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NON E’ANCORA DOMANI (LA PIVELLINA)

di Tizza Covi, Rainer Frimmel

Sceneggiatura: Tizza Covi
Fotografia: Rainer Frimmel
Montaggio: Tizza Covi
Interpreti: Patrizia Gerardi, Walter Saabel, Tairo Caroli, Asia Crippa
Produzione: Vento Film
Distribuzione: Officine UBU
Nazionalità ed anno: Italia/Austria, 2009
Durata: 100'
Data di uscita: 14 Maggio 2010
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NON E’ANCORA DOMANI (LA PIVELLINA)
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Chissà cosa avrebbe detto il grande Zavattini se avesse visto questo Non è ancora domani, docufiction (più documentario che fiction) su una comunità di circensi della periferia di Roma che vede cambiare la propria vita in seguito al ritrovamento di una bambina abbandonata in un parco. Vero esempio di "pedinamento" cinematografico tanto caro al grande autore neorealista. Con la camera a mano che segue incessantemente i suoi protagonisti, attori non professionisti che mantengono il loro vero nome, e una sceneggiatura che non c'è ma sembra via via definirsi in maniera sorprendentemente realistica.
Quasi un camouflage stilistico che vuole essere da subito una dichiarazione d'intenti della coppia italo-austriaca di registi: contaminare il cinema-verité con la fiction. E se l'accostamento dei due generi non è poi così nuovo sul grande schermo, di sicuro il cuore che pulsa dietro ogni piccola scena di semplice quotidianità e soprattutto la profonda umanità che emerge prepotentemente sono fuori dall'ordinario. Con una morale cristallina che si scorge già nei volti dei piccoli, grandi personaggi che racconta ma che, se non bastasse, viene anche stigmatizzata dalle pillole di saggezza che chi la vita la conosce bene, anche in virtù di un isolamento (coatto) dalla società "regolare", dispensa quasi senza accorgersene. Siamo a San Basilio, periferia degradata e misconosciuta di Roma, ripresa (volutamente) con scarsa dovizia dai due registi che non escono mai dai limiti "fisici" dei loro personaggi ma che riescono a raccontare anche senza avvalersi di panoramiche descrittive che vadano al di là dello spazio circoscritto della piccola comunità circense. E non c'è retorica. Mai. Neppure quando il facile sentimentalismo ha spianato ben bene la strada. In questo i due registi restano ligi al proprio credo. Prima di tutto la ricerca del vero. Quel vero che esce fuori con naturalezza e spontaneità. Senza artificio. Senza costruzioni. Patti, la donna di mezza età dai capelli rosso fuoco che trova per prima la bambina nel parco, il suo compagno Walter, ex-clown di origini tedesche, Tairo, il tredicenne che li aiuta a prendersi cura della piccola, sono tutti se stessi. Nessuno recita. O meglio si intuisce che dietro la loro "interpretazione" c'è una dettagliata preparazione, proprio come vuole la migliore improvvisazione, ma non ce ne accorgiamo. Il lavoro che i due registi hanno fatto non è su ma con gli "attori". Il demiurgo per una volta non è super partes ma si mescola con ciò che ha creato, vi partecipa, lo vive appieno con complicità. E il cinema che ne esce è generoso, potente, unico.
Il film è stato presentato prima alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes 2009, dove ha vinto il Label Europa Cinemas, riconoscimento che gli ha permesso la distribuzione nel circuito Europa Cinema Network (circa 2000 sale in 40 paesi europei), e poi a vari festival dove ha sempre ricevuto premi (Pesaro, Ajaccio, Mumbai, Annecy, Buenos Aires, Graz).
Il titolo in origine era La pivellina, nomignolo che la comunità circense assegna alla bambina ritrovata nel parco, e poi è diventato Non è ancora domani, in riferimento al biglietto che la madre ha lasciato in tasca alla piccola in cui c'è scritto che un giorno sarebbe venuta a riprenderla.

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