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“LA CANZONE DELLA NOTTE”, IL CINEMA OLTRE IL GENERE
L'ultima opera di Giovanni Pianigiani La canzone della notte è uno di quei film che lasciano interdetti, frastornati, sicuramente colpiti. È un film ultra-indipendente che mischia con agilità e innovazione generi che mai si erano visti così legati fra loro. Il film è un musical, ma anche un horror, un noir e un melodramma. Forse il caso richiede di mettere da parte per una volta le canoniche definizioni cinematografiche e lasciarsi trasportare dalla narrazione, prendendo per buono ciò che viene proposto.
E La canzone della notte continua a sorprendere anche in sede narrativa. Frank Amore è pianista di un night club capace di predire il futuro al quale iniziano a morire persone a lui vicino, tanto misteriosamente quanto rocambolescamente. Accanto a lui due donne contenderanno il suo amore, in maniera più o meno corretta. Vincerà il sentimento puro, che consentirà a Frank di amare entrambe le donne, che nel frattempo sono divenute - e lui con loro - vampiri.
Pastiche o caos narrativo? Giovanni Pianigiani è un uomo che per sua stessa definizione ama il cinema, "quello che non c'è più"; a metà strada fra Romero e Ed Wood, povero ma denso di contenuti. Ma la svolta vincente, quando i contenuti sono effettivamente tanti, è saperli giostrare con grazia, con armonia, altrimenti si ottiene l'effetto contrario. Troppa carne al fuoco e nulla rischierebbe di essere trattato in maniera sufficiente, senza tener conto della fragilità e lo sforzo a cui la trama sarebbe sottoposta a causa di eccessivi spunti narrativi. La canzone della notte - e ci dispiace dirlo - appartiene a questo secondo filone, quello nel quale per la troppa volontà di dire molte cose si finisce con il dirle male, aggravandosi di una trama sconclusionata che non si capisce dove voglia andare a parare o quale messaggio cerchi di veicolare.
Ma il film trasuda amore sincero per la settima arte. Chi è dietro la macchina da presa si capisce essere mosso da passione sincera. E La canzone della notte merita di essere visto per questo, per vedere un singolare esperimento di contaminazioni narrative, che vanno a creare un vero e proprio crocevia di generi cinematografici. C'è passione e divertimento dietro il film, e il mix di generi sembra quasi quei pasticci che si fanno con il pongo da bambini. Un groviglio di colori e di materiali giusto per il piacere di conoscere l'esito finale, aldilà del risultato. Degni di menzione sono gli esterni del film, per una Roma tanto sconosciuta quanto no; per una predilezione per i primissimi piani che vanno ad escludere il contorno urbano che però emerge comunque, poroso e nient'affatto sacrificato. L'opera di Pianigiani sta in questi giorni tentando di auto-distribuirsi in giro per l'Italia: per chi fosse di Roma segnaliamo le date del 10 e dell'11 aprile prossimo, giorni in cui verrà proiettato al Cineclub Detour.



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