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LA VALIGIA SUL LETTO

di Eduardo Tartaglia

Soggetto: Eduardo Tartaglia
Sceneggiatura: Eduardo Tartaglia, Elvio Porta
Fotografia: Marco Pieroni
Montaggio: Antonio Siciliano
Scenografia: Tommaso Bordone
Costumi: Sabrina Chiocchio
Musiche: Daniele Falangone
Interpreti: Eduardo Tartaglia, Veronica Mazza, Biagio Izzo,
Maurizio Casagrande, Nunzia Schiano, Alena Seredova, Peppe Miale, Marjo Berasategui, Ernesto Mahieux, Francesco Procopio
Produzione: Eduardo senior e Alessandro Tartaglia per Mitar Group
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 103'
Data di uscita: 12 marzo 2010

LA VALIGIA SUL LETTO
2

Otto teste e una valigia di sogni. "Napoletani brava gente" verrebbe da dire d'impulso entrando in contatto con l'intera odissea nuda e cruda vissuta dalla verace Brigida e dal suo compagno Achille. Quest'ultimo decide di attaccare il sistema nel momento in cui viola la sua identità, si fa passare per il cugino del camorrista Antimo Lo Ciummo e chiede di essere sottoposto al "Programma di protezione" istituito per i familiari dei pentiti.
Eppure non venderà mai la sua anima. Nel frattempo, solo il Cielo e un ispettore di polizia potrebbero cambiare di colpo la vita di questo accattone del Mezzogiorno, che vive nel cantiere della nuova Linea della Metropolitana. Intanto, peggio di così non resta che la morte...
Trasposizione sul grande schermo dell'omonima pièce teatrale, La valigia sul letto rappresenta per Eduardo Tartaglia l'occasione per compiere un netto salto di qualità e confermarsi un apprezzato professionista di sicuro avvenire. Il regista parte da un paesaggio illuminato di tonalità rosee, carnali, vive per poi curvare verso un mutamento di tendenza spogliando l'ambiente intorno e ambientando il resto della storia (addirittura) in un cimitero. Un set così surreale spiana la strada al senso di una risata nata volutamente dalla reminescenza con la famosissima "Livella" di Totò. Eppure, una cosa è certa: La valigia sul letto non è mai un mortorio, semmai il contrario visto che a tratti si può pure assistere a uno spettacolo da urlatori alla sbarra, ma senza il patrocinio della volgarità.
Riallacciando i fili, si ha però l'impressione di una perdita della misura di controllo nei confronti del materiale finale e così il piatto della bilancia pende più che altro sul piano della farsa popolare. Volendo a piccoli passi si potrebbero anche ripercorrere alcuni spunti nella direzione di una riflessione più matura ma, oltre un certo punto, il cammino viene arrestato da una valanga di sghignazzi. È qui che l'ingranaggio del "castigat mores ridendo" manca di definibilità politico-sociale. Pochi autori sanno spingere il proprio stile sul pedale del tragico senza frenare l'elemento comico e il regista napoletano non è ancora un membro di questo selettivo club; ma, dopotutto, Tartaglia deve ancora imparare e - come si sa - gli esami non finiscono mai. Di sicuro, non verrà "rimandato" per la direzione degli attori, tutti in grandissima forma. Tra questi anche un brioso Biagio Izzo, il quale da qualche tempo sembra non aver altra scelta che interpretare sul grande schermo personaggi omosessuali in puro Il vizietto style. Occhio, infine, al grande talento comico della perfetta sconosciuta - ancora per poco - Veronica Mazza.

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