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LA NOSTRA VITA

di Daniele Luchetti

Soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli e Daniele Luchetti
Fotografia: Claudio Collepiccolo
Montaggio: Mirco Garrone
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Maria Rita Barbera
Musiche: Franco Piersanti
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Awa Ly, Emiliano Campagnola
Produzione: Cattleya, Rai Cinema e Babe Films
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia 2010
Durata: 100'
Data di uscita: 21 maggio 2010

LA NOSTRA VITA
3 e mezzo

Daniele Luchetti torna in sella. Dopo quattro anni dal suo ultimo lungometraggio Mio fratello è figlio unico, discreto successo ai botteghini ma con qualche falla cinematografica di troppo, La nostra Vita fa riemergere il regista romano sul solco del suo miglior cinema, perfettamente dosato fra autorialità e cinema popolare. Claudio (Elio Germano) è un operaio edile. Sposato felicemente con Elena (Isabella Ragonese) è padre di due figli, con un terzo maschietto in arrivo. Ma a causa di complicazioni in sala parto, Elena darà la sua vita nel mettere alla luce il terzogenito, facendo piombare Claudio in una depressione anaffettiva lacerante e forse distruttrice. A tentare di salvarlo correranno in aiuto i suoi affetti: amici e familiari.


La famiglia è sempre stata al centro della poetica di Luchetti, nonché di una buona parte della cinematografia nazionale. Questa, per il nostro dna culturale, riesce come pochi altri temi a spiegare il nostro popolo, la nostra civiltà. Certo Luchetti è consapevole che oggigiorno la famiglia non è più quella di un tempo, ed anzi ne è contento, probabilmente. Questo perché ha sempre trovato particolare piacere e ingegno a dipingere la famiglia contemporanea; che poteva essere quella di La scuola, dove a rappresentarla vi era un intero Istituto scolastico, o quella paradossale di Mio fratello è figlio unico, nella quale convivevano sotto lo stesso tetto un fratello comunista e uno fascista. Poco importano le forme, l'essenziale sono i contenuti. E allora eccola la famiglia di La nostra vita: sparsa, frastagliata, svincolata da legami di sangue, silenziosa ma capace di grandi sentimenti.
Claudio è un uomo cinico, tutto d'un pezzo. Si circonda di outsider: spacciatori, prostitute, immigrati clandestini, e personalità ai margini della società. In questo melting pot sociale, religioso e valoriale, Claudio ha trovato il suo equilibrio. È un uomo di pancia, Claudio; uno che non si interroga sui perché della vita ma la vive e basta. Lavora sodo, guadagna, mette al mondo dei figli e va a trovare la famiglia solo saltuariamente. Non è perfettamente consapevole degli affetti che gravitano intorno a lui. Ci sono, ma non da loro il giusto peso. Pensa solo ai soldi, al guadagno, imponendosi una scala morale determinata dal ricavo monetario che le sue azioni possono o meno significare. Ma un grande lutto, e una successiva discesa negli inferi del denaro, fanno capire all'operaio edile che forse non è tutto là, che forse c'è dell'altro oltre al denaro. Se è vero che il destino è ineluttabile e che non può far tornare in vita le persone amate, è altrettanto vero che attendendo la nostra fine possiamo (e dobbiamo) impegnarci a rendere la nostra vita la migliore possibile, nonostante i suoi limiti congeniti. Ed è così che Claudio scopre nel vicino di casa spacciatore un uomo "onesto", disposto - insieme alla sua compagna prostituta - a fare da babysitter al figlio appena nato. Ed è così che Claudio trova nel calore della sua famiglia la forza e il sacrificio per aiutarlo in un momento di crisi finanziaria. Quando decide di aprirsi al prossimo, di instaurare un legame con le individualità sparse che lo circondano, capisce di non essere solo, e che la sua vita può essere migliore di come lui la sta conducendo.
Ma la classe (sotto)proletaria descritta da Luchetti non è di molte parole, perché non ne sarebbe in grado. Ciononostante tutti i gesti che compie li fa di cuore, lo stesso cuore che fa impegnare gli effetti di famiglia al fratello per dare una mano a Claudio; lo stesso cuore che Claudio pensava di non avere al momento della morte della moglie ma che ritrova nel calore dei suoi cari.
Film profondamente realistico, quasi documentaristico, coadiuvato dall'ottimo lavoro in montaggio di Mirco Garrone, La nostra vita si presenta come un grande elogio della semplicità, con tutti i suoi limiti ma anche con tutti i suoi punti di forza. Una semplicità proletaria che, complici le nostre sovrastrutture sociali, tende a etichettare un non italiano come "diverso", ma che in maniera molto più veloce ed agile di altre classi sociali più istruite comprende che la diversità è solo un valore aggiunto e mai un limite. La medesima genuinità sociale che, al momento di tirare le somme degli affetti veri, si troverà circondata di romeni, vagabondi, spacciatori e piccoli ladruncoli. Perché se il controllo sociale può imporci cosa desiderare, questa imposizione può avere i suoi effetti nella materialità ma non nei sentimenti.

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