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SHREK FOREVER AFTER
di Mike Mitchell
Sceneggiatura: Josh Klausner, Darren Lemke
Montaggio: David Teller
Musiche: Harry Gregson-Williams
Produzione: DreamWorks Animation, Pacific Data Images (PDI)
Distribuzione: Univesral Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2010
Durata: 93'
Data di uscita: 25 agosto 2010
Sito ufficiale
Non potevano proprio lasciarlo in pace, Shrek. Si sa, gli happy ending senza neanche un pizzico di drama van bene per concludere l'intera storia, non un mero capitolo. Come le leggi della serialità impongono, quindi, ecco oggi l'orco che un tempo terrorizzava Molto Molto Lontano e dintorni: accasato e con prole, oggi vive giornate sempre identiche, incastrato in una temibile routine da crisi di mezza età. Le folle hanno smesso d'inseguirlo con pale e forconi: al contrario, gli chiedono di autografarglieli. Il perfido Tremotino gli propone un accordo letale: può rivivere la sua vita di un tempo in cambio di un giorno del suo passato, un giorno qualsiasi... o forse no. Ecco allora il nostro eroe piombare di botto in un mondo parallelo retto dallo stesso Tremotino, che ha cacciato tutti gli orchi dal regno mettendo a repentaglio l'esistenza stessa del verdissimo mostro... La nuovissima grafica strabilia, il 3D rincara la dose. Sufficit? L'avventura cinematografica del gioiellino Dreamworks con le orecchie a trombetta nasce nel 2001 come autentico elemento di rottura: provocatorio rispetto alla poetica disneyana, chiaramente indirizzato ai grandi più che ai piccoli spettatori, il protagonista della fortunata saga diventa presto cult. Ma la summenzionata serialità, com'è noto, spesso non giova ai prodotti di pur valido intrattenimento: ecco allora la formula farsi stantia, l'inside joke sfiorare il tormentone insistito, la macchietta evolversi in mero pretesto. Il rischio insomma è che quello di Shrek diventi un franchise spremuto fino all'inverosimile, una catena di riferimenti sterili e ammiccamenti forzati a una serie di prodotti pop arcinoti - e tutto ciò con un occhio costantemente fisso al botteghino.
Indubbio è che, anche rispetto al precedente episodio della serie, questo quarto capitolo abbia i suoi momenti riusciti (impagabile la versione alternativa del Gatto con gli Stivali, ad esempio, o l'intera performance del malvagio Tremotino e delle sue parrucche, esilarante), e addirittura, strizzando l'occhio al Capra de La vita è meravigliosa nel contemplare la perdita degli amati beni, tenti il rilancio su tematiche decisamente alte. Speriamo però che la Dreamworks si decida a mostrare maggior rispetto per il suo orco dalle uova d'oro e smetta, come peraltro a suo tempo già promise, di sfruttarlo sfacciatamente per rapinare le platee del globo a fronte di esiti purtroppo mediocri rispetto alle fulgide, indimenticabili origini in quella palude fangosa che era una reggia. Basta minestre riscaldate, per carità. Anche se, certo, battute come "Per cambiare il mondo non serve cambiarsi le mutande" fanno ancora il loro lavoro a dovere, ammettiamolo.



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