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DONNE SENZA UOMINI

di Shirin Neshat

Soggetto: tratto dall'monimo romanzo di Shahrnush Parsipur
Sceneggiatura: Shirin Neshat, Shoja Azari
Fotografia: Martin Gschlacht
Montaggio: George Cragg, Julia Wiedwald           
Musiche: Ryuichi Sakamoto, musica persiana di Abbas Bakhtiari      
Scenografia: Katharina Wöppermann        
Costumi: Thomas Olah
Interpreti: Pegah Ferydoni, Arita Shahrzad, Shabnam Tolouei, Orsi Toth
Produzione: Essential Filmproduktion, Coop99, Parisienne De Production - Susanne Marian, Martin Gschlacht, Philippe Bober - con l'assistenza di Sundance Institute Feature Film Program, Media Program of the European Community
Distribuzione: Bim
Nazionalità ed anno: Germania, Austria, Francia  2009
Durata: 95'
Data di uscita: 12 marzo 2010        
Titolo originale
Zanan-e bedun-e mardan
Sito italiano

DONNE SENZA UOMINI
4

Nella Teheran del 1953, ad un passo dal colpo di stato che restaurerà (il 16 agosto) lo Scià Reza Pahlevi, quattro donne si confrontano con una realtà che le vede subordinate, talvolta inconsapevolmente, agli uomini. Ognuna di loro, con un percorso proprio e personalissimo, troverà la consapevolezza e la libertà, mentre l'Iran, in quei tumultuosi giorni, innesca un lento processo che porterà, nel 1979, alla Rivoluzione Islamica.
Donne per donne: la celebre fotografa e videoartista iraniana Shirin Neshat, esule dal proprio paese come tanti, troppi compatrioti, per l'esordio alla regia cinematografica ha scelto il romanzo Donne senza uomini dell'altrettanto celebre scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur che narra, per l'appunto, storie di donne. Ma fermarsi alla facile equazione, pensando di trovarsi di fronte a un film che parla (soltanto) di donne rivolgendosi alle donne, sarebbe errore ingenuo e sciocco, perché Shirin Neshat ha realizzato un film prima di tutto politico.
Attraverso la violenza fisica e la sottomissione psicologica delle quattro protagoniste di vicende di più di mezzo secolo fa, Donne senza uomini traccia la complessa storia dell'Iran fino alla contemporanea Rivoluzione Verde, (di)mostrando come un paese sia un insieme organico, in cui anche la "malattia" del singolo si estende inesorabilmente all'intero corpo. Qui, a non essere in salute, è per lo meno metà della popolazione.
Fakhri, Zarin, Munis e Faezeh, diverse per estrazione sociale, età e ambizioni, sono quattro exempla di altrettanti malesseri sociali: nella prima parte del film, necessariamente riflessiva, vengono raccontate nel dettaglio le loro vite. Poi inizia il viaggio, metaforico e reale, verso il mistico giardino concluso, luogo di esilio caro al popolo iraniano. Non tutte si cimenteranno con un percorso vitale, ma la salvezza ci sarà per ognuna di loro. Ed è proprio nella parte risolutiva delle quattro storie che la regista regala le immagini e le scene più belle, con rimandi surrealisti al Buñuel de Il fascino discreto della borghesia, o attingendo alla raffinatezza del suo personale talento visivo.
Difficilmente il film verrà distribuito in Iran: il romanzo da cui è tratto è stato messo al bando subito dopo la pubblicazione. Le riprese si sono svolte in Marocco, a Casablanca - impensabile anche solo l'idea di girare a Teheran, d'altronde - e la selezione del cast è stata limitata alle sole attrici e ai soli attori iraniani che vivono in Europa. Piccolo cameo per l'autrice del romanzo, che interpreta la tenutaria del bordello.

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