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Cinema - Festival di Roma III
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Argomenti del forum attivi
THYSSENKRUPP BLUES
Pubblicato da Lorenzo Conte - Sab, 06/09/2008 - 22:09
3
Siamo agli antipodi de La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti. Il bel documentario di Pietro Balla e Monica Repetto è in realtà risultato di un imprevisto cambiamento in corso d'opera, dovuta alla cruda e semplice realtà. Succede che l'inchiesta sul paventato trasferimento di più di trecento operai dalla Thyssenkrupp di Torino a Terni, dopo averne messi in cassa integrazione altri cento, si trasforma all'improvviso in strage, in ecatombe.
Carlo, 30 anni, calabrese, vive a Torino dove lavora alla ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni. Nell' aprile del 2007 la ThyssenKrupp decide di smantellare lo stabilimento torinese, a nulla valgono le proteste degli operai. Il 4 luglio, mentre la città di Torino è in festa, Carlo annuncia alla sua amica Melita di dover tornare in Calabria per riuscire a sopravvivere. Alla sensazione di essere stato usato dai suoi datori di lavoro, si aggiunge la tristezza della rinuncia ad una storia d'amore.
KETTO TAKADANOBABA
Pubblicato da Lorenzo Conte - Sab, 06/09/2008 - 22:04
4
Non è raro, nelle neonate cinematografie, che le influenze vengano tutte dalle tradizioni teatrali dei rispettivi paesi determinando storie e stili, inquadrature e recitazioni, musiche e montaggio. La cosa che colpisce di più di Ketto Takadanobaba di Masashiro Makino con la stretta collaborazione di Iroshi Inagaki è la sorprendente consapevolezza del linguaggio del cinema. Nonostante temi e stili i riprendono ineviatbilmente, almeno in parte, quelli del teatro Nō e della sua versione più popolare e grottesca, il Kabuki, la camera si muove libera dagli stilemi teatrali, imponendosi sia visivamente che ritmicamente per le sue trovate assolutamente innovative per l'epoca.
Yasubei Horibe (Tsumasaburo Bando), un tempo parte dei Quarantasette Samurai del Chushingura, sopravvive spendendo soldi in combattimenti e bevute, senza prestare ascolto ai consigli e alle parole dello zio Rokurozaemon Sugano. La sua vita è confinata ai margini della città di Edu e sembra crollare verso un inesorabile declino. Un giorno viene informato che la vita del suo caro zio è in pericolo, minacciata da spregiudicati criminali. Il suo orgoglio di guerriero si risveglia e Yasubei Horibe si precipita a salvare lo zio...
VENEZIA 65: ARONOFSKY METTE TUTTI AL TAPPETO
Pubblicato da Gianluigi Ceccarelli - Sab, 06/09/2008 - 21:30
Può capitare che un Leone d'Oro venga barattato in cambio di una coppa Volpi? A Venezia, sì. È successo con Darren Aronofsky, rientrato a Venezia dalla porta (e col premio) principale. Il Leone d'oro al buono (ma nulla più) The Wrestler è un palese quanto sostanzioso contentino a una cocente delusione, quella di Mickey Rourke per il mancato premio come miglior attore, andato invece a Silvio Orlando per Il papà di Giovanna. Che la cosa sia macroscopica lo sa anche la giuria, che chiama a gran voce sul palco l'attore al momento della consegna del Leone d'Oro: il film funziona soprattutto in virtù della sua gigantesca prova di recitazione.
VIDA EN SOMBRAS
Pubblicato da Manuela Pinetti - Sab, 06/09/2008 - 20:53
4 e mezzo
Un'unione perfetta tra la vita e il cinema. Carlos, alter ego del regista Llobet Gracìa, viene alla luce durante una delle primissime proiezioni cinematografiche, di quelle che si svolgevano durante le fiere paesane, e il cinema continuerà a essere presente in ogni momento della sua vita, anche con risvolti tragici. Vida en Sombras è opera (purtroppo) unica e pressoché perfetta di un uomo che ama il cinema.
Carlos, appassionato di cinema, vive un complesso di colpa per aver lasciato sua moglie morire per mano dei repubblicani mentre lui era in giro per le strade a filmare le rivolte del 18 luglio (inizio della Guerra civile spagnola). Alcuni anni dopo, mentre è al cinema a vedere "Rebecca" di Alfred Hitchcock, decide di redimersi impegnandosi a diventare un affermato regista cinematografico.
BAJO EL SIGNO DE LAS SOMBRAS
Pubblicato da Gianluigi Ceccarelli - Sab, 06/09/2008 - 19:37
3
Non è certo un documento inedito, quello di Ferràn Alberich girato in beta nel 1984 per ricostruire la genesi di un film assolutamente unico ed originale, Vida en Sombras, e una vita altrettanto originale, quella del suo regista Llobet Gracìa. Ma è un documento che spiega bene come l'esistenza di Gracìa, interamente consacrata al cinema, sia legata a filo doppio con l'unico film professionale da lui girato, un film che forse più di ogni altro trova la sua vera ambientazione in quella minuscola porzione di spazio che separa lo schermo cinematografico, spesso sullo sfondo del film stesso, dalla platea: una terra di nessuno chiamata vita.
"Questo documentario vuole essere un prologo a Vida en sombras. Non pretendiamo di spiegare la figura del regista, ma semplicemente raccontiamo alcune cose accadute prima, durante e dopo le riprese del suo unico film "professionale". Non si tratta nemmeno di una biografia, ma semplicemente di una cronaca di fatti, così come li abbiamo conosciuti". (Ferrán Alberich)
ORFEO 9
Pubblicato da Teresa D Anna - Sab, 06/09/2008 - 19:32
2 e mezzo
A ogni festival il suo evento speciale: quest'anno, all'ultimo giorno di una mostra prolungatasi abbastanza per mettere a segno almeno qualche colpo, l'evento conclusivo è la riproposizione di Orfeo 9 di Tito Schipa jr., stracultissima rock opera italiana di quasi quarant'anni fa. La storia è una rivisitazione del mito di Orfeo e Euridice in chiave di critica alla moderna società dei consumi e dello sballo lisergico, la musica è una contaminazione di generi pop, che spaziano dalla lirica all'ispirazione zeppelliniana.
"Questa favola - Ha per vero protagonista assoluto - Un illusionista prodigioso: - Lo stesso che col suo gioco preciso - Ti inganna ancora - Ti tiene ancora distratto - Dalla più sublime delle visioni possibili: - La realtà."
ORFEO9 è la prima opera rock italiana e la prima mai rappresentata al mondo (Roma, Teatro Sistina, 23 gennaio 1970).
PUEN YAI JOM SA LAD (Queens of Langkasuka)
Pubblicato da Lorenzo Conte - Sab, 06/09/2008 - 19:28
2 e mezzo
Quando è stato presentato il film Queens of Langkasuka, lo si è sempre paragonato al kolossal Disney I pirati dei caraibi, come se ne fosse la sua versione in salsa thailandese. Questo è vero, ma solo in parte. Queens of Langkasuka è prima di tutto un grande ricettacolo di temi classici e film altrettanto classici qui in Occidente che a quei temi si rifanno. Non si potrà non notare la somiglianza con Guerre stellari (lati oscuri, l'odio che è la via più facile da seguire, il colpo di scena genealogico e via dicendo) o con film altrettanto epici come Il signore degli anelli e Troy (la battaglia finale ne è una perfetta miscela).
XVII secolo. Il regno della Regina Hijau viene conquistato a tradimento da un principe ribelle che ha preso accordi con i pirati del malvagio capitano Corvo Nero. Pari, traumatizzato dall'assassinio dei genitori per opera del capitano a cui ha assistito, cresce con lo zio zio che lo introduce all'arte magica dal saggio Raggio Bianco, ovvero come entrare empaticamente in contatto con l'oceano e le sue creature.
VENEZIA 65._IL PREMIO “NAZARENO TADDEI” È ANDATO A PUPI AVATI
Pubblicato da La Redazione - Sab, 06/09/2008 - 18:23
Per il film Il papà di Giovanna, pellicola "che esprime autentici valori umani"...
È stato assegnato al film di Pupi Avati, Il papà di Giovanna, il "Premio Padre Nazareno Taddei", arrivato alla seconda edizione. Il premio è uno dei riconoscimenti collaterali della Mostra del cinema di Venezia e viene assegnato al film, tra quelli in concorso, che esprima "autentici valori umani con il miglior linguaggio cinematografico". Il premio sarà consegnato nella cerimonia di premiazione in programma al Palazzo del Casinò.
CULMINA L’ATTIVITÀ DELLE “GIORNATE” CON L’APPELLO DI EMERGENZA CULTURA
Pubblicato da La Redazione - Sab, 06/09/2008 - 17:23
Help me... Help me...Help the cinematography!!! Save from Hell!!!
Ieri si sono conclusi gli appuntamenti alla Villa degli Autori, con il coordinamento "EMERGENZA CULTURA" che ha proposto l'incontro "VERSO UN NUOVO UMANESIMO - Riaprire il dialogo tra i linguaggi". L'appuntamento, incentrato sull'importanza del riconoscimento della cultura come elemento centrale della vita civile e democratica del nostro Paese, si è posto come proseguimento del discorso iniziato, il 28 marzo scorso al Teatro Valle di Roma, con il convegno
UN LAC
Pubblicato da Manuela Pinetti - Sab, 06/09/2008 - 17:00
1
Una terra del nord di cui nulla di più è dato sapere, oltre a quel che vediamo: un bosco di conifere, tanta neve, una piccola baita di legno scuro, un lago immobile con un piccolo pontile. Seguiamo in questo contesto così poco ospitale uno spaccato familiare di morbosa solitudine e malattia, con protagonista assoluto l'adolescente Alexi, scosso da attacchi epilettici sempre più frequenti e legato incestuosamente alla sorella Hege. Sperimentalismo visivo quasi portato alle estreme conseguenze (molte scene notturne sono girate a lume di torcia) supportato - poco - da una narrazione che ha dell'impalpabile.
In una terra nel nord non meglio specificata, dove il sole non va oltre la linea dell'orizzonte, tutto accade senza che ci sia alcun preavviso. Semplicemente, accade.
Estratto della sceneggiatura:
...
The next day.
Alexis is alone with the horse in the forest.
He chops away with his axe, attacking the base of a tree.
He knows his job.
His face is without shadows. Of pure heart.







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