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DUE VITE PER CASO
di Alessandro Aronadio
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Aronadio, Marco Basonetto
Fotografia: Mario Amura
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Stefano Giambianco, Daniela Manzo, Nicoletta Ercole
Musiche: Louis Siciliano
Interpreti: Lorenzo Balducci, Isabella Ragonese, Ivan Franek, Riccardo Cicogna, Sarah Felberbaum, Monica Scattini, Teco Celio, Rocco Papaleo, Tatti Sanguineti
Produzione: Anna e Sauro Falchi, A Movie Productions
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 88'
Data di uscita: 7 maggio 2010
Sito ufficiale
Cosa potrebbe succedere se in una notte bagnata (di sangue, dal dito, di un tuo amico, e di pioggia, su di un manto stradale per questo insidioso in frenata), la tua macchina non reagisse in tempo, e andasse a disturbare chi non era il caso di svegliare? Si dipana su questo bivio del destino la narrazione a doppio binario di Due vite per caso del neoregista, sulla durata da lungometraggio, Alessandro Aronadio, già autore di videoclip, corti, assistente alla regia con emeriti registi e maestri.
In uscita per l'intraprendente Lucky Red, ha già sfidato la sorte della critica e la prova schermo passandola tra quelli del Festival di Berlino 2010, sezione Panorama, riscuotendo un'accoglienza favorevole. Il film stesso cammina sulla combinazione di due elementi alchemici: la voglia di denuncia, da parte di Aronadio, fatta missione ideologica di tutto il gruppo di lavoro, della situazione di stallo della gioventù italiana, invischiata sulla carta moschicida di una tavolozza vuota in cerca di percorsi per essere riempita, e di figure di riferimento che non siano parte della gerontocrazia dilagante; e il desiderio di gioco, linguistico ed esplorativo dello strumento cinema, basato sulla narrazione a filo doppio delle due storie, che, dopo la chiave di volta narrativa, si dipaneranno fino a incrociarsi in un finale in cui di due un unico binario si ritroverà percorso col botto...La trama prende spunto tutta dal libro di Marco Bosonetto, "Morte di un diciottenne perplesso", che, scovato nella sua terra di Cuneo, è entrato a far parte del lavoro. Protagonisti Lorenzo Balducci (Matteo Carli, lui pedina del destino), Riccardo Cicogna (Sandro Corvino, suo amico di sempre e per sempre, qualsiasi cosa dovrà essere il caso), Isabella Aragonese (Sonia, una delle sue possibilità d'amore), Rocco Papaleo, Monica Scattini, molti altri, in un incontro generazionale efficace e bello da vedere in un film da esordiente. Angeli custodi che gravitano sulle loro sorti, e ragioni, Carlo Giuliani, Gabriele Sandri, Filippo Raciti, tutti i Cucchi di ogni tempo. Da lontano la Nouvelle Vague, citata qui con riconoscenza da Aronadio per spirito d'ispirazione sperimentale, nel nome del pub dove si incontrano le vite delle pedine del fato, Aspettando Godard, e il fermo immagine finale de I 400 colpi di Truffaut. Apprezzato proprio per questo a Berlino, per la sua vena di sperimentazione, agli occhi di chi da sempre in questa Italia cerca una motivazione poetica/politica, lo troverà più debole dal punto di vista di profondità della trattazione, ma non del trattato, maggiormente preoccupato affinché il gioco di stile si incastri fino in fondo, raccordato però in valore emotivo dalle musiche di Louis Siciliano, già ammirato per la sua sensibilità di tocco, al tempo stesso leggero e profondo, in Happy Family. Rimane un'opera prima che, nelle sue inevitabili ingenuità, si pregia di buone intenzioni che molto spesso trovano vita sullo schermo, voce nella generosità degli attori, su tutti Balducci, che vive nell'oggi quotidiano le sfortune invece della giustizia, confermando che le colpe dei padri ricadono sui figli. E dell'entusiasmo, sincero e ideale, di Aronadio, che nel suo personale binario parallelo continua la sua vita di sceneggiatore di fiction per Rai e Sky. Su questo filmico, tra pollici verdi e polveri da sparo, merita un giro di prova muniti di biglietti al cinema.



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