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MATHIEU KASSOVITZ'S “BABYLON A.D.”

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 31/10/2011 - 20:00
MATHIEU KASSOVITZ'S “BABYLON A.D.”

Il cinema di Mathieu Kassovitz è fatto di passaggi sonori, di violenti spasmi cinematografici, percorso costantemente da una mobilità tentacolare della macchina da presa. Da sempre gli si rimprovera di mettere questo innato talento filmico al servizio di storie (escluso La Haine) al limite del ridicolo (Gothika su tutte).

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MATHIEU KASSOVITZ’S “GOTHIKA”

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 24/10/2011 - 21:05
MATHIEU KASSOVITZ’S “GOTHIKA”

Gothika è un film di genere e niente di più. Un film che, non incide sulla visione, né inquieta né sorprende. Un thriller da encefalogramma piatto, privo di spunti narrativi interessanti e dignitosamente ripiegato su se stesso, avvitato in una estetica della ripresa fine a se stessa, ricolmo di effetti gratuiti e inutili.

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MATHIEU KASSOVITZ’S “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte Prima

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 10/10/2011 - 19:20
MATHIEU KASSOVITZ’S “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte Prima

Les riviéres pourpres è un viaggio, un viaggio "doppio" come si conviene ad un thriller, in cui l'assassino c'è ma non si vede, è perennemente inquadrato ma non appare, si manifesta nelle forme e nei modi più improbabili e funge da guida a chi indaga su di lui. Il film di Kassovitz è "doppio" anche nello stile e nei contenuti filmici: raffinata ed elegante la regia che segue le indagini di Jean Reno, impertinente e corrosiva quella che segue Vincent Cassel; ad una prima parte, di circa un'ora, efficace, avvincente e malsana, corrisponde una seconda parte piena di buchi di sceneggiatura, tirata via alla bene e meglio, che, nonostante conservi alcune sequenze ad effetto e riuscite (come quella dell'inseguimento notturno o quella della scoperta del cadavere dell'oftalmologo), non riesce mai ad essere credibile e nel finale sfocia nel ridicolo involontario tra bassezze, volgarità ed errori.

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RADLEY METZGER’S “SCORE”

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 26/09/2011 - 19:00
RADLEY METZGER’S “SCORE”

Score diretto da Radley Metzger nel 1972 è stato uno dei primi film ad esplorare le relazioni bisessuali. Il film è basato su una piece Off-Broadway andata in scena per 23 spettacoli consecutivi al Teatro Martinica a New York, dal 28 ottobre fino al 15 novembre 1971 e in cui c'è da notare la presenza di un giovane e sconosciuto Sylvester Stallone nel ruolo secondario di Mike l'operaio dell'azienda telefonica.

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MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – PARTE PRIMA

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 12/09/2011 - 19:30
MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – PARTE PRIMA

Mathieu Kassovitz è uno dei "misteri" cinematografici più interessanti del cinema di fine millennio. Passato, nei giudizi, da autore innovativo e geniale, nel giro di un paio di film, a mero artigiano esecutore tecnicamente ineccepibile di storie su commissione allineate alla più trita estetica narrativa mainstream. Osannato al Festival di Cannes del 1995 come il più interessante talento emergente del cinema francese e deriso, neanche due anni dopo per il successivo Assassin(s).

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OSCENITÀ

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 25/07/2011 - 22:40
OSCENITÀ

Quello di Renato Polselli è un cinema marginale per vocazione, legato alla distribuzione regionale (da qui le numerose versioni esistenti di ogni sua opera) e votato alla non-visibilità quasi in modo sistematico. I suo film sono, tutt'oggi, di difficile reperibilità, privi di un director's cut (e pertanto di difficile classificazione e valutazione), più volte sono stati bloccati dalla censura, rimontati, ri-doppiati, epurati di alcune scene e infarciti di inserti provenienti da altri film, ri-editati, a distanza di anni, con inserti hard e infine occultati, nascosti, dimenticati, quasi come a non voler ri-vedere opere sì bizzarre ed eccentriche, talvolta ridicole e noiosissime, ma anche vitali, argute, spregiudicate e persino "politiche" nella loro ingenuità consapevole.

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SAM MENDES’S REVOLUTIONARY ROAD – Parte Seconda

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 12/07/2011 - 18:18
SAM MENDES’S REVOLUTIONARY ROAD – Parte Seconda

Il film di Mendes, concentra nel periodo estivo la fase montante della crisi. È durante l'estate che April paventa il desiderio di andare ad abitare a Parigi, mentre nello stesso momento in cui lei vive di ricordi e fantastica su un futuro che non arriverà mai, il marito la tradisce con Maureen un'anonima dattilografa della Knox. È durante l'estate che Frank decide di assecondare le scelte di April per poi ritrarsi nel momento in cui, inaspettatamente e casualmente, gli si prospetta la crescita lavorativa.

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RIVELAZIONI DI UNO PSICHIATRA SUL MONDO PERVERSO DEL SESSO

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 28/06/2011 - 18:16
RIVELAZIONI DI UNO PSICHIATRA SUL MONDO PERVERSO DEL SESSO

Definire cosa è stato il cinema italiano degli anni '70 è praticamente impossibile e probabilmente non ha neanche senso tentare di farlo. La già avventurosa storia del cinema italiano, in quel doppio lustro diventa "fantasmagorica" attraverso l'accumulo, pressochè infinito, di materiali eterogenei e disfunzionali attraverso i quali si costruiscono migliaia di film di ogni genere (alcuni addirittura inventandoli da zero), magari complessivi di un pugno di pellicole, dalla qualità discutibile, con l'unico fine immaginabile di soddisfare ogni esigenza (dalla più rara alla più turpe) di un pubblico "affamato" ma non stupido, pronto a spendere poche centinaia di lire per evadere, almeno per un paio d'ore, dagli anni di piombo.

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SAM MENDES’S “ROAD TO PERDITION” (ERA MIO PADRE)

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 13/06/2011 - 19:50
SAM MENDES’S “ROAD TO PERDITION” (ERA MIO PADRE)

Il secondo film di Sam Mendes, oltre a regalare a Tom Hanks il suo primo ruolo da "cattivo", vuole essere un omaggio al cinema classico, come suggerito dall'impostazione tecnica del prodotto: dissolvenze incrociate, studiato uso dei raccordi, presenza di sequenze a episodi. La confezione è ineccepibile, la ricostruzione degli anni'30 meticolosa e puntuale e la "mostruosa" fotografia (de-saturata dei colori primari) di Conrad L. Hall un vero e proprio valore aggiunto della pellicola.

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SAM MENDES’S “AMERICAN BEAUTY” – Parte Prima

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 30/05/2011 - 19:33
SAM MENDES’S “AMERICAN BEAUTY” – Parte Prima

Sam Mendes appartiene alla nuova generazioni di "autori" hollywoodiani. Tenendo presente che la parola "autore" a Hollywood ha sempre un significato diverso che altrove, a causa sia delle ingerenze dei produttori sia dalla necessità di "fare cassetta", anche per i film più "impegnati". Difficile trovare, da parte della critica, un'opinione univoca sul regista: alcuni lo considerano uno dei pochi registi americani (ma Mendes è inglese), assieme a Darren Aronofsky, Paul Thomas Anderson, David Fincher, capace di coniugare impegno e spettacolo mantenendo uno stile inalterato e riconoscibile, altri un onesto mestierante, furbo e abile nel manipolare gli spettatori con storie ammiccanti e personaggi in cui è facile identificarsi.

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PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Seconda Parte

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 17/05/2011 - 12:35
PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Seconda Parte

Il monologo pronunciato da Adam di fronte al ragazzo/cane appena scoperto, contiene tutti gli elementi reali e visionari che contraddistinguono la messa in scena del film. Con le parole di questo monologo Paul Schrader riannoda i fili tra passato e presente, mostrando come la matassa che lega emozioni, sentimenti, ricordi sia inestricabile fino al momento del confronto con il rimosso e fino al  redde rationem con i propri fantasmi. Adam: "Tu credi... credi di essere l'unico? 

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MATHIEU KASSOVITZ “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte seconda

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 17/10/2011 - 21:35
MATHIEU KASSOVITZ “LES RIVIÉRES POURPRES” (I FIUMI DI PORPORA) – Parte seconda

L'anatomopatologo che effettua l'autopsia su Remy si esprime con queste parole, dirette verso i poliziotti: "Sono sicuro che anche la posizione fosse voluta... fetale, come il feto rannicchiato nel ventre della madre...". Parole sibilline che nascondono il movente del serial killer e che danno corpo alla rappresentazione della montagna (luogo in cui è stato trovato il corpo della vittima) come il ventre della terra che nasconde dentro di se i corpi estinti di una natura (umana) sempre più selvaggia e arcaica. 

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MATHIEU KASSOVITZ “ASSASSIN(S)”

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 03/10/2011 - 20:00
MATHIEU KASSOVITZ “ASSASSIN(S)”

Film sulla violenza? Parabola sul Male? Banale riflessione sul potere dei media? Forse tutto questo c'è nel film, ma c'è anche e, soprattutto, molto altro, sia nel bene che nel male. Assassin(s) è un film sull' "eredità". Non quella economica, ovviamente, ma quella morale che una generazione lascia a quella successiva in un inesausto circolo continuo che ripercorre sempre se stesso, sempre uguale eppure sempre diverso.

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MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – Parte Seconda

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 19/09/2011 - 20:00
MATHIEU KASSOVITZ’S “LA HAINE” (L'ODIO) – Parte Seconda

Se proprio devono essere messi al centro, dei film di Kassovitz, dei contenuti sociali, La Haine è il ritratto, ovviamente in bianco e nero, di una intera generazione, e come spesso accade (quando il cinema anticipa la realtà) è il preludio (cinematografico) alle violenze che sconvolgono la periferia di Parigi e di altre grandi città della Francia nel 2005. Rivolte iniziate in seguito all'episodio che vede protagonisti giovedì 27 ottobre 2005, a Clichy-sous-Bois, due adolescenti, Zyed Benna e Bouna Traoré che muoiono fulminati da un trasformatore all'interno di una cabina elettrica ed un terzo, Muhittin Altun di 17 anni che rimane gravemente ferito.

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SAM MENDES’S “AWAY WE GO” (AMERICAN LIFE)

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 05/09/2011 - 18:48
SAM MENDES’S “AWAY WE GO” (AMERICAN LIFE)

Away We Go (in Italia American Life per richiamare American Beauty) è un film del 2009 diretto da Sam Mendes, scritto dalla coppia di autori Dave Eggers-Vendela Vida, alla loro prima esperienza cinematografica. Ambizioso negli intenti che appaiono sproporzionati rispetto ai mezzi a disposizione, il film di Mendes si risolve, ancora una volta, in una occasione mancata.

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SAM MENDES’S “REVOLUTIONARY ROAD” – Parte Terza

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 18/07/2011 - 18:00
SAM MENDES’S “REVOLUTIONARY ROAD” – Parte Terza

Nella sequenza che mostra il primo incontro tra John e i coniugi Wheeler, Sam Mendes orchestra una serie di cambi narrativi finalizzati a mostrare lo stato confusionale di cui è prigioniera la coppia. Se al primo impatto, April non esita ad "esaltare" la condizione di malato di mente di John dicendo: "Se essere pazzi significa vivere la vita nella sua pienezza, non mi interessa se siamo fuori di testa...", in un secondo momento è lei stessa a confessare a John il vuoto esistenziale di cui è prigioniera.

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SAM MENDES’S “REVOLUTIONARY ROAD” – PARTE PRIMA

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 05/07/2011 - 19:42
SAM MENDES’S “REVOLUTIONARY ROAD” – PARTE PRIMA

Sam Mendes firma la sua opera migliore con una regia misurata, tutta basata sul principio di sottrazione, meticolosa e puntuale nel sottolineare le crepe di una famiglia, una società e una nazione. Asseconda la meravigliosa sceneggiatura di Justin Haythe e traduce sullo schermo tutto l'impatto emotivo del romanzo di Richard Yates, con un rigore fino ad ora sconosciutogli, e costruisce una struttura narrativa scevra da ipocrisie, furberie e velleità.

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SAM MENDES’S “JARHEAD”

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 20/06/2011 - 19:00
SAM MENDES’S “JARHEAD”

Terzo film di Sam Mendes, Jarhead (id., 2005), è tratto dal best-seller omonimo scritto da Anthony Swofford nel 2003, un soldato di terza generazione, aggregato alle truppe di stanza nel deserto saudita durante la prima Guerra del Golfo (2 agosto 1990 - 28 febbraio 1991). La sceneggiatura di William Brosley Jr., mantiene il punto di vista soggettivo del soldato rispettando la forma di diario impiegata nel libro, centellina le parti in voce-off raccontate dal protagonista e apre e chiude il film riprendendo quella che vorrebbe essere la frase simbolo della pellicola e l'essenza dell'intero racconto: "Un uomo usa un fucile per molti anni e va in guerra.

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SAM MENDES’S “AMERICAN BEAUTY” – Parte Seconda

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 07/06/2011 - 13:30
SAM MENDES’S “AMERICAN BEAUTY” – Parte Seconda

Atto I: Ritratto di una famiglia americana
Prima di tutto c'è un'immagine che colpisce: lo sguardo di Jane alla pagina internet sulla chirurgia plastica per rifarsi il seno, prima di uscire di casa per andare a scuola. Un frammento, una scheggia di desiderio, veloce e fugace, che lentamente con il proseguo del film viene meno grazie alla consapevolezza, che la ragazza acquisisce, in merito a se stessa e al suo corpo, lungo la strada della sua relazione con Ricky. 

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FEMMES DE SADE

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Mar, 24/05/2011 - 18:30
FEMMES DE SADE

Il cinema di Alex De Renzy è un inno alla libertà. Il regista della west-coast costruisce film dopo film un mondo irreale, onirico, fantasmagorico, in cui tutto è possibile e in cui anche i lati più biechi e oscuri della natura umana diventano accettabili e giustificati. Definito a suo tempo dal New York Times come "Il Cecille B. De Mille dell'hardcore", il regista di San Francisco, sin dal suo esordio affronta il lato perverso e "contronatura" della sessualità: in Animal Lover (id., 1971) attraverso uno pseudo-documentario delirante e irriverente cerca di dare spiegazione logica e "naturale" alla zoofilia, mentre il film che chiude il suo periodo più artistico e fecondo, Long Jeanne Silver (id., 1977) ha come protagonista una bionda con una gamba amputata che usa il moncherino per regalare piacere sessuale ai suoi partners.

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PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Prima Parte

Pubblicato da Fabrizio Fogliato - Lun, 09/05/2011 - 18:03
PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Prima Parte

L'ultimo film di Paul Schrader è un'opera distonica costruita su un meccanismo a tesi provocatorio in cui vengono messi sullo stesso piano il circo, il campo di sterminio e l'ospedale psichiatrico. Tre ambiti sequenziali uno all'altro in cui il clown diventa vittima dall'odio etnico e della prevaricazione estrema nel lagër e infine demiurgo dei pazienti di una clinica psichiatrica per la riabilitazione degli ex-internati.

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