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TUTTO L’AMORE DEL MONDO

di Riccardo Grandi

Soggetto: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Edoardo Falcone, Andrea Bassi
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Consuelo Catucci
Scenografia: Massimiliano Nocente
Costumi: Eva Coen
Musiche: Michele Braga
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Ana Caterina Morariu, Alessandro Roja, Myriam Catania, Eros Galbiati, Alessandro Mannarino, Sara Tommasi, Enrico Montesano, Sergio Rubini, Riccardo Rossi
Produzione: Medusa Film e Maori Film
Distribuzione: Medusa Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 99'
Data di uscita: 19 marzo 2010
Titolo originale: Tutto l'amore del mondo
Sito ufficiale

TUTTO L’AMORE DEL MONDO
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Chi sono i "quasi trentenni" di oggi? Il dubbio sorge spontaneo. Tutto l'amore del mondo vorrebbe fotografare questa nuova generazione di giovani fra paure, sentimenti, lavoro e amicizie. L'esito? Pauroso. Perché se l'intento risultasse centrato allora occorrerebbe aver paura dei trentenni dipinti; ma se l'intento non fosse riuscito allora sono da temere i trentenni che hanno realizzato l'opera. Dietro al film vi sono infatti uno stuolo di giovanissimi, che vanno dagli attori allo stesso regista Grandi fino ad arrivare agli sceneggiatori (fra cui Massimiliano Bruno).
Ma la verità è che l'intento sbandierato è solo promozionale, e la nuova generazione raffigurata nel lungometraggio di Grandi è solo una cartolina patinata e buonista di un certo cinema italiano, stanco e stantio, che racconta una verosimiglianza tutta da dimostrare.
Matteo (Nicolas Vaporidis) è un giovane scrittore di guide turistiche a cui viene affidato il compito di crearne una incentrata sui migliori posti romantici d'Europa. Questo il pretesto per far viaggiare il nostro beniamino per i migliori luoghi europei (da Barcellona a Parigi, passando per Londra e Amsterdam) affiancato da uno scapestrato collega fotografo e due ragazze conosciute per caso e che inevitabilmente finiranno per innamorarsi dei due.
La sagra dei buoni sentimenti, evidentemente. Ma soprattutto dei cliché classici, triti e usurati. Perché Tutto l'amore del mondo è un film talmente scontato che già dalla seconda scena capiamo perfettamente quale sarà l'evolversi delle storie dei singoli personaggi e gli intrecci che li legheranno coi loro compagni di viaggio. Il tutto fatto all'insegna del botteghino e delle fan urlanti del bel Nicolas, che per l'occasione (qui anche produttore) confeziona un pacchetto standard per questa sua nuova interpretazione, regalandoci un personaggio visto migliaia di volte ma vincente.
E tutto ciò è un peccato, vero e grave. Soprattutto se a commetterlo sono le nuove leve del cinema nostrano, che con la scusa di un cinema giovane fanno tutt'altro. Perché lamentarsi dell'assenza di un "giovane cinema italiano" quando questo - pur palesandosi sporadicamente - non sa parlare al pubblico al quale dovrebbe rivolgersi? Perché far finta di interessarsi ai giovani d'oggi se poi, in fondo, l'intento è quello di regalargli una commedia evanescente che non parla affatto di/a loro e che gli inculca esclusivamente cliché e stereotipi a cui iniziare da subito ad abituarsi? Al cinema italiano, ed è evidente, manca un reparto tematico giovanile che abbia lo spessore artistico ed investigativo del calibro di quello adulto. E la differenza non la fanno i creatori o gli interpreti di un film in base alle loro caratteristiche anagrafiche, ma secondo lo spirito e l'intenzione che mettono nel realizzare l'opera.
A Tutto l'amore del mondo manca un "perché" trainante che non sia il ritorno pecuniario. Manca la voglia di dire qualcosa, aldilà delle musiche da hit parade innestate fra una scena e l'altra; aldilà delle danze sotto il cielo stellato all'insegna di un amore tanto platonico quanto finto. Solo una passerella patinata per i belli e le belle del giovane cinema italiano, sicuri di un modello narrativo che si è già dimostrato altrove vincente. Poco sforzo, nessun rischio. Ma inutile, profondamente.

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