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SUL MARE

di Alessandro D'Alatri

Soggetto e sceneggiatura: Anna Pavignano e Alessandro D'Alatri
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Montaggio: Osvaldo Bargero
Scenografia: Monica Vittucci
Costumi: Gemma Mascagni
Musiche: Freaks
Interpreti: Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla, Raffele Vassallo, Kevin Notsa Mao, Salvio Semioli, Anna Ferzetti, Mino Manni, Roberta Stellato, Adriana Marega
Produzione: Buddy Gang e Warner Bros. Entertainment Italia
Distribuzione: Warner Bros.
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 100'
Data di uscita: 2 aprile 2010
Titolo originale: id.
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SUL MARE
3 e mezzo

L'isola di Ventotene fa da cornice all'ultimo film di Alessandro D'Alatri, Sul mare; una sincera e romantica storia d'amore fra Salvatore (Dario Castiglio) e Martina (Martina Codecasa). Nonostante la suggestiva location, metafora di tradizione e valori tutti italiani, l'amore fra i due è di quelli adolescenziali, estremamente moderno e complicato. In questa dicotomia di tradizione e modernità di cui loro stessi sono espressione, i due innamorati cercheranno di fermare nel tempo una storia d'amore che sanno essere destinata a finire.
Proprio qualche tempo fa ci lamentavamo di come al cinema italiano mancasse un filone cinematografico giovanile all'altezza del compito, ed è con particolare precisione che Sul mare assolve a questa drammatica lacuna del cinema nostrano. Il film di D'Alatri si fa notare perché, nel solco degli stereotipi, mostra come questi da una parte conservino un fondo di verità, e come dall'altra i giovani d'oggi ne siano solo marginalmente e indirettamente influenzati. La cifra stilistica del film può andarsi a ricercare nella stereotipia di Salvatore: casa, famiglia, lavoro da muratore d'inverno e bel barcaiolo d'estate. Martina è invece l'archetipo della donna moderna: senza tradizione, anaffettiva, senza una famiglia di cui sentire la mancanza, studentessa in carriera e appassionata viaggiatrice. Ma i due, nel loro essere stereotipo (ma rifuggendo quanto è necessario da esso), trovano nell'altro la loro parte di mela mancante, fondendosi e restituendo allo spettatore uno spaccato amoroso che non si incanala nel solco né della tradizione né in quello della modernità forzata, ma in un quadro umano e sociale estremamente vero.
Il film di D'Alatri vuole sussurrare come l'uomo - l'essere umano - sia al centro del discorso. Nonostante la società ci porti a ricalcare percorsi già esistenti (il profilo moderno di Martina contrapposto a quello tradizionale di Salvatore) la differenza la fanno i soggetti e le loro possibilità di interazione. Salvatore si ritroverà a fare i conti con una ragazza che ha avuto molti uomini prima di lui e non è "casa e chiesa" come gli hanno insegnato essere le donne; mentre Martina troverà nel calore della famiglia di Salvatore un affetto che le farà meglio affrontare il suo stress di donna in carriera. Ciò che questo significa - ben aldilà dei semplici aneddoti - lo si può constatare coi propri occhi: un amore, un desiderio di affetto di rara intensità e fusione; di rara verosimiglianza e spessore, che perfeziona i caratteri dei due.
Ma su tutto il film aleggia lo spettro della sorte della coppia, in particolare di Alessandro. Non solo vediamo sin dall'inizio volare il ragazzo da un'impalcatura di un cantiere, ma siamo coscienti che l'amore fra il barcaiolo e la bella turista difficilmente potrà durare oltre la stagione estiva. Ma lo sforzo per continuare a crederci è troppo forte, e si combatte nel corso del film con quello spettro melanconico sulla sorte della coppia. Non tutto può finire bene ma - aldilà dell'esito - rimarrà la consapevolezza di aver vissuto uno dei momenti più belli della propria vita amorosa. "Non ti scorderò mai", dice al telefono Martina a Salvatore, e così è. I due prenderanno ognuno la propria strada come era inevitabile, e quella di Salvatore si dimostrerà essere neppure troppo lunga.
D'Alatri firma un ritorno alla regia candido e leggero, raccontando una storia d'amore adolescenziale a cui non si può rimproverare di non essere autentica. C'è chi l'ha definita una storia anti-mocciana: dispiace vedere che tutto si riduca a categorizzazioni che sviliscono il dibattito cinematografico, anche perché Sul mare non vuole essere un film generazionale, ma è anche vero che se un adolescente dovesse scegliere di andare al cinema per vedere un film che racconti la sua età consiglieremmo di tutto cuore di visionare il bel film di D'Alatri anziché i teen-movie da botteghino.

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