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DANIELE LUCHETTI: “LA NOSTRA VITA”, CANNES E I PANNI SPORCHI DA LAVARE IN CASA
Esce nelle sale venerdì 21 maggio La nostra vita, unica opera italiana in concorso all'imminente Festival di Cannes firmata da Daniele Luchetti. Coinvolgente e dal taglio verista, l'opera continua con coerenza il percorso del regista romano, sempre in equilibrio fra il cinema d'autore e quello popolare. Durante la conferenza stampa a cui ha preso parte il solo regista, la domanda sulla sua partecipazione al Festival d'oltralpe è d'obbligo.
A chi domanda come sta vivendo questi momenti e le aspettative che ripone nel suo film in gara, Luchetti risponde: "Cannes è il Festival per antonomasia. È il cuore del mondo del cinema. Non potrei sperare in un percorso migliore per un mio film, e sono entusiasta. Non sto vivendo l'attesa in maniera apprensiva, perché Cannes è sempre una gioia per me; ritenendolo un Festival tanto bello quanto serio. Ma sulle quotazioni del mio film nel concorso preferirei non parlare".
Allora meglio discutere di altro. Come per esempio del bellissimo e suggestivo rapporto fra italiani e immigrati che viene fuori da La nostra vita, dove Claudio (Elio Germano) è sempre a stretto contatto con questi individui sia nel lavoro che nella sua famiglia "allargata". Luchetti osserva: "Non parlerei di immigrazione o di immigrati. Queste distinzioni sono semmai successive. Ho voluto parlare della nuova classe proletaria, in senso trasversale e non legato alle nazionalità di provenienza dei singoli individui. Quello che ho tentato di fare è di restituire uno spaccato reale di questa classe sociale. Siamo stati abituati, nella nostra cinematografia, a vedere la classe proletaria o in maniera politicizzata o in modo accusatorio e paternalista. A me non interessavano nessuno dei due modi, io volevo raccontarli e basta. Ho quindi evitato i cliché, e ho tentato di essere il più onesto possibile in ciò. Ho mostrato i grandi pregi come i grandi difetti di questa classe sociale, infischiandomene della retorica".
Altro grande tema di La nostra vita è il lavoro in nero e la sudditanza psicologica che l'uomo contemporaneo ha nei confronti del denaro. Luchetti è molto chiaro su questo: "Anche qui ho cercato di essere oggettivo. Non ho mai giudicato le azioni illegali che i personaggi compiono nel film, perché credo che tutti noi ci comportiamo nella stessa maniera. Ormai il malcostume è divenuto il costume. Tutti ci siamo fatti tentare da un possibile guadagno anche se questo comportava un infrangimento delle regole. Sarebbe stato ipocrita da parte mia additare i protagonisti come colpevoli, dal momento che tutta Italia si comporta in maniera analoga alla loro. Quello che mi interessava era invece fotografare questa mutazione dei costumi. Ed è per questo che i miei personaggi si lasciano alle spalle i sentimenti per rincorrere il denaro; proprio perché mi sembra un tratto caratteristico della società odierna".
Ultima frecciata, tornando a Cannes. È notizia di oggi che il Ministro Bondi non interverrà al Festival francese perché sconcertato da Draquila di Sabina Guzzanti (presentato fuori concorso), che secondo il Ministro offenderebbe l'Italia. A chi chiede un commento circa le parole di Bondi, Luchetti risponde: "Credo che alla base di tutto ci sia un equivoco. È da decenni che continuiamo a dirci che i panni sporchi vanno lavati in casa, ma credo sia una profonda falsità. Credo infatti che film come quello della Guzzanti dovrebbero far ben sperare anche le cariche statali, perché sono la prova che nel nostro Paese c'è un fermento culturale, e che l'artista non è oppresso né spaventato dal potere".



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