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FRATELLI D’ITALIA

di Claudio Giovannesi

Fotografia: Ferran Paredes Rubio, Andrea Spalletti Panzieri
Montaggio: Giuseppe Trepiccione
Musiche: Claudio Giovannesi  arrangiate e dirette da Enrico Melozzi
Interpreti: Alin Delbaci, Masha Carbonetti, Nader Sarhan
Produzione: Giorgio Valente, Il Labirinto
Distribuzione: Cinecittà Luce
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 90'
Data di uscita: 7 maggio 2010
Sito ufficiale

FRATELLI D’ITALIA
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"Per lo sguardo sorprendente e incalzante con il quale entra nella vita vera di tre adolescenti italiani figli di immigranti". Così dichiarava la Menzione Speciale della Giuria - Festival Internazionale del Film di Roma, Sezione L'altro Cinema/Extra, annata 2009. Passati dei mesi da quell'ottobre, si affacciano in sala per la Cinecittà Luce, immersi in quelli di primavera, i colori multietnici dei Fratelli d'Italia, nuovo documentario di Claudio Giovannesi.
Fa parte di un progetto che vede in collaborazione con la Regione Lazio e la Provincia di Roma lo storico cineclub Il Labirinto, ora senza sede per mere motivazioni economiche (lo stato della Chiesa, detentore oltre che dei loro locali, di quelli di molti altri, ha battuto cassa, nel lucro...), che ha sostenuto a gran voce, quella di Giorgio Valente, la missione di mostrare le ragioni di chi è emarginato ancora ne "l'Italia, al mio sguardo - come ha dichiarato Claudio Giovannesi -  un paese che nel 2009 non riesce ancora ad avere un'identità multietnica, si nasconde dietro un'illusione di orgoglio nazionale e non vuole conoscere il valore positivo della multicultura". Entrato nei luoghi dell'Istituto Tecnico Commerciale "Paolo Toscanelli" di Ostia, che detiene il curioso primato di avere quasi il trenta per cento di studenti di origine non italiana, mostrando l'eterogeneità di un territorio assolutamente avanti rispetto a quello della cosiddetta (in questo) capitale, Giovannesi ha prima raccolto la vita di Alin Delbaci (17 anni, nato in Romania e in Italia con la sua famiglia da quattro anni, problemi a scuola e nell'integrazione) con Welcome Bucarest (2007). Rispondendo poi al desiderio di dare un più ampio respiro a questo viaggio arcobaleno, ha asciugato la parte dedicata ad Alin, per ritagliare spazio per altri sguardi, due ulteriori esperienze scovate tra quei banchi di scuola: quella di Masha Carbonetti (18 anni, bielorussa, adottata da una famiglia italiana, che vorrebbe partire per incontrare il fratello, ricomparso all'improvviso, che la aspetta in Bielorussia); e quella di Nader Sarhan (16 anni egiziano nato a Roma, fidanzato - non sia mai! - con una ragazza italiana contro il volere dei genitori, l'episodio più completo e riuscito, anche per la naturale simpatia e capacità istrionica, a volte nel male, per lui, scolastica e di battaglia in famiglia, del ragazzo). Non cadendo più di tanto in pietismi e in eccessi di ruffianerie narrative, ma facendo da testimone con la sua troupe, che giorno dopo giorno (dal 2007 seguendo mesi e mesi di anno scolastico) è entrata a far parte della vita delle classi, passando dallo stupore della novità alla normalità del quotidiano, Giovannesi ha ritagliato le vite dei tre protagonisti dai banchi di scuola ai luoghi dei loro giorni, capitando negli avvenimenti che accidentalmente succedevano, avendo ben chiaro però quello che potevano offrire le loro storie: la ribellione di Alin e l'inascolto reciproco suo e della sua classe/suoi coetanei "italiani"; la condizione di adottata di Masha, la sua storia con un italiano e la ricomparsa del fratello, da un altrove ora estraneo, e di tutti i timori, anche paranoidi, che ne sono derivati; l'essere anche più romano dei romani di Nader, nel suo atteggiamento non curante e strafottente, con derive razziste, ma solo per spirito camaleontico da amicizia passeggera, dedito tutto al calcio e al mondo femminile, e poco alla scuola, dovendo combattere con le regole ferree della tradizione e religione della sua famiglia. Se ne ricava un'incursione nella verità godibile, che a tratti apre la porta, per chi volesse varcarla, alla commozione, graziata dalle possibilità che possono consegnare le vite di adolescenti che non solo nell'essere multiculturali e italiani, ma in quanto proprio adolescenti, sanno ancora manifestare nelle loro inquietudini e curiosità alla vita, risultando non quella generazione vuota che con i paraocchi si continua a pensare, ma che può essere ancora protagonista, non tanto nel suo eccesso di parole dette, a volte, a sproposito e con necessità di grandezza, ma nei suoi silenzi, nei suoi sguardi, così carichi di significati e di domande. Del resto lo possono dimostrare anche opere come il serial ambientato a Bristol, Skins, e il percorso che nel teatro la compagnia Motus è stata capace di compiere con il suo X (Ics). È proprio partito da questo il lavoro di Claudio Giovannesi, dare sguardo e voce a degli adolescenti, e dare luogo a quelli che dovrebbero essere ancora posto di formazione, scuola e famiglia, in questo per fortuna cadendo impreziosito ancora di più dalle sfumature che possono nascondere questi Fratelli d'Italia.

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