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VALENTINA POSTIKA IN ATTESA DI PARTIRE: UN FILM SULLA SCONFITTA

VALENTINA POSTIKA IN ATTESA DI PARTIRE: UN FILM SULLA SCONFITTA

Valentina è una badante dell'est, segno tangibile e odierno di una società economica che fa pagare le proprie schizofrenie e capricci ai più deboli. Carlo è un partigiano novantenne della provincia di Pesaro, già da tempo allontanato dall'ANPI e dal PCI perché non fedele alla linea. Entrambi fanno delle proprie sconfitte la loro ragione di vita: Valentina, accumulando i soldi che Carlo le da per fargli da badante, si sta costruendo una casa nel suo paese d'origine; mentre Carlo corre indietro nel tempo - quando tutto ancora non era compromesso - grazie ai suoi ritagli di giornale mangiati dalle cimici, idealizzando nostalgicamente la sua gioventù oramai perduta.
Valentina Postika e Carlo vorrebbero fare delle proprie solitudini una compagnia, l'un l'altro, ma non ci riescono. Mai. A volte i due si scambiano cenni d'intesa e parole d'affetto, ma a separarli ci sono chilometri culturali e decenni anagrafici. Troppo difficile fare dei due un gruppo, una comunità. Sono due singoli che condividono lo stesso tetto, ma singoli rimangono.
Anche Valentina Postika in attesa di partire è un film solo. Solo con i suoi intenti, pure evidenti, che però non riesce ad amalgamare in un tutto, in una visione cinematografica e umana d'insieme. Nonostante sia chiara la volontà di raccontare una memoria che non c'è più (quella partigiana di Carlo) e una seconda memoria che fa fatica ad essere accettata (la condizione delle badanti dell'est Europa nella nostra nazione) l'intento è tragicamente non centrato, conferendo al documentario un respiro corto, che non riesce a rendere la valenza delle vite raccontate. Nonostante la condizione dei due, narrata dalla regista Caterina Carone, ispiri una genuina compassione, rimane difficile trovare un corpus omogeneo dell'opera, che si muove per situazioni giustapposte che hanno per esile filo conduttore la convivenza obbligata dei due. A mancare è un deciso approfondimento sulle loro condizioni, che rimanendo solo epidermico non rende la tragedia che i due vivono, non caratterizzando i personaggi e le loro storie a sufficienza. Il documentario è stato vincitore della prima edizione del Premio Solinas documentario per il cinema nel 2008 e del Miglior Documentario Italiano al Torino Film Festival 2009.

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