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SCONTRO DI CIVILTÀ PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO
di Isotta Toso
Soggetto: dall'omonimo romanzo di Amara Lakhous (edizioni E/O)
Sceneggiatura: Maura Vespini e Isotta Toso con la collaborazione di Andrea Cotti
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Patrizio Marone
Scenografia: Anna Forletta
Musiche: Gabriele Coen e Mario Rivera
Costumi: Eva Coen
Interpreti: Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Serra Yilmaz, Ahmed Hafiene, Marco Rossetti, Kesia Elwin, Isa Danieli, Milena Vukotic, Luigi Diberti, Roberto Citran, rancesco Pannofino, Ninetto Davoli
Produzione: Maura Vespini e Sandro Silvestri, Emme con Rai Cinema, con il contributo del MiBAC e della Regione Lazio tramite FI.LA.S
Distribuzione: Bolero Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 96'
Data di uscita: 14 maggio 2010
Sito ufficiale
Periodo di opere prime italiche al cinema. Dopo le Due vite per caso di Aronadio, entra in sala anche lo Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio per mano della regista Isotta Toso, produzione della lungimirante ditta Maura Vespini/Sandro Silvestri (sostenuti da Rai Cinema, distribuzione Bolero Film), che aveva visto giusto per il Notturno Bus di Davide Marengo. Nuova sfida di trasposizione di un libro, quello omonimo e venduto (100.000 copie, si spera non solo a Roma...) di Amara Lakhous (edizioni E/O), il film suona le corde dell'integrazione.
Al centro un condominio dove idealmente il sali e scendi della comunicazione è contenuto nel cuore del palazzo, un ascensore, in cui uno dei protagonisti controversi prenderà il volo...Dove il libro era un patchwork di punti di vista di ciascun condomino di questa Torre di Babele in salsa romana/multiculturale, che disseminava la sua versione dei fatti in ogni capitolo, di cui era protagonista, ricreando così un unicum, il film decide, inevitabilmente, di puntare sulla realizzazione di un corpo narrativo in cui si muovono i personaggi, primi fra tutti, per ordine di apparizione e quindi miccia di eventi, l'imbronciata fotografa Kasia Smutniak, fidanzata di sempre di Daniele Liotti, magistrato mancato e avvocato deluso da quando il padre Luigi Diberti, a inizio film, viene accusato ingiustamente e, terminando la sua vita, fa da spartiacque tra un prima e un dopo di inciviltà. A subirne le conseguenze anche il Gladiatore Marco Rossetti, l'altro figlio di Diberti, diventando, con rabbia, la voce sincera del film. Parlando ragioni che vanno dalla Persia, all'Argentina, alla Cina (tanta nei luoghi di Piazza Vittorio nel quartiere Esquilino), a quelle della solitudine e della paura di ciò che non si conosce, soprattutto se stessi, il film vive i registri della commedia, del dramma,, del thriller, escamotages narrativi per dare libertà al perno motivante anche del libro: l'esistenza della diversità e la sua naturale necessità da accettare, non con l'accetta (!?!, tanto per citare qualcuno che ha il nome di Giobbe...).
Come sempre, il compito è arduo quando si tratta di trasporre una vicenda dalla pagina allo schermo. Lakhous ha detto, commentando il film, che "è un magnifico tradimento". Per chi ne è stato spettatore, vive di quadri di narrazione e di frasi, di cui si sente un'armonizzazione mancata, che va dal troppo detto (banalizzando) al non dicendo, anche solo nel silenzio per immagini, il necessario. Ma si potrebbe pensare anche che sia tutto parte di un flusso di immagini e parole che formano un quadro multicolore, che non ha né inizio né fine, arcobaleno di spettri etnici. Chissà....Chi volesse, può togliersi lo sfizio di vedere da che parte pende la propria e personale bilancia andando in sala, che non sia solo di Roma, ma percorrendo lo stivale (si spera, dato che è annunciata un'iniziale distribuzione in 10 copie...). Di sicuro, ben vengano progetti che sostengono l'accoglienza e l'integrazione. Sempre.



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