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RIFF – “L’INDIPENDENTE” VOLA AL CINEMA AQUILA – GIORNATA 2

RIFF – “L’INDIPENDENTE” VOLA AL CINEMA AQUILA – GIORNATA 2

Disco & atomic war. La guerra dell'informazione tra un regime totalitario e la cultura popolare. I registi Jaak Kilmi & Kiur Aarma raccontano la visione del mondo dei bambini sovietici e per farlo utilizzano uno stile personalissimo che si pone tra film di spionaggio e tragicommedia. Sicuramente un buon esperimento visivo anche se è difficile parlare di cinema laddove sullo schermo si continuano a susseguire una serie di fotografie inserite su fondali statici. Catedral di Alessio Rigo de Righi e Aliocha Allard è invece la storia di un uomo, Don Justo, che ha deciso di dedicare la sua vita alla costruzione di una cattedrale. Oggi a 84 anni prosegue nel suo intento. Documentario lento e a tratti troppo filosofico e simbolico che non regala alcuna emozione e finisce per essere noioso.
Come si deve di Davide Minnella pone l'attenzione sul cibo, ma soprattutto sul rapporto di due donne, due generazioni a confronto, due mondi distanti uniti dalla cucina. Purtroppo la storia è banale, la regia non ha spunti innovativi e la recitazione è a volte imbarazzante. Tipici difetti del cinema indipendente italiano, che quando non preme sul trash-horror o sul surreale irriverente, affonda in storie banalmente patetiche e scontate.
Di un eccessivo sentimentalismo, a tratti esasperato, risente anche il cortometraggio di Giorgio Serafini Prosperi che pone al centro della storia la tematica del ricordo e del viaggio. Il ritorno è la storia di Ignazio Praticò che dopo il terremoto del Belice in cui hanno perso la vita suo fratello e suo padre, viene mandato dalla madre a studiare a Milano, dove diventa un apprezzato violoncellista. Dopo quarant'anni l'uomo fa ritorno al suo paese e qui dovrà affrontare ricordi e dolori da cui era sempre scappato.
Arriva all'interno dello Student Short L'occasione di Alessandro Capitani. Una storia semplice, di una moglie che vuole fare un regalo al marito e lo porta al centro commerciale per sceglierlo insieme a lui. Inevitabile il colpo di scena finale. Una storia gradevole, anche se con qualche problema di sceneggiatura, ma il vero difetto è nell'eccessiva lunghezza. 
Un pugno nello stomaco il documentario di Roberto Orazi H.O.T. Human Organ Traffic. 61 minuti per raccontare l'orrore del traffico mondiale di organi. Tra chirurghi compiacenti e i poveri della terra costretti a diventare donatori si muovono anche i mediatori e i trafficanti che spesso con la  complicità delle polizie e delle cliniche private alimentano questo business che accomuna occidentali sfortunati e bisognosi di trapianto ed extracomunitari che non hanno più nulla da vendere per sopravvivere se non le parti del proprio corpo. Un'inchiesta che fa emergere un fenomeno sempre più diffuso su scala mondiale e lo fa con un'indagine lucida e senza inutili pietismi.
Adriano Giannini e il suo Gioco. Corto in 16 minuti, che pone al centro l'infanzia e le relazioni tra i bambini. Come sempre c'è un escluso e il suo nome è Gennarino. Proprio lui però ha la soluzione del gioco e gli altri tra stupore e rabbia dovranno sottostare. Un corto metafora della vita, dove anche gli esclusi possono avere la carta vincente, però questo non basta a fare un'opera originale.
Nell'International Shorts oggi sono 2 i titoli che meritano una menzione. Drop Dead!, di Arne Toonen, racconta la storia di Fons che sta per compiere il suo primo lancio col paracadute. Ma quella che era iniziata come un'emozionante avventura, diventa un incubo quando l'istruttore inizia a dar segni di manie suicide. Tra eccitazione e preoccupazione la tensione è portata ai massimi livelli in soli 9 minuti. Un piccolo saggio di come si crea ritmo ed emozione all'interno di una sequenza filmica.
I love you... di Tina Šmalcelj. Un cortometraggio dalla Bosnia-Herzegovina che ci ricorda quanto può essere difficile a volte comunicare quando si vive in un mondo in cui sembra che sia la cosa più facile da fare.  Bella la regia che racconta una storia emozionante in poche immagini sapientemente equilibrate. 
Una buona notizia arriva anche nel panorama italiano e a portarcela è Raffaello Sasson il regista di Hard Boiled. Due uomini si confrontano in un duello psicologico e il vincitore sarà colui che non ha paura della verità. Ottima regia, splendida la fotografia di Luca Silvagni e un buon montaggio realizzato da Filippo Corrieri. Con questo corto si respira un po' di aria nuova anche in Italia.
Anche se il livello scade immediatamente con i due corti successivi. Mutande di ricambio di Luca Merloni & Andres Arce Maldonado e Rosso di Sara di Alessandro Marinelli sono tentativi alquanto elementari e fastidiosi che vorrebbero giocare la carta dell'ironia, ma scadono in una volgarità gratuita.
Per i lungometraggi invece oggi è il giorno de La Vergüenza, film spagnolo di David Planell, in cui due genitori, che non riescono a gestire un bambino in affidamento, decidono di parlarne con l'assistente sociale. Naturalmente le conseguenze poi non tardano ad arrivare. Candidato a tre premi Goya, il film mette in luce dall'inizio alla fine il difficile rapporto tra moglie e marito e le diverse dinamiche che si instaurano con il bambino peruviano. Ottimi interpreti a iniziare dal piccolo Brandon Alexander Lastra Cobos che interpreta Manu, il bambino con problemi comportamentali, ma grandi interpretazioni anche quelle di Natalia Mateo e Alberto San Juan rispettivamente madre e padre adottivi. Una regia attenta e calibrata, capace di raccontare con semplicità ed efficacia una storia di scelte difficili e di rapporti umani che mutano insieme al precipitare della situazione. Non conferma le aspettative invece Amore Liquido, il film di Marco Luca Cattaneo sulla pornodipendenza, problema di grande attualità che rimane in superficie. Pur se apprezzabile lo sforzo di creare una storia originale purtroppo il film  non convince né a livello di recitazione né come scelte registiche. Amore liquido sembra scivolare via troppo facilmente dallo schermo quando invece dovrebbe mostrare la dipendenza e l'ossessione di una precarietà affettiva. Stefano Fregni è spesso a disagio nel ruolo di Mario, il quarantenne operatore ecologico a Bologna che vive con la madre in sedia a rotelle e con la badante che si prende cura di lei. Poi arriva Agatha e la vita non sarà più la stessa. Peccato vedere sprecata un'occasione, forse per raccontare una storia così sarebbe stato necessario avere più coraggio. Quel coraggio che sembra dimenticato anche da buona parte del cinema indipendente italiano.

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Salve Ilaria,

sono decisamente sorpreso nel sentir parlare di “scadere in una volgarità gratuita” e di "giocare la carta dell'ironia" per un film come Rosso di Sara. Leggere poi che le tue opinioni a riguardo sono frutto di un’accurata riflessione mi lascia francamente basito, tanto da arrivare a supporre che forse Tu lo abbia potuto confondere con un altro film (anche perché Rosso di Sara innanzitutto non è stato programmato nella seconda giornata di festival, a cui nel tuo articolo affermi di riferirti, inoltre non è stato proiettato successivamente ad Hard Boiled, essendo i due corti passati in due giorni e in due sale diverse).

A voler essere precisi, e bisogna esserlo quando si vuol esprimere una pubblica riflessione che non sia semplicemente ed incomprensibilmente distruttiva, nei tredici minuti di Rosso di Sara non è oggettivamente riscontrabile nessun tipo di volgarità o facile umorismo: né in un linguaggio basso o offensivo (se necessario sono anche disponibile a trascriverti le poche battute del corto), né ovviamente nella storia, nelle situazioni e nelle immagini che lo compongono (è infatti un piccolo noir, dall’atmosfera retrò, ambientato in un ristorante di lusso, in cui la protagonista è un’elegante scrittrice costretta su una sedia a rotelle!!). Ti scrivo questa mia non per polemizzare, lungi da me (non ne ho né il tempo né l’intenzione) ma semplicemente per rettificare un’affermazione che non ha alcun tipo di fondamento.

Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e precisazioni. 

Sab, 17/04/2010 - 03:34

Ilaria, leggendoti ho avuto il dubbio di non aver visto lo stesso film. Al contrario di te, ho trovato un'interpretazione straordinaria di Stefano Fregni; l'unico disagio che si coglie è quello di Mario, il protagonista. Disagio che arriva così impetuoso, diretto, duro. La sua ossessione e la sua dipendenza sono assolutamente ben rappresentate e raccontate, anche da tanti piccoli dettagli della sua vita quotidiana, ai quali il regista Marco Luca Cattaneo ha dato spazio, privilegiando immagini ai dialoghi. Dialoghi di cui non si sente la mancanza, perchè è tutto "detto" dalle espressioni, dagli occhi di Mario. Un film che rimane, che lavora dentro, tutt'altro che superficiale. Bravi, bravi davvero tutti, per aver avuto il coraggio di affrontare un tema così spinoso, senza cadere, anzi scadere nell'ovvio e nel volgare.

Mer, 14/04/2010 - 13:32

Proprio per la mancanza di dialoghi era necessaria una gamma di espressioni più ricca, invece  ho notato  una certa ripetitività nell'interpretazionee soprattutto negli sguardi assenti. Secondo me Fregni, poteva dare di più. Inoltre trattando un tema come la pornodipendenza, mi sarei aspettata una drammaticità più forte e invece il film spesso cade in un lirismo poco coerente. 

Mi ha fatto comunque piacere confrontarmi con le tue opinioni.  Cari saluti, Ilaria


Gio, 15/04/2010 - 12:50

Buongiorno Ilaria! ti scrivo perchè, strano a dirsi, non ho interessi di sorta. Da appassionato negli ultimi due giorni sono stato al Riff, e oggi, curiosando sul web, mi sono imbattuto nella tua recensione.

Sono rimasto francamente sconcertato dal tuo aver accomunato opere così dissimili per forma, contenuto e stile come "Mutande di ricambio" e "Rosso di Sara" in un giudizio così poco accurato e caustico. Ma meno di quanto non lo sia stato di fronte all'equilibrismo verbale nello sforzo di tessere le lodi a un'opera come "hard boiled". Anch'io posso aver apprezzato di questo la fotografia, e, al limite, il montaggio. Ma la prova attoriale, l'inconsistenza della trama e il ridicolo finale forse andavano menzionati.

vivaddio, qualunque opera può essere criticata. Anche Dante o Fellini.

Ma se c'è intento di colpire, bisogna anche saperlo fare e motivare, non trovi?Se devi distruggere la Divina Commedia, ha poco senso partire dal rimpianto pel ruolo defilato di Beatrice o dai suoi abiti fuori moda.

Con tutto il rispetto per la forbice di valore tra le opere, sia chiaro...:)

Certo della tua buona fede, e scevro (ribadisco) di qualsiasi interesse che non sia l'equità di giudizio, da appssionato(come te), ti auguro buon lavoro.

Ciao!

 

 

Mar, 13/04/2010 - 16:09

Nel lavoro di recensione delle opere fimiche  che svolgo ormai da tempo, ho sempre cercato di essere accurata e franca. Anche in questo caso, la mia causticità è frutto di riflessione per i primi due cortometraggi da te citati (Mutande di ricambio e Rosso di Sara).  Per quanto invece riguarda Hard Boiled non ho niente da dirti, se non di rileggere accuratamente l'articolo in cui io mi sono espressa solo a proposito della regia, della fotografia e del montaggio argomenti il cui giudizio coincide con il tuo. Per quanto riguarda trama, recitazione e finale non ho espresso particolari analisi perchè non ho trovato niente di notevole da segnalare e inoltre ho scritto un articolo  generale sull'andamento  di un'intera giornata del Riff ed erano ovviamente impensabili gli approfondimenti sui singoli cortometraggi.  


Gio, 15/04/2010 - 13:03

Innanzitutto grazie Ilaria per la solerte risposta! 

hai perfettamente ragione riguardo all'impossibilità di approfondire il giudizio su ventaglio di opere così ampio, figuriamoci. 

Riguardo ad Hard Boiled (oh, ovviamente nulla contro gli autori) ho raccolto il tuo invito e riletto attentamente. Quindi mi sento invitato a dedurre che "la buona notizia nel panorama italiano" e "una ventata d'aria fresca" siano commenti che non si riferiscono alla trama, alla recitazione e al finale, ma alla parte che riguarda fotografia e montaggio e alla regia(che però io non ho citato).

M'inganno? :)

Per quanto riguarda gli altri due lavori su cui stiamo (spero senz'astio) confrontandoci, per "mutande di ricambio" condivido la posata recensione pubblicata dal tuo collega su questo sito, Parisse. Per quanto riguarda "Rosso di Sara", non trovo "giocata la carta dell'ironia" che lo faccia scadere in una "volgarità gratuita". Gesù, è un noir, dopotutto!

Per quanto possa valere, io l'ho trovato garbato, tecnicamente accurato e godibile. 

Detto questo, ti saluto e ti auguro buon lavoro!

Grazie dell'accoglienza 

 

 

Gio, 15/04/2010 - 17:07

Ciao Ilaria, vorrei gentilmente sapere, esattemente, che cosa hai trovato di fastidioso e volgarmente gratuito nel corto Mutande di ricambio. 

Grazie.

Lun, 12/04/2010 - 13:20

... ma forse ci vuole un po' di sana autocritica e capire che in un pezzo "generico" come quello di Ilaria fa una panoramica. E cmq ti risponderà anche lei nel dettaglio. Ognuno ha i suoi gusti. 
Se vuoi leggere qualcosa di più lungo (anche se "corto") leggi il pezzo del link che segue http://www.zabriskiepoint.net/node/9210
scritto in occasione del 242webmoviefestival che non parla male del corto. Ciò a riprova che le cose possono piacere e non.
cmq le critiche si debbono accettare e te lo dice uno che ne ha girati di cortometraggi e di documentari.
Sempre a tua disposizione
MC


Lun, 12/04/2010 - 21:11

In dieci minuti di proiezione ho contato 15 “parolacce”, senza contare porco e maiale per non offendere innocenti animali. Scusa, perché se abbiamo una lingua come quella italiana, dobbiamo limitarci a usare poche e sempre identiche parole di turpiloquio per descrivere una gamma di emozioni e di sentimenti sicuramente esprimibili anche in altro modo?


Mar, 13/04/2010 - 00:35

Se per te porco e maiale sono parolacce (?) mi diresti quali sono le altre 13? Grazie

Mar, 13/04/2010 - 18:56

Ribadisco che le parolacce sono 15 escludendo porco e maiale da classificare tra gli insulti gratuiti. Tu o chiunque sia interessato a verificarle può vedere il corto al link:

http://www.youtube.com/watch?v=mjAGkRjOihs

e sentirle e contarle di persona. Credo che a questo punto tu mi debba ringraziare per la pubblicità che ti sto facendo citando il link in questa risposta. 

Ti ringrazio del confronto che reputo sempre utile. Ciao, Ilaria. 


Gio, 15/04/2010 - 13:08

Ti ringrazio del suggerimento di andare a rivedere il corto chissà mai che mi fosse sfuggito qualcosa visto che l'ho scritto e girato.

Gio, 15/04/2010 - 14:27

Non mi hai risposto. Lascia stare non importa se non ce la fai.  

Gio, 15/04/2010 - 13:21

visto che ti ho anche invitato a leggere l'altra recensione e non mi hai risposto. Se deve essere un attacco "sterile" contro ILARIA MUTTI dillo direttamente. Se poi esiste qualcosa che ti rode dentro che dire!!!
Cmq ti invito a riflettere su come le critiche si debbano accettare senza se e senza ma...
Tra l'altro essendo in giuria al 242webmoviefest ho visto il corto, più di una volta, per dare un giudizio assennato e corretto. Quindi il TUO corto è stato visto più volte da gran parte della redazione ma NON ci puoi "castrare" nel non emettere una nostra idea. La vita è bella perché è varia e a oguno di noi piacciono cose diverse. Quindi che dire... in bocca al lupo!!!


Ven, 16/04/2010 - 12:30

Ciao Mauro, si l'ho vista l'altra recensione....comunque sto rispondendo a Ilaria. Grazie.

Ven, 16/04/2010 - 12:41

In quanto alle critiche io le accetto eccome. Ma se uno scrive che ci sono 15 parolacce vorrei avere la lista.

Ven, 16/04/2010 - 12:44

 

Una risposta unica per coloro che sono intervenuti sull'articolo redatto per la seconda giornata del Riff 2010: poichè non voglio scadere in sterile polemica e ritengo di aver dato sufficienti risposte a tutti, saluto cordialmente gli intervenuti, augurando a tutti buon lavoro! 


Ven, 16/04/2010 - 09:26

Cara Ilaria, viste le tue risposte direi che questa partita con i tuoi lettori l'hai proprio persa. Palla al centro e alla prossima. Buon allenamento.

Ven, 16/04/2010 - 12:40