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VENEZIA 67. - IL BUON GIORNO SI VEDE DAL MATTINO: "BLACK SWAN" APRE LA 67. MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
Il primo giorno del cinema alla laguna...
Partita la 67. Mostra del Cinema di Venezia, in mezzo al cantiere ancora in corso dove dovrà sorgere al Lido la nuova cittadella dell'Arte Cinematografica: sulle barricate innalzate, a bella vista, si trovano fasce che festeggiano i 150 anni della Repubblica Italiana. Qui rappresentata da Gianni Letta e il governatore Zaia, di certo non ben accolti alla sua serata di apertura, dimostrando il disamore per la politica della "gente" di questi tempi. Per il Presidente Napolitano, invece, celebrazioni a gran voce dai presenti in Sala Grande ieri sera al film di apertura della kermesse, Black Swan, dell'americano Darren Aronofsky, habituè della rassegna con fortune alterne, anche creative, come lo sgangherato The Fountain, e l'intenso The Wrestler, un immenso Micky Rourke a condurlo al Leone d'Oro nel 2008. Qui invece a travolgere con la sua intensità c'è Natalie Portman, finalmente in un ruolo da protagonista e solista, forse quello che la consacrerà in una maturità artistica certificata dalla Coppa Volpi, che al festival è da molti reclamata per lei, anche se non potendo essere ora messa a confronto con altre performance, che si scopriranno strada facendo. Per ora resta la sua grande interpretazione di Nina, giovane danzatrice, amorevolmente accudita e protetta (d)alla vita dalla madre, danzatrice frustrata e mancata, la cui cura verso di lei si rivelerà morbosa e iper, castrante. Scelta per interpretare il ruolo della vita dallo spregiudicato coreografo Thomas Leroy (Vincent Cassel), nel Lago dei Cigni il Cigno Bianco, ma contemporaneamente anche quello Nero, dovrà dare forma alla sua zona oscura, quella più viva e passionale, spregiudicata nel reclamare la sua parte nel mondo. Considerata frigida emotivamente e in seduzione, ancora costretta a vivere in una camera cosparsa di peluche color rosa, è invitata da Cassel a masturbarsi a casa per riscoprire il suo corpo, lasciandosi andare. Delle ombre iniziano a accompagnare le sue giornate, il suo corpo sembra trasformarsi, scoprendo che i segni che ha addosso sono frutto di autolesionismo. In una strada che la porterà alla follia, l'unico avversario con cui dovrà entrare a patti sarà se stessa, anche se sullo schermo rivolge le sue attenzioni alla compagna del corpo di ballo Lily (una passionale Mila Kunis). Spodestando dal trono di prima ballerina favorita Winona Ryder (impietoso il regista nel dare il ruolo di stella al crepuscolo proprio all'attrice feticcio degli Anni Novanta, il viso di cerbiatta caduto in disgrazia per la sua cleptomania), Nina percorrerà un rito di iniziazione sensuale che segnerà un prima e un dopo di non ritorno, in cui si tracceranno anche pulsioni erotiche verso la collega rivale, che si scopriranno soltanto essere rivolte a se stessa. "Sei tu l'unica che devi affrontare", le dice Cassel prima della prima, dove avverrà la vera trasfigurazione, devastante, per lei, trovando la luce della perfezione. Vivendo come sempre delle musiche del Maestro Clint Mansell, e delle eterne e travolgenti composizioni di Tchaikovsky, il film si incunea nella spirale dell'ossessione che trasforma la realtà, ossessione che è però tensione all'arte che si è scelta come motivo di vita. Nell'utilizzo simbolico e netto delle variazioni cromatiche, che snaturano anche il senso comune che solitamente viene dato a certi colori, come il rosa, simbolo di infanzia e ingenuità, qui invece soffocante a ricordare la gabbia in cui vive Nina, è prima di tutto la capacità di Aronofsky nel seguire i suoi protagonisti a sorprendere ancora, la macchina da presa che accompagna la danza degna davvero di una prima ballerina per la Portman: come impietosamente testimoniava il sacrificio, cristologico, finale, del gigantesco Mickey Rourke in The Wrestler, di nuovo incalza un'altra caduta che diverrà beatificazione in Black Swan. Si perde nella luce il finale del film che a tratti per l'intensità di ciò che cerca richiama il francese Martyr, osannato dai cultori della materia horror: una setta che imprigiona e tortura uomini, donne, bambini, per poter far raggiungere loro la fase ultima ed estatica del martirio, per trattenere ciò che in quel momento, in cui il dolore assoluto e il proprio essere umani si allontana, si guarda nell'assoluto, riconoscendone il volto, e dandogli un nome. Potente e prorompente, travolgente per i significati che lo stesso Aronofsky non tenta di dare alle immagini e simboli che lo percuotono, non può lasciare indifferenti Black Swan, nel bene e nel male, avendo diviso la platea della critica, turbando quella degli spettatori. Un cuore pulsante che disperatamente esige vita.



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