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L'UOMO NELL'OMBRA

di Roman Polanski

Soggetto: tratto dal romanzo "Il Ghostwriter" di Robert Harris
Sceneggiatura: Robert Harris, Roman Polanski
Fotografia: Pawel Edelman
Montaggio: Herve De Luze
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Albrecht Konrad
Costumi: Dinah Collin
Interpreti: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, Timothy Hutton, Tom Wilkinson, Robert Pugh, James Belushi, Eli Wallach
Produzione: R.P.Films, France 2 Cinema, Elfte Babelsburg Film, Ruteam III Ltd
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: USA/Germania/Francia 2010
Durata: 131'
Data di uscita: 9 aprile 2010
Titolo originale: The Ghost Writer
Note: Vincitore dell' Orso d'argento alla miglior regia alla sessantesima Berlinale
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L'UOMO NELL'OMBRA
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Un'auto abbandonata in un traghetto e un cadavere trascinato a riva dalla corrente: inizia così The Ghost Writer (tradotto da noi con l'inspiegabile L'uomo nell'ombra), l'ultimo film di Roman Polanski, la cui postproduzione è stata effettuata interamente dagli arresti domiciliari in cui si trova il regista per i fatti ormai noti. Un inizio sfolgorante che nello spazio di due sequenze e una decina di inquadrature riesce a mettere sul tavolo tutte le carte e al contempo determina la cifra intimamente filmica di un film che solo in apparenza si dà a vedere come meramente letterario.


Come per Shutter Island di Martin Scorsese, The Ghost Writer usa la trama come pretesto narrativo su cui (o meglio, dietro cui) costruire un raffinato impianto filmico-visivo che, lavorando sugli elementi classici del genere (la lezione di riferimento è quella hitchcockiana), mette in moto una perfetta macchina di tensione in continua ascendenza  (affatto solo metaforica: vedasi il lungo passaggio di mani nella penultima sequenza) fino ad finale, dove viene - con una intuizione magistrale - trattenuta fuori campo, lasciando intendere tutto e senza confermare niente, evitando lo scioglimento consolatorio.
La regia agisce, quindi, nell'intimo del film, spostando continuamente la tensione dal dialogo all'inquadratura, dalla parola all'immagine. Come un invisibile evidenziatore, il cinema di Polanski - di cui The Ghost Writer è un'ottima sintesi - , mette in rilievo la drammaticità della narrazione attraverso la sottolineatura trasparente dell'inquadratura fino a dare l'impressione che questa scompaia, tramutata in pura inquietudine (come accade in film come Repulsion e Rosemary's Baby) che penetra nel profondo dello spettatore, portandolo a percepire come tangibile e palpabile quella ossessione che avvinghia il protagonista del film, tema centrale della filmografia polanskiana e a cui non si sottrae neanche The Ghost Writer.
La politica come ideale sottofondo complottistico all'ossessione, vero nodo del film; una ossessione che è al contempo persecuzione, presunta o reale che sia: tutto il film gira intorno a questa angoscia, che per tutta la durata della pellicola rimane sospesa nel limbo della paranoia, nell'indeterminatezza che ci sia o meno qualcosa di più grande dietro. Spostando l'asse su l'ossessione personale Polansky apre la dimensione soggettiva della tensione, la cui ambiguità tra ciò che è reale presunto e ciò che è reale accertato, consolida ulteriormente il discorso filmico che si cela dietro la mera trama, una dimensione dove tutto è un indizio, prova, avvertimento (come il cartello che, ironicamente, sul traghetto, recita : FATAL INCIDENT).
Infine, la cinica e sottile ironia di alcune sequenze (gustosissima quella dove i protagonisti guardano l'elicottero che li sta inquadrando e trasmettendo in diretta, dando vita ad gioco di specchi al contempo sottile satira sia della politica, sia dei mass media),  tipica del regista polacco, non fa altro che puntellare il tutto, conferendo al film quel contro altare satirico e (solo) superficialmente distensivo che permette a Polanski di amministrare nel modo migliore la tensione e la suspance - come avviene, d'altra parte, nel miglior Hictchcock.
Ben al di là di qualsiasi trama - d'altronde finanche scontata in sé - il ghost cinema di Polanski lavora dietro le quinte, rimettendo nell'ordine (filmico) giusto le "parole" (come dice lo stesso protagonista del film, per l'appunto un ghost writer), in sé vuote e banali, della storia da cui il film prende spunto, trasformando in sintassi quello che era poco più che un accostamento minimamente sopportabile di fonemi giustapposti tra loro. In poche parole dalla (scadente) letteratura al (puro) cinema, sola andata.

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