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Venezia 64: Settimana Internazionale della Critica
AÑO UÑA – L’ANNO DELL’UNGHIA
Pubblicato da Manuela Pinetti - Ven, 07/09/2007 - 18:03
1
Cuarón junior, con la benedizione e i soldi di papà - il suo nome figura tra i produttori - chiude in bruttezza la Settimana Internazionale della Critica, proponendoci - ma sarebbe più giusto dire propinandoci - Año uña, tenera non-storia d'amore tra il quattordicenne messicano Diego (Mateo Garcia) e la statunitense studentessa universitaria Molly (Eireann Harper, anche montatrice e produttrice), realizzata "in modo non convenzionale": accostando scatti fotografici digitali. Ma sì, facciamoci del male!
Attraverso una serie di fotografie digitali si racconta l'innamoramento di un quattordicenne messicano per una turista americana ventunenne. Molly, dopo aver passato le vacanze in Messico in compagnia di un'amica schizzinosa, decide di tornare ancora una volta da sola in quel paese, e trova alloggio presso la famiglia di Diego, dove si confronterà con le abitudini diverse di un ambiente sociale simile al suo.
OTRYV – DISTACCO
Pubblicato da Domitilla Pirro - Ven, 07/09/2007 - 09:40
3
Dopo Alexey Balabanov, che col suo Gruz 200 illustrava ad un pubblico sconvolto le atrocità del regime sovietico attraverso crude metafore niente affatto velate, è Alexandr Mindadze a mostrare nuovamente a Venezia, pur con tutt'altro linguaggio, la realtà alienante e complessa della Russia in fase di trasformazione. Lo storico sceneggiatore di Vadim Abdrashitov è qui al suo tardivo esordio dietro la macchina da presa con un'opera fortemente allegorica.
Un incidente aereo avvenuto per colpa di un controllore di volo causa la morte dei passeggeri e dell'equipaggio. La compagnia aerea cerca di affrontare la situazione proponendo un risarcimento, in tempi da definire. Un uomo che ha perso la moglie nell'incidente cerca di saperne di più, scontrandosi con le menzogne della compagnia e delle commissioni di inchiesta; riesce così a introdursi tra i membri dell'equipaggio di un secondo aereo che è riuscito, grazie al comandante, ad evitare di entrare in collisione con quello precipitato.
THE NINES – I NOVE
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Mar, 04/09/2007 - 09:52
2
Tre film al prezzo di uno. Lo sceneggiatore degli ultimi film di Tim Burton, John August, esordisce alla regia e lo fa in maniera sofisticata. La confezione di The Nines, infatti, prevede tre corti (33' l'uno per un totale di 99') che sviluppano altrettante storie solo in apparenza scollegate l'una dall'altra. In realtà, i tre protagonisti di ogni segmento (interpretati dai medesimi attori) rievocano temi e citazioni visive degli altri episodi, con l'intenzione di compierne il senso.
Film in tre episodi, interpretati dalla medesima coppia d'attori (Ryan Reynolds e Hope Davis). Nel primo, "The Prisoner", un noto attore (Gary) è prigioniero del suo esuberante produttore (Margaret) all'interno di una casa controllata da mille congegni tecnologici. La vicina (Sarah) cerca di rendere edotto Gary di quell'incredibile situazione. Nel secondo episodio, "Reality television", Gary è autore della puntata pilota di una serie tv prodotta da Sarah. Alcune indagini di mercato inducono Sarah e Gary a liberarsi dell'amica/collaboratrice Margaret.
LA RAGAZZA DEL LAGO
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Lun, 03/09/2007 - 11:15
3
Cinema di genere in Italia: questo sconosciuto. Ci ha provato, con coraggio ed efficacia, Andrea Molaioli ne La ragazza del lago, il film italiano della Settimana internazionale della Critica. Un thriller psicologico, dallo sfondo noir e dalla solida struttura, che si avvalora dell'arte recitativa di Toni Servillo nei panni di un commissario napoletano trasferito a Trieste.
Una bellissima ragazza viene trovata morta in riva al lago di un paesino di montagna. Si chiama Anna, è fidanzata col giovane Roberto ed ha lavorato a lungo come baby-sitter presso la famiglia Canali, il cui piccolo Angelo è morto per cause non chiarite. Quando si scopre che Anna aveva una neoplasia cerebrale, il commissario Sanzio che conduce le indagini, da poco trasferitosi al nord, pensa che qualcuno l'abbia uccisa per non farla soffrire.
24 MESURES - 24 BATTUTE
Pubblicato da Manuela Pinetti - Ven, 31/08/2007 - 12:40
1 e mezzo
I racconti corali di Altman e le storie architettate dal destino impazzito tanto amate da Iñárritu hanno prodotto in questi ultimi tempi tanti - troppi! - discepoli, che in massa si sono sentiti tutti pronti a girare - ma perché? - film inutilmente arzigogolati, con personaggi che arrivano magari dai quattro angoli del mondo e finiscono per incontrarsi nel medesimo luogo e nel medesimo momento, guidati da un Caso spesso beffardo e quasi sempre indifferente. Come accade in 24 Mesures, dell'esordiente Jalil Lespert.
Notte di Natale. Quattro personaggi intrecciano le loro vite, facendo i conti con sentimenti irrisolti, speranze bruciate e nuove emozioni. Didier è un tassista in fuga con una manciata di soldi rubati; Helly è una giovane madre sbandata, che cerca di rivedere il figlio affidato a un istituto; Marie cerca un amore meno approssimativo all'ombra di una madre invadente; Chris è un batterista alla vigilia del suo primo concerto importante.
BOROM SARRET – IL CARRETTIERE
Pubblicato da Manuela Pinetti - Gio, 30/08/2007 - 18:07
5
Il termine capolavoro non è fuori luogo se associato a Borom Sarret, primo cortometraggio, nonché opera prima in assoluto del regista e scrittore senegalese Ousmane Sembène, recentemente scomparso, e al quale la Settimana Internazionale della Critica e la Mostra rendono omaggio con questa proiezione, associata al suo primo lungometraggio, La Noir de... In soli venti minuti, girando per le strade di Dakar, Sembène descrive la situazione di un intero paese, ferocemente diviso tra l'estrema povertà della periferia e la ricchezza del quartiere dei ricchi.
La triste giornata di un carrettiere, al lavoro per le vie di Dakar: l'uomo fa salire sul suo carretto alcuni passeggeri poveri, ai quali non se la sente di chiedere denaro, ma non può fare a meno di lamentarsi per la sua condizione. Alla fine, dopo aver accompagnato un uomo nella zona moderna e ricca di Dakar nella quale gli era proibito addentrarsi, viene fermato da un poliziotto che gli sequestra il carretto.
ZUI YAOYUAN DE JULI – LA MAGGIORE DISTANZA POSSIBILE
Pubblicato da Gianluigi Ceccarelli - Gio, 06/09/2007 - 11:45
3
Ci auguriamo di sentire ancora parlare di Lin Jing-Jie, talentuoso regista taiwanese che approda in Settimana della Critica con un film che fa della sincerità il suo pregio migliore. Qualche lungaggine di troppo non impedisce infatti alla pellicola di raggiungere il cuore dello spettatore, che nonostante la spoliazione scenica quasi estrema sa tener desta l'attenzione cucendo le vicende dei vari personaggi con l'ausilio di un sound design che predomina dentro e fuori lo schermo.
Il tecnico del suono Xiao Tang viene allontanato dalla troupe cinematografica per i suoi continui ritardi, mentre continua a spedire, per posta, audiocassette registrate con i rumori della strada e dei luoghi che percorre alla sua ragazza, che nel frattempo ha cambiato indirizzo e non ha più dato segnali di sé. Così i nastri arrivano a Xiao Yun, una giovane che, a sua volta, ha appena deciso di interrompere una relazione con un uomo sposato.
KAROY
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Mar, 04/09/2007 - 09:46
3
La conversione dal Male al Bene in versione kazaka. E femminile. Unica regista tra gli esordienti della Settimana internazionale della Critica (e una delle poche voci rosa dell'intera Mostra di quest'anno), la 39enne Zhanna Issabayeva ha messo in scena in Karoy il tema centrale dell'esistenza, lavorando sul cambiamento di un uomo. Il suo Azat è un inetto e malvagio a 360°e l'incontro con la madre anziana a malata lo porta miracolosamente ad una revisione interiore, sfociando in pentimento ed espiazione.
Azat è un buono a nulla, un mentitore capace di ogni cosa, in movimento da un villaggio all'altro in cerca di gente di cui approfittare, un farabutto dall'aria neanche minacciosa, anzi mite, ma privo di qualsiasi scrupolo, in grado tanto di piangere per estorcere con la menzogna denaro ai parenti, quanto di ubriacarsi e compiere le peggiori nefandezze ai danni di donne, vecchie e bambini. Quando gli uomini del villaggio lo mettono nelle condizioni di pentirsi una volta per tutte delle sue malefatte, il ritorno a casa dalla madre morente lo costringe a fare i conti con la sua coscienza: buona o cattiva che sia...
SMALL GODS – PICCOLI DEI
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Sab, 01/09/2007 - 17:42
2
Il confine tra il bene e il male è sottile e il percorso per individuarlo è personale, lontano dalle regole ma mai separato dal dolore. Lo sono quelli di Elena, Sarah e David, personaggi dall'esistenza incisa da traumi profondi. La prima è reduce da un incidente automobilistico in cui il figlio ha perso la vita, la seconda dal ricordo del massacro a cui è stata sottoposta la famiglia, il terzo è un misterioso individuo che alterna follia omicida a comportamenti evangelici.
Scampata a un incidente automobilistico in cui suo figlio ha perso la vita, Elena giace convalescente in ospedale quando un giovane sconosciuto di nome David la rapisce, portandola con sé in un viaggio in camper attraverso le strade del Belgio. Ancora stordita dal dolore, ma quasi liberata dal peso di dover agire e dal senso di colpa, Elena si lascia trascinare da questo amorevole sconosciuto in un percorso fuori dalla civiltà, al quale si unirà anche Sara, una ragazza muta scappata da un orfanotrofio.
LA NOIRE DE… - LA NERA DI…
Pubblicato da Manuela Pinetti - Gio, 30/08/2007 - 19:05
5
Eccezionale esordio al lungometraggio di Sembène, che nel 1966 con questo film - nella versione di settanta minuti - si aggiudicò, fra gli altri, il Jean Vigo. La Noire de... racconta il viaggio senza speranza di Diouana, giovane senegalese emigrata in Francia per lavoro - come molti altri fecero allora e continuano a fare tutt'oggi - che si scontrerà con una realtà molto diversa da quella che aveva immaginato.
Diouana, giovane donna senegalese, segue i suoi padroni fino in Francia, col miraggio di una vita agiata in Costa Azzurra. Utilizzata all'inizio come governante finisce per diventare una semplice domestica tuttofare. Mai pagata e trattata come una schiava, la donna si rifiuta di mangiare e di lavorare finendo col subire un forte processo di alienazione e sviluppando una depressione che la condurrà al suicidio.Tratto da un suo racconto breve La Noire de... è il lungometraggio d'esordio di Sembène ed è considerato anche il primo dell'Africa subsahariana. Un film sulla fine del sogno e sull'impossibilità della fuga, il ritratto di una donna che cerca di uscire dalla sua condizione di sottomissione ed emarginazione, ma rimane immobilizzata in un percorso rituale che non le darà scampo. Il film vinse vari premi tra cui il Jean Vigo









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