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CANNES 59_PAOLO SORRENTINO TRA LUCI E OMBRE

Esteticamente perfetta ma non eccezionale la terza prova di Sorrentino, L’amico di famiglia, presentata oggi a Cannes

CANNES 59_PAOLO SORRENTINO TRA LUCI E OMBRE
Inquadrature e movimenti di macchina da manuale, commento musicale straordinario, un ensemble cinematografico esteticamente ineccepibile e da vero autore. Questi i lati positivi de L’amico di famiglia, terzo film di Paolo Sorrentino che abbiamo visto oggi a Cannes e che uscirà in Italia in autunno distribuito da Medusa.
Il film muove attorno alla figura di Geremia (un eccellente Giacomo Rizzo), usuraio senza scrupoli di lucida intelligenza, scarsa cultura, ma con un punto debole: le donne. Questi vive con l’anziana madre ammalata in una squallida casa, benché il suo conto corrente sia affatto scarno. Ha un amico, Gino (Fabrizio Bentivoglio irriconoscibile) che lo aiuta nei suoi loschi affari e tanti nemici. Si presenta cortese con tutti (sorella cara, fratello caro, dice a tutti) ma a nessuno risparmia i suoi tassi di interesse spropositati. Finché un giorno la vita gli farà incontrare una giovane donna bellissima (eletta Miss Agro Pontino, il film è ambientato a Latina) che gli trasformerà completamente l’esistenza. Movente dell’incontro con Rosalba (Laura Chiatti) è il matrimonio di questa per il quale il padre è costretto a chiedere un prestito a Geremia.
Si diceva, dunque, di un’estetica portata ai massimi livelli, che forse sono quasi scontati per un regista che ormai viene ritenuto all’unanimità uno dei migliori talenti nazionali sulla piazza. Dunque una conferma di quanto già si era visto con Le conseguenze dell’amore. Tuttavia l’opera qui presentata manifesta alcuni problemi, che, purtroppo, la rendono a nostro avviso meno riuscita de Le conseguenze. Anzitutto L’amico di famiglia risulta poco credibile nel suo complesso, specie in alcuni passaggi fondamentali di sceneggiatura; in secondo luogo – ad eccezione del personaggio protagonista che viene indagato in profondità e disegnato a tutto tondo – quelli di contorno risultano alquanto sfocati e anch’essi poco credibili; infine, per quanto straordinarie (merito anche della fotografia straordinaria di Luca Bigazzi) le inquadrature sono spesso troppo indugiate ed autoreferenziali, talvolta persino superflue all’economia del racconto cinematografico.
Questo non significa che il film non sia di valore, anzi. Tuttavia un poco di amaro in bocca ammettiamo l’abbia lasciato. Peccato...
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