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CANNES 59_ IL MAGICO MONDO DI AKI
Kaurismaki non manca all’appuntamento con i suoi personaggi silenziosi ma intensi. Un surrealismo apprezzato in Lights in the Dusk, presentato oggi a Cannes
Si parla poco nei film di Kaurismaki. E questa, si dice, sia la sua forza. Volti di un’espressività immobile ma non per questo carente di intensità. Storie plausibili ma raccontate in maniera surreale. Musiche antiche, evocative di mondi racchiusi nella memoria di chissà quale fiaba delle nonne. Anche questo è Lights in the Dusk di Aki Kaurismaki, il regista finlandese che nel 2002 tanto fu apprezzato sulla Croisette con L’uomo senza passato da vincere ben due premi importanti.
In Lights in the Dusk l’oggetto dell’attenzione di Kaurismaki (e della nostra) è un giovane di bell’aspetto, impiegato come guardia giurata, che inciampa nell’incontro di una donna, molto piacente, che finge di innamorarsi di lui ma in realtà lo caccia in una situazione ben poco auspicabile. Trattasi, infatti, di una copertura per accedere ai codici di una gioielleria e compiere un furto copioso. Questo costerà al poveraccio qualche anno di prigione e non solo… La speranza? Non manca in questo film, ma lasciamo al finale quel pizzico di mistero che merita.
Kaurismaki, da parte sua, è un fenomeno naturale di simpatia ed esprime sempre liberamente il suo punto di vista, mai inibito da regole (ha acceso una sigaretta persino in sala Lumiere prima della proiezione e si è messo a ballare un valzer sulla Montèe de Marche con Gilles Jacob, il presidente del festival di Cannes). E quando gli è stato chiesto se fosse casuale che la canzone "Volver" era anche nel suo film (oltre che nell’omonimo film di Almodovar, sempre in concorso) Aki ha semplicemente risposto: “E’ una vita che Pedro mi imita! Glielo lascio fare perché è un bravo ragazzo”.
Saggezza finlandese? Forse, ma quest’uomo è davvero un prodigio.
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