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LEGION
di Scott Stewart
Soggetto e sceneggiatura: Peter Schino e Scott Stewart
Fotografia: John Lindley
Montaggio: Steven Kemper
Scenografia: Jeff Higinbotham
Costumi: Wendy Partridge
Musiche: John Frizzell
Interpreti: Paul Bettany, Tyrese Gibson, Lucas Black, Adrianne Palicki
Produzione: Bold Films
Distribuzione: Sony Pictures
Nazionalità ed anno: Usa 2010
Durata: 100'
Data di uscita: 12 marzo 2010
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Matteo 13:49. "Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente". Tutti ruoli atipici quelli dell'attore britannico Paul Bettany, che, lasciate le vesti del monaco killer de "Il codice da Vinci", ora è diventato l'Arcangelo Michael, legionario al servizio diretto di Dio in Legion, mentre è già impegnato nelle riprese di Priest, come prete guerriero in lotta contro i vampiri, sempre sotto la direzione di Scott Stewart.
In Legion, Bettany sembra ricalcare per molti tratti il Silas interpretato per Ron Howard. Una faccia torva, i disegni sul suo corpo con le frasi religiose che richiamano le autolacerazioni di Silas unite a una spietata determinazione a uccidere che rende il film quasi una "carneficina apocallitica".
23 Dicembre. Deserto del Mojave. Dio ha perso la fiducia nell'uomo. Le sue milizie devono quindi distruggere il mondo. L'Arcangelo Michael, si ribella e prova a salvare l'umanità. Il posto per lo scontro finale fra bene e male è il Paradise Falls, uno squallido locale ai margini del deserto. Qui vive Bob, il proprietario, insieme al figlio Jeep, la cameriera Charlie incinta di otto mesi e il cuoco Percy. In questa cattedrale nel deserto, una famigliola borghese, formata dal padre Howard, la moglie Sandra e la figlia adolescente disinibita, Audrey, attende con impazienza che la loro auto sia riparata e possano riprendere il viaggio. C'è un'atmosfera da disastro imminente quando arriva Kyle, un uomo con problemi familiari che ha perso la strada e vuole solo trovare un telefono per contattare il figlio. Quando la radio, la televisione e i telefoni smettono di funzionare, l'orrore ha inizio. Prima riveste i panni di una "affabile" vecchietta di nome Gladys, che dopo aver fatto la sua ordinazione, pensa bene di finire il pasto azzannando al collo Howard e preannunciando la fine del mondo. Una volta uccisa "la vecchia" fa il suo ingresso trionfale Michael, a bordo di un auto della polizia di Los Angeles piena di armi e munizioni. E la battaglia ha inizio.
Melodramma e action movie. Cieli da film western e dottrina religiosa. Filosofia spicciola e Angeli Sterminatori. Insomma mai come in questo caso si potrebbe parlare di troppa carne al fuoco!
Ci si sente dentro a un film che cerca di copiarne altri mille senza trovare la sua strada e perdendosi in una nebbia di effetti visivi che invece di aumentarne la tensione, scade il più delle volte nel ridicolo (un esempio su tutti la vecchia signora anziana che cammina come un ragno sul soffitto del locale).
Peccato perché alcune idee erano valide. Gli invasati più temibili sono un gelataio e un bambino, figure all'apparenza innocue che si trasformano in guerrieri dell'Apocalisse. Era interessante anche la location, con reminescenze di "Psyco" e "Dal tramonto all'alba", un po' saloon e un po' capanna moderna (che sembra uscita da un quadro di Hopper) dove la cameriera Charlie (quasi una novella Maria), darà alla luce il nuovo Salvatore. Non era sbagliata neppure la scelta dei costumi, dalle tonalità spente per i protagonisti e dai colori accesi per gli invasati per enfatizzarne la crudeltà. Nonostante le buone intuizioni, la storia non funziona.
Troppe lacune nella sceneggiatura. Ad esempio il personaggio di Kyle è appena abbozzato, non si sa dove abbia imparato a sparare così bene e quali siano i suoi problemi. Non parliamo poi dei motivi per cui Dio trasforma gli uomini in invasati che somigliano a zombi, un po' vampireschi, per affidargli il compito di uccidere il nascituro. Le "istruzioni", cioè i pittogrammi dell'Arcangelo Michael non vengono mai spiegati e restano un incognita anche sul finale quando essi appaiono sul corpo di Jeep. Troppe citazioni che distolgono l'attenzione dal film per ricordarne altri, su tutti la televisione che trasmette La vita è meravigliosa. Troppa simbologia che ne appesantisce la trama, anche se aveva un suo sapore ironico l'idea dei tatuaggi del corpo di Michael tratti da testi enochiani, simili a un circuito elettronico. Ma sembra che andare in corto circuito sia proprio il film, tutto offuscato dalla nube dell'Apocalisse che non si dirada. Speriamo solo che non ci sia un seguito, come invece era stato preannunciato.



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