmont a Los Angeles, luogo sacro e maledetto dei divi, dove morì lo stesso John Belushi. Un non luogo la stessa L.A., strappata al deserto, senza un centro, un'identità. Inquadrature che fissano nel silenzio, scorrendo su esistenze, un'esistenza, quella del protagonista, che si scandisce risvegliata dai suoi appuntamenti, che gli vengono ricordati dall'assistente, cadendo ogni volta dalle nuvole. Lontano da casa, una moglie e madre, della loro unica figlia, che andrà via, per tornare chissà quando, andata "in qualche luogo". Unico sostegno a questa vita la figlia, interpretata dalla giovane Elle Fanning, 11 anni, bravissima a cucinare, che lo accompagnerà anche in un viaggio assurdo verso l'Italia, a una notte da amanti per Johnny con Laura Chiatti in un albergo extralusso, a una folle serata di Telegatti, Nino Frassica e Simona Ventura a condurla, sorpreso da un balletto dal kitch volgare veramente tipico della nostra televisione, e sotto cultura, condotto da Valeria Marini, al suo Meglio: inevitabile la fuga...Già con Lost in Translation la Coppola aveva esplorato i non-luoghi, e la solitudine, che era stata capace di far incontrare i due protagonisti, facendoli rinascere. In Somewhere, nella sempre esattezza di campi, tempi, inquadrature tipici del cinema della Coppola, si osserva il vuoto di Johnny, il suo specchiarsi dopo che gli effetti speciali gli costruiscono a arte una maschera, che gli mostra il suo viso tremendamente invecchiato, a cui reagisce con complimenti, monosillabici, sorpresi...Ma qualcosa si sedimenta in lui, finalmente facendolo reagire. Grazie alla quotidianità che gli ricorda la figlia, alla sua giuria e al suo dolore di figlia, grazie al vuoto che si fa finalmente sentire. Poche le musiche, onnipresenti invece nel cinema della Coppola. Dei suoni che si percuotono nell'aria nei giri a vuoto in macchina, a cui si uniscono però brani, pochi, che ti aprono il cuore, nel momento giusto, nel momento che è giusto. Vuole essere una persona, Johnny, un padre. Il vuoto che ha attraversato tutto il film, facendo sorridere, ridere, finalmente si riempie, e finendo finalmente il film inizia, anzi, può iniziare davvero una vita.  E anche se forse anche il film può sembrare girare a vuoto, in cerca di identità come lo stesso protagonista, non può che far piacere, ammirati, rivivere di nuovo il cinema sensibile di Sofia Coppola, capace allo stesso tempo di essere distante e vicino, a noi.

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Trovo che sia molto piu'ricca e bella la descrizione sopra del film che lo stesso film. E' veramente un film deludente e per niente poetico e tantomeno porta con sè i messaggi decantati dalla critica. Assolutamente vuoto e senza nè capo nè coda.. forse unica nota positiva del film è l'interpretazione della piccola Elle Fanning molto piu credibile di tutti gli altri personaggi e della storia stessa... il film è pesante e non ti comunica assolutamente nulla...la sensazione piu' forte che ti lascia è di attesa, attesa che il film inizi realmente! non lo consiglio affatto..

Dom, 05/09/2010 - 22:48