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LA STRATEGIA DEGLI AFFETTI

di Dodo Fiori

Sceneggiatura: Dodo Fiori, Diego Ribon, Heidrun Schleef
Fotografia: Pierluigi Piredda
Montaggio: Valentina Girodo, Andrea Maguolo
Musiche: Emiliano di Meo, Francesco Valente
Scenografia: Francesco Priori, Paki Meduri
Costumi: Ginevra Polverelli
Interpreti: Paolo Sassanelli, Marta Iacopini, Nina Torresi, Davide Nebbia, Joe Capalbo, Dino Abbrescia
Produzione: DNA cinematografica in collaborazione con Rai Cinema
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 80'
Data di uscita: 27/08/2010

LA STRATEGIA DEGLI AFFETTI
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Anche questa volta Dodo Fiori, al suo secondo lungometraggio dopo Il silenzio intorno, parla di incomunicabilità familiare, e non solo. Incomunicabilità evidenziata dai tempi lunghi, dalle inquadrature pressoché statiche, atmosfera gelida, recitazione contenuta.
La strategia degli affetti inizia senza troppi preamboli. Il protagonista, Paolo (Paolo Sassanelli) architetto di successo di pochi sorrisi, è in un autogrill. Lì incontra una vecchia conoscenza, Diego (Joe Cabalbo) all'ultimo stadio del fallimento. Qualcuno deve un favore a qualcun altro ma non è subito chiaro chi sia. Diego finisce in ospedale e Paolo decide di occuparsi di sua figlia Nina che, una volta entrata in casa sua, smuove la finta tranquillità alto-borghese. Come in tutte le famiglie italiane di questo tipo, la tenuta è austera, la cameriera è trattata con disprezzo, la moglie prende gli psicofarmaci, la spesa la si ordina per telefono, il figlio non ha mai preso un autobus e nessuno si accorge mai di niente. In questo film si parla di successo e fallimento e il regista è molto bravo a rendere labile il confine. Paolo disprezza suo figlio perché non ha l'aspetto del vincente, gioca a rugby, si accompagna a un amico tutt'altro che macho, non sa comportarsi con le donne e si fa comandare dalla mamma. Poi però, quando i segreti cominciano a moltiplicarsi, le cose cambiano, si ribaltano. O così pare.
L'idea c'è, ma gli affetti di cui si parla sono talmente velati, congelati, contenuti, che non si capisce dov'è l'amore e dove l'odio e perché. È da apprezzare comunque il fatto che Fiori si sia allontanato dal classico buonismo, anche se il risultato è stato girare attorno a un cinismo globale che non trova risoluzione. Forse la giusta via di mezzo sarà nel prossimo film. Peccato, i finanziamenti c'erano e gli attori pure - tra tutti Nina Torresi, che forse anche sulla carta è il personaggio sviluppato meglio. Remo Remotti, anche se per poco, dà il suo contributo. Bellissima la locandina che però ritrae una scena poco sfruttata. Come tutto, purtroppo.

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