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AL PRIMO SOFFIO DI VENTO
di Franco Piavoli
Cast: Primo Gaburri, Ida Carnevali, Mariella Fabbris, Alessandra Agosti, Bianca Galeazzi, Luky Ben Dele, Guglielmo Dal Corso
Nazionalità e anno: Italia, 2002
Distribuzione: Medusa Home Entertainment
Edizione: italiano
Sottotitoli: inglese
Audio: dolby-surround 2.0
Schermo: letterbox 4/3 1.33:1
Durata: 85’
Extra: Intervista a Franco Piavoli, Trama e antologia critica, Filmografia del regista, Paesaggi e Figure (cortometraggio di Franco Piavoli).
Note: Video e audio sono di buona qualità, nonostante quest’ultimo sia “soltanto” 2.0. L’intervista a Piavoli è breve ma esaustiva, permette di chiarire eventuali punti oscuri del film ed è un fugace sguardo sul modo di lavorare del regista. Il cortometraggio, della durata di 20 minuti, è una sorta di derivazione del film vero e proprio, un collage di situazioni con gli stessi personaggi (e le stesse ambientazioni) colti però in momenti diversi, legate dalla musica suonata al pianoforte dall’attrice che interpreta la figlia maggiore.
Regione: 2
Qualità artistica: buona
Qualità immagine: buona
Qualità audio: buona
Qualità extra: buona
3
Fiaba rurale in un afoso pomeriggio di piena estate. Protagonista, una famiglia di possidenti terrieri del mantovano: il nonno (Dal Corso) è infermo nel grande letto, la mamma (Fabbris) e il papà (Gaburri) forse non si amano più e quasi non si incontrano nella grande casa, la figlia maggiore (Agosti) suona Satie al pianoforte, la piccola (Galeazzi) va a spasso per la campagna e vive i primi turbamenti sentimentali, la zia (Carnevali) attende invano un amore – forse mai vissuto – di una gioventù troppo lontana, mentre i lavoratori stagionali di origine africana aspettano il tramonto per intonare i loro canti.
Piavoli esplora pazientemente la vita senza muoversi dal suo mondo privato – il film è girato nella sua tenuta, i mobili che vediamo nella casa sono i suoi – e tenta il trattato di respiro universale; ma il suo sguardo resta troppo in alto e allo spettatore arriva poco delle emozioni che vorrebbe comunicare. Il punto di partenza è un verso del Terzo Libro delle "Argonautiche" di Apollonio Rodio, in cui si narra della passione di Medea per Giasone, svanita, appunto, “al primo soffio di vento” e non a caso è declamato dalla madre, mentre compone quadri con foglie secche, quasi degli erbari di medievale memoria.
Come un entomologo Piavoli analizza le diverse solitudini dei componenti di questa famiglia in cui tutti appaiono molto indipendenti, slegati da vincoli sentimentali e di appartenenza e soprattutto dove ognuno ha una personale modalità di espressione. Tra animali di specie diverse è difficile comunicare: il padre lo fa scrivendo al computer nel chiuso della biblioteca, trincerato nel suo sapere, la figlia pianista con la musica, i grilli con il loro frastuono assordante, il nonno rantolando; ma pare che nessuno sia disposto ad ascoltare. Su tutti, una natura bellissima e indifferente, leopardiana nel suo perpetuo circuito, fatto di nuvole che si rincorrono nel cielo e fiumi che scorrono. I personaggi contemplano la natura studiandola scientificamente (il padre), rinchiudendola sottovetro (la madre), esplorando i prati (la figlia minore) e indossandola (gli abiti a fiori delle donne) ma gli unici a viverla realmente sono i lavoratori di origine africana; di qui il sogno del padre sull’irruzione di questi ultimi nella biblioteca, rivelatore delle sue paure che potremmo definire poco politicamente corrette. Ogni azione porta a un falso movimento diegetico, mentre la narrazione – ma è arduo definirla tale – è portata avanti da allegorie e metafore non sempre immediatamente decifrabili – il frutto dimenticato nella stanza del pianoforte indica la passione non consumata, la figlia minore abbraccia un albero per sublimare il primo batticuore. Un cinema in cui è palese la consapevolezza di una sensibilità superiore e altra dell’autore ed è poco contemplata la presenza dello spettatore.
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