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PIETRO

di Daniele Gaglianone

Sceneggiatura: Daniele Gaglianone
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Enrico Giovannone
Scenografia: Lina Fucá
Costumi: Lina Fucá
Interpreti: Pietro Casella, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro
Produzione: Babydoc Film e la Fabbrichetta
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 82'
Data di uscita: 20 agosto
Sito italiano 
Trailer

PIETRO
3

Pietro va, e noi lo seguiamo. Porta piccoli volantini pubblicitari in giro per Torino, nei palazzi, o li mette sulle macchine, ogni tanto li da in mano. Pietro ha un leggero ritardo mentale, fa un lavoro considerato poco onorevole, ma con un certo zelo, anche se lentamente e ogni tanto perdendosi un po'. Il capo, che sta in uno stanzino buoi, lo tratta male. La sera esce, non con i suoi amici, ma con quelli del fratello, tossico e piccolo spacciatore, e per loro veste il ruolo del buffone, si esibisce in piccoli show in cui mima quello che il gruppo di amici surrogati gli chiede (soprattutto le "ficcate" di vario tipo). Pietro gira la città, vede un'aggressione ad un barbone, incontra il suo capo e tutte queste altre figure che lo sfiorano, a parte una ragazza che gli viene affiancata perché impari il mestiere, l'unica con cui stabilisce un vero contatto (anche un possibile viatico per una nuova vita?). Tutto il resto è accennato, a partire da Torino, intensa e vera, grigia, periferica, forse un po' squallida come i personaggi che la vivono, resa benissimo dalla fotografia di Gherardo Gossi.
Il sospirato terzo film di finzione di Daniele Gaglianone (arriva a sei anni da Nemmeno il destino), è tutto questo, ed è soprattutto un grandissimo finale che da senso all'intera architettura del film, dandogli forza, togliendo quel senso, invero non spiacevole, di sospeso e momentaneo. Gaglionone, marchigiano da tempo emigrato a Torino, uno dei nostri registi più talentuosi, mette tutto sé stesso nei lavori che fa, e lo si vede. I tre attori principali, Pietro, il fratello e Nikiniki, spacciatore appena più potente, sono interpretati dai componenti del gruppo di cabaret Senso D'Oppio con cui il regista ha lavorato a teatro e diretto nel precedente film: un feeling lavorativo che si vede e si sente, specie nelle scene più intense. Budget basso, idee alte, esce in pieno agosto, con le città vuote e i cinema chiusi. Avanti così.

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