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LA SICILIANA RIBELLE
di Marco Amenta
Cast: Veronica D'Agostino, Gerard Jugnot, Marcello Mazzarella, Lucia Sardo, Primo Reggiani, Paolo Briguglia
Nazionalità e anno: Italia, 2009
Distribuzione: CG Home Video
Edizione: italiano
Sottotitoli: inglese, francese, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 5.1
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 109'
Extra: Commento audio del regista; Making of (22'51"); Scene tagliate con commento o senza commento (9'18"); Finale alternativo con commento o senza commento (1'34"); Prove con gli attori (11'02"); Storyboards; Premi; Trailer (1'32").
Note: Buono l'audio che fa apprezzare la buona presa diretta. Un suono netto e compatto, brillante e ben definito per una ascolto di grande qualità.
Bene anche la qualità video. Colori impeccabili. Contrasto ottimo. Immagine molto luminosa e assai godibile.
Corretto il formato panoramico presente sul DVD.
Gli extra sono tutti molto interessanti: dal making of (che immerge lo spettatore sempre più nel mondo della mafia) alle scene eliminate, dal finale alternativo alle prove con gli attori a dimostrazione di un prodotto molto curato in ogni parte.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.cghv.it/
Titolo originale: La siciliana ribelle
Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Ottima
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Ottima
Tratto da una storia vera La siciliana ribelle di Marco Amenta è un ritratto duro e appassionante (per ritmi e per forza narrativa) sulla Mafia. Prendendo spunto dalla vera storia di una giovane ragazza, Rita, che ebbe per prima il coraggio di denunciare la tante malefatte dell'associazione a delinquere più tristemente famosa e da ciò che fece il giudice (Paolo Borsellino), che con altrettanto coraggio ebbe la forza di mettere sotto accusa e far processare molti mafiosi, Amenta "filma" una storia che tra realtà e fantasia colpisce dritta al cuore. Una storia di Mafia ma anche una storia di coraggio. Come anche una storia di una giovane prima bambina e poi ragazza che "deve" cambiare la sua idea di giustizia. E su questo punto insiste molto l'autore Marco Amenta. Per la giovane Rita la giustizia è quella del padre e quindi della Mafia. Se qualcuno sgarra deve pagare. La giustizia ordinaria non sa nulla, non capisce nulla di quella gente. Ed anche quando il padre viene ucciso per un regolamento mafioso dallo zio della stessa per la ragazza è naturale che la morte debba essere pagata con la morte attraverso la vendetta. Solo quando viene ucciso anche il fratello, con il quale stava architettando un piano per vendicare il padre, decide di andare dal giudice e quindi dalla giustizia ordinaria. Ma lo fa solo perché è disperata, perché non ha nessun altra via per raggiungere il suo scopo. Non è un processo evolutivo e di comprensione della vera natura della mafia ma l'ennesima vendetta compiuta però in maniera trasversale. Però poco alla volta capisce e si rende conto che quello che sta facendo non può essere solo vendetta ma giustizia. E questo lento e graduale passaggio dal concetto di "giustizia mafiosa" e di "giustizia dello stato" è il perno del film. Tutto è funzionale e strumentale a questo semplice ma essenziale concetto. Non esiste onore nella mafia ma solo "potere". La vera giustizia è nelle mani di pochi e capaci uomini di legge che hanno votato la loro vita a debellare questa piaga che infesta il nostro paese. E il grande merito di Marco Amenta è quello di raccontare una storia personale, intima dandogli quelle caratteristiche di epicità alla Francis Fors Coppola de Il Padrino. Un film forte non solo nel testo ma anche nella composizione figurativa. Immagini intense e di grande forza in questo ritratto intimista che però si nutre anche di frammenti di action movie. Una grande film da non (ri)vedere...



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