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ROMA FICTION FEST: UN GIOVEDÌ TRA MEDICI E CRIMINALI
Il Libano, il Freddo, il Bufalo, il Dandi. Amicizia e vendetta. La rivelazione italiana, l'unica serie stravenduta all'estero dopo La piovra. Romanzo Criminale si riconferma, ancora una volta, capace di affascinare un pubblico di ogni età, come quello che oggi si è riversato al Cinema Adriano per la presentazione della seconda stagione. Le novità sono molte: un nuovo personaggio femminile innanzitutto, poi un'annunciata sorpresa che nessuno è riuscito a strappare dalle labbra degli attori e del regista Stefano Sollima e un importante rientro.
Quello del Libano, che apparirà nelle vesti di una specie di coscienza del Dandy. Un ritorno in grande stile, insomma, e un investimento notevole; basti pensare che la serie copre un arco temporale di circa dieci anni tanto che, piccola chicca rivelataci dal produttore, ci sono volute circa 900 auto d'epoca.
Una seconda stagione ed un'anteprima: quella di Miami Medical, serie televisiva americana sulla falsa riga di E.R. I protagonisti sono infatti chirurghi specializzati nello stabilizzare gravi traumi, nell'intervenire durante la Golden Hour, l'ultima ora prima di morire. Un pilota piuttosto classico, che subito chiarisce la posta in gioco: la potenziale follia che la visione della morte causa ai medici. Il capo, il dottore più esperto, infatti, non regge l'ennesima goccia di sangue: questo porterà il suo team a fare i conti con le proprie capacità e con l'arrivo di un nuovo responsabile. Struttura tradizionale, dialoghi stringati tipicamente americani, una patina fin troppo cool intensificata dal ritorno costante alle immagini di spiagge e palme di Miami. Ancora un già visto, in conclusione, ma con qualche potenzialità.
A far impallidire ancora di più i tv movie italiani, è stata la volta oggi di You don't know Jack. La storia è quella del Dr. Jack Kevorkian, il primo a creare negli Stati Uniti un dibattito sull'eutanasia. Attraverso l'utilizzo della "Mercy Machine", sua invenzione, e aggirando le leggi, fu il primo medico a praticare il suicidio assistito. Il film si svincola abilmente da qualunque dibattito morale, riuscendo ad essere imparziale su un argomento molto delicato. E ci riesce perché è incentrato su un tema diverso: l'impossibilità di essere al di sopra della legge. Una sceneggiatura notevole messa in scena splendidamente da un Al Pacino sempre impeccabile e da un cast di grandi attori: Susan Sarandon, Brenda Vaccaro e John Goodman. Se si aggiunge la regia semplice ma intensa di Barry Levinson (Good morning, Vietnam e e Rain Man, per citarne due) si ottiene un film che tranquillamente avrebbe potuto essere proiettato in una sala cinematografica, se non fosse, forse, per l'eccessiva lunghezza (145'). Certo è che vedere un simile impiego di mezzi per un tv movie ci fa automaticamente riflettere sulle produzioni italiane. E in fondo non è il caso di esprimere opinioni. Tanto la verità è assolutamente lampante.



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