Login utente
Cerca
Editoriale
Berlino 60
Messaggi recenti del blog
- È ONLINE IL BANDO DEL SARDINIAFILMFESTIVAL 2012 INTERNATIONAL SHORT FILM AWARD
- “POLITICA E LEADER NEL LAZIO AI TEMPI DI ENEA”
- COORDINAMENTO DEI FESTIVAL DI CINEMA DELLA LOMBARDIA
- “OLTREMARE” DI GLORIA SATTA… MOSTRA FOTOGRAFICA – GENOVA, PALAZZO DELLA NUOVA BORSA
- ROMAFICTIONFEST: PROGETTO SCUOLE, LA CULTURA DELLA FELICITÀ
- IL 15 LUGLIO, A MONTEROTONDO, LA “MEDEA” DI EURIPIDE NELLA REINTERPRETAZIONE DI THEATRON
- IL TAX CREDIT PER I PRODUTTORI ITALIANI
- VINCI TAORMINA CON UN CORTOMETRAGGIO
- BREDA SISTEMI INDUSTRIALI ENTRA NEL CINEMA CON THE CULTURE BUSINESS – FANATICABOUTFILMS PER “MEGAMIND”
- A ROMA, ARA PACIS, IL 12 APRILE LEZIONE SULLA MOSTRA DI PALAZZO FARNESE
Argomenti del forum attivi
SIMON KONIANSKI
di Micha Wald
Soggetto e sceneggiatura: Micha Wald
Fotografia: Jean-Paul De Zaeytijd
Montaggio: Susana Rossberg
Scenografia: Anna Falgueres
Costumi: Nadia Chmilewsky, Lukas Eisenhauer
Interpreti: Jonathan Zaccaï, Popeck, Abraham Leber, Irène Herz, Nassim Ben Abdelmoumen, Marta Domingo, Ivan Fox
Produzione: Versus Production
Distribuzione: Fandango
Nazionalità ed Anno: Belgio, 2009
Durata: 100'
Data di uscita: 9 aprile 2010
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Bruxelles. Ernest Konianski è un ebreo ortodosso - ai limiti della superstizione - in una società sempre più secolarizzata. Ma è anche un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti in una società che ha voglia di voltare pagina e lasciarsi quell'abominio alle spalle. Chi è dunque Ernest? L'ultimo sopravvissuto di un mondo che non c'è più, un religioso dalle bizzarre credenze, o parte fondamentale della nostra memoria storica? Ernest è tutte queste cose messe insieme. Di più: Ernest è tutto ciò ma con un figlio, Simon, filosofo, profondamente laico, che non sopporta le storie del padre sull'olocausto e che parteggia per la causa palestinese.
Lo scontro generazionale è profondissimo. Ma quando si parla di ebraismo e di olocausto occorre avvicinarcisi con i piedi di piombo vista la delicatezza dei temi. E quale modo migliore per farlo se non con la più assoluta irriverenza, autoironia e sarcasmo? Quello che può sembrare un paradosso è invece la carta vincente di Simon Konianski. In uno scontro generazionale sublimato (Ernest infatti muore in seguito ad una grave malattia), Simon si trova a confrontarsi con l'eredità culturale e religiosa del padre in maniera indiretta. L'uomo voleva essere sepolto in Polonia, vicino alla sua prima moglie. Il viaggio della salma sarebbe troppo lungo e costoso: meglio organizzarsi autonomamente con la famiglia e portare (illegalmente) le spoglie di Ernest in Polonia da soli. Ne nasce così un road movie surreale che da Bruxelles ci porta nell'est Europa, con un cadavere nel portabagagli e tre generazioni a bordo: Simon, suo figlio, il fratello di Ernest e la zia, costretti a convivere tutti e quattro in una station wagon.
Il viaggio è irreale, rocambolesco ed esilarante, ma anche molto lirico. In ballo c'è la sopravvivenza della cultura ebraica. Morirà sotto le pressioni secolarizzatrici di Simon o sopravvivrà nelle credenze ortodosse e conservatrici della generazione passata? Spettatore non pagante di questo duello è il piccolo figlio di Simon, futura espressione e sintesi delle due culture che si stanno scontrando.
Il regista Micha Wald ci mostra così una singolare lettura della cultura ebraica, fatta di memoria storica, conservatorismo religioso, desiderio di "normalità" e sete di emancipazione. In un percorso analitico onesto e apregiudiziale, tutto viene messo in discussione dell'ebraismo: religione, valori, tradizione. Non viene risparmiata neppure la memoria storica legata all'olocausto. Cosa conservare e cosa lasciarsi alle spalle? C'è anche spazio per i nuovi (vecchi?) temi, come il controverso operato israeliano nelle terre palestinesi, pagina spinosa e terribile che una nuova generazione di intellettuali di provenienza ebraico-israeliana sta sentendo il desiderio di ridiscutere.
Simon Konianski è una divertente e acuta analisi dell'ebraismo contemporaneo, oggi in bilico fra il debito che tutta l'umanità gli deve in ragione dell'olocausto e la necessità di confrontarsi con i tempi moderni, fatti di laicità, di evoluzione e di desiderio di svecchiamento.
Tagliente come un rasoio e antireverenziale fino all'esagerazione Simon Konianski, più che un film, è un pozzo inesauribile di tematiche, che fa del sarcasmo la sua arma decostruttiva e analitica. L'opera riesce così ad esaminare serenamente tematiche che altrimenti le sarebbero state di difficile accesso e di ardua resa filmica e teorica. Saggiamente non vengono avanzate risposte, perché di risposte non ce ne sono da dare. Si offrono solo spunti, chiavi interpretative. L'operazione è davvero complessa, e forse non riesce ad approfondire tutte le questioni che si era incaricata di analizzare, ma le intenzioni e gli esiti restano largamente apprezzabili. Resta però un film che pretende troppo, ma è così mirabile nella sua spensierata profondità che non si riesce a fargliene una colpa. L'opera di Wald resta un pregevole passo avanti intellettuale di una delle più importanti espressioni culturali e religiose dei nostri tempi. Ammirevole.



Commenti recenti
1 giorno 8 ore fa
1 giorno 8 ore fa
1 giorno 8 ore fa
5 giorni 15 ore fa
2 settimane 6 giorni fa
2 settimane 6 giorni fa
8 settimane 21 ore fa
8 settimane 21 ore fa
8 settimane 21 ore fa
28 settimane 2 giorni fa