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BROTHERHOOD-FRATELLANZA

di Nicolo Donato

Soggetto: Nicolo Donato
Sceneggiatura: Rasmus Birch, Nicolo Donato
Fotografia: Laust Trier-Mørch
Montaggio: Bodil Kjærhauge
Scenografia: Thomas Ravn
Musiche: Simon Brenting, Jesper Mechlenburg
Interpreti: Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst, Claus Flygare, Hanne Hedelund, Lars Simonsen, Michael Grønnemose, Anders Heinrichsen, Jon Lange, Johannes Lassen, Signe Egholm Olsen
Produzione: Asta Film
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Danimarca, 2009
Durata: 90'
Data di uscita: 2 luglio 2010

BROTHERHOOD-FRATELLANZA
5

Tra aprile e giugno 1940 le truppe di Hitler s'impadroniscono della Danimarca. Da allora sono trascorsi esattamente sessanta anni, eppure non tutto il marcio che si annida nelle segrete del passato è stato tolto da quella terra. Sotto un equilibrio apparente, vi sono degli individui fuori controllo e totalmente ottusi per cui la classificazione dell'umanità in razze resta un principio incrollabile. Chi afferma, sostiene e fa esistere un'idea tanto volgare è una persona brutale come Jimmy.
Il suo problema consiste unicamente nella scelta che ha fatto tanto tempo fa. Per Lars, invece, accogliere la menzogna nazista rientra nel campo della necessità, mentre la ragione passa in secondo luogo. Il timido Lars inizialmente rifiuta di porsi la domanda giusta, ossia chiedere a se stesso il perché si sia lasciato convincere dai naziskin così su due piedi; tuttavia, quest'atto non sembra essere completamente ignorato dalla propria coscienza. Per lui, il timore di rimanere solo è stato l'appetito che richiedeva di essere sfamato per primo. Dopotutto, noi non siamo fatti per vivere in uno stato di parziale o totale solitudine: è il grido della vita. Il desiderio di sentirsi ben accetto all'interno di una comunità rassomiglia a qualcosa più che legittimo e conforme alla natura. Per questo, essere inscritti come membro in una qualsiasi società ha lo stesso valore di una bella ricompensa, in special modo per tutti coloro che si sentono incompresi in seno alla famiglia o vengono cacciati dall'esercito per bazzecole. Fratellanza per l'appunto. Ma, ciò che non è pensabile per eccellenza equivale a chiamare "amici" oppure "casa" una congrega di fanatici dell'odio legato al colore della pelle. Colpo di scena: l'esistenza di Lars e Jimmy può però cambiare, allorché i due si misurano con la realtà corporea dell'amore. Una passione omosessuale, che per "l'uomo nuovo" cresciuto a latte e Mein Kampf corrisponde né più né meno a un morbo da debellare. Questo, naturalmente, a patto di rifiutarsi di vedere dietro a quelle grandi pacche sulle spalle che si scambiano tra loro i camerati una forte attrazione verso individui dello stesso sesso. Se trasformare la propria filosofia di vita è l'unica soluzione intelligente, rinnegare la passata logica significa suicidarsi, in quanto non si può farla franca laddove si è circondati da tizi responsabili di mattanze reali e di un pessimo uso dell'immaginazione.
L'argomento del primo film dell'esordiente Nicolo Donato potrebbe a tutti gli effetti essere un pretesto per la stesura di articoli giornalistici o per conversazioni quotidiane sull'evoluzione del paradigma neo nazista in Europa. Ma, il regista danese di origini italiane non ci sta, preoccupandosi di assegnare un ruolo di primo piano allo spazio occupato dalla storia d'amore tra Jimmy e Lars. Comunque ciò non toglie che il tema della sua opera sia sviscerato facendo ricorso a metodi sociologico-statistici. Vincitore del premio Marc'Aurelio d'oro alla scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Fratellanza-Brotherhood non presenta la frontalità e la piattezza tipiche di uno sguardo statico. La contrapposizione tra due opposti come violenza e affetto coglie meglio di ogni altra cosa la formula alla base del film: il Bene che assume il rischio di avanzare sul Male, seppure su un terreno quasi per niente favorevole ai rimorsi di coscienza.
Quella di Donato risulta una mise-en-scène suffragata da una veemenza che, neanche per un solo istante, appare un esercizio gratuito quanto un'analisi molto intelligente e sistematicamente politica sulla sopraffazione fisica del branco verso i più deboli. In termini visivi e persino plastici, la cinepresa non occupa per tutta la durata della pellicola una posizione che sia attribuibile ad alcun personaggio definito, tranne al punto di vista di Donato ovvero "l'uomo con la macchina da presa". Spesso la profondità di campo imperante si accosta a inquadrature marcatamente fuori fuoco sullo sfondo, traducendo in immagini il principio graduale - oltre che la sensazione - di essere inghiottiti dall'ombra di una falsa fede. Una "complicazione" del linguaggio cinematografico che si raccorda obliquamente all'applicazione di una colonna sonora appartenente a tutt'altro genere di registro.

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