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CANNES 59_LA BABELE GLOBALE
Un film lungo e importante quello di Alejandro Gonzales Iñarritu, che indaga l’incomunicabilità tra gli uomini al di sopra di ogni tecnologia
Oltre due ore di un dramma che cresce nel finale. I 21 grammi sono diventati internazionali e coinvolgono vite e situazioni che partono dal Marocco agli Stati Uniti passando per il Messico con una tappa in Giappone. Parliamo di Babel, il bel film di Alejandro Gonzáles Iñárritu visto ieri in concorso a Cannes. Scritto dallo stesso regista messicano insieme ad Ariaga (autore del romanzo "21 grammi" e premiato qui lo scorso anno come sceneggiatore per Le tre sepolture di Tommy Lee Jones) Babel incrocia i destini di una coppia americana in crisi (Brad Pitt e Cate Blanchett) in vacanza in Marocco...
...dei loro bambini che vengono portati oltre il confine in Messico al matrimonio della figlia della tata (che è zia del personaggio interpretato da Gael Garcia Bernal), degli abitanti di un villaggio marocchino e di una ragazza muta giapponese alle prese con il complesso di Edipo e un padre dalla misteriosa attività. Tutto si comprende dai primi 5 minuti di azione perché è evidente che a Iñarritu interessa più trasferire il dramma della mancanza di amore e comunicazione tra esseri umani che non creare la suspense drammaturgica. E il film sostiene un impatto emotivo fino all’ultimo secondo, giacché il montaggio risulta, come era prevedibile, impeccabile. Retoriche anti-occidentali (che sfiorano l’antiamericano) a parte, non si può che parteggiare per questa sorta di Crash globale.
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