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GLI AMORI FOLLI
di Alain Resnais
Soggetto: tratto dal romanzo "L'Incident" di Christian Gailly (Éditions de Minuit)
Sceneggiatura: Alex Réval e Laurent Herbiet
Fotografia: Eric Gautier (A.F.C.)
Montaggio: Hervé de Luze
Musiche: Mark Snow
Interpreti: Sabine Azema, Andre Dussollier, Anne Consigny, Emmanuelle Devos, Mathieu Amalric
Produzione: F Comme, StudioCanal, France 2 Cinéma, Bim Distribuzione
Distribuzione: BIM Distribuzione
Nazionalità ed anno: Francia, 2009
Durata: 104'
Data di uscita: 30 aprile 2010
Titolo originale: Les Herbes Folles
Sito ufficiale
Sito italiano
Come non sentire ogni volta il dovere di ringraziare un maestro come Alain Resnais quando decide di rimettersi dietro alla macchina da presa e donarci un nuovo capitolo della sua produzione artistica in grado di racchiudere la sua unica capacità visionaria di narrare per immagini? Ricrea un ennesimo mondo, di lucida follia disarmante, con Gli amori folli da "L'incident" dello scrittore Christian Gailly, dal titolo, nella versione originale, Les Herbes Folles.
Erbacce, che nascono in modo naturale e spontaneo, incontrollato, in ogni dove, come il folle amore che porterà a insane (vitali?) reazioni i due Sabine Azema e Andre Dussollier, quest'ultimo già conquistato, e pronto a riflettere sulle possibilità di un incontro che dovrà essere "sconvolgente", dopo il ritrovamento del portafoglio e del brevetto di volo rubato da uno sconosciuto su pattini all'Azema a inizio film. Frammenti sparsi che inducono in tentazione l'immaginazione che qui ritorna al potere, cercando un ordine nelle vite per sempre sconvolte e non più le stesse dell'odontoiatra Sabine e del padre di famiglia da due anni disoccupato Dussolier, e di conseguenza di tutti coloro che li circondano. Esplorando la comunicazione, come già fatto insegnando tutta la sua capacità di traghettare odio/amore/verità/falsità tra le meduse aeree che solcavano Parole Parole Parole, uno dei suoi capolavori indiscussi, ritorna a percorrere quei cieli in una narrazione che procede sfalsata, quasi in asincrono con la vita, ricucendo invece un patto profondo con lei, e con tutta la sua capacità di creare e di far sognare, che sarà svelata in un finale che qui non sarà rivelato...In esplosioni di vero doloroso, e di pindarici voli dialogici/narrativi, l'ottantottenne regista transalpino, mai così rivestito di gioventù come l'anno scorso aggirandosi per il Festival di Cannes, dove è stato presentato il film (capelli bianchi, occhiali scuri a sormontare un sorriso sornione), avvolge lo spettatore proiettandolo in qualcosa di morbido e accogliente, dove la parola Fin non potrà mai avere inizio.



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