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Venezia 64: Orizzonti
AUTUMN BALL (SÜGISBALL)
Pubblicato da Marco Catola - Sab, 08/09/2007 - 00:52
3
Sei persone residenti in un desolato agglomerato urbano risalente all'era sovietica. Ognuno alle prese con le proprie esistenze tristemente solitarie. Il caso fa incrociare le loro strade ma un'irrimediabile incomunicabilità li sovrasta. La solitudine è il loro destino. Proprio ora che l'autunno volge al termine e un duro inverno li attende. Il loro futuro è senza speranza. Ma anche tra i nuvoloni all'orizzonte si intravede uno spiraglio di luce...
Il film mostra momenti della vita di sei persone che vivono in un grande agglomerato di palazzoni costruiti in epoca sovietica. Il regista descrive il film come "una commedia nerissima che parla di solitudine, disperazione e speranza".
MAL NASCIDA
Pubblicato da Gabriele Barcaro - Ven, 07/09/2007 - 23:04
3
A sfogliare certe edizioni d'inizio 2000, fa un po' malinconia la delegazione portoghese decimata di quest'anno, con l'immarcescibile de Oliveira, stavolta fuori concorso, e Joao Canijo a difendere (da solo) i colori rosso-verdi. Il problema non è solo lusitano (mancano in concorso, e talvolta non solo lì, l'Europa dell'est e l'America latina), ma il confino in Orizzonti di Mal Nascida (in italiano Sotto una cattiva stella) è difficile da condividere, a meno di non leggere nella presenza sua e di Medée Miracle l'impegno a rappresentare il contemporaneo attraverso gli archetipi della tragedia greca.
Di schietto sapore euripideo: una donna che ha perso il padre, assassinato dalla madre e dal patrigno, aspetta il ritorno del fratello per vendicarne la morte.
MAN FROM PLAINS
Pubblicato da Manuela Pinetti - Ven, 07/09/2007 - 18:07
3 e mezzo
Ci piace pensare che Jonathan Demme, attualmente geniale documentarista dopo una bella carriera da regista di film di fiction, renderebbe interessante anche la vita di un ciottolo da giardino. Naturalmente non era il caso dell'attivista haitiano Jean Dominique, protagonista del travolgente The Agronomist - fra l'altro a Venezia nel 2003 - e non lo è neanche stavolta con Jimmy Carter, trentanovesimo presidente degli Stati Uniti e Nobel per la Pace nel 2002, di cui Demme costruisce un ritratto sorprendentemente confidenziale.
Il documentario descrive la figura del 39esimo presidente Usa, Jimmy Carter.
ANDARILHO
Pubblicato da Domitilla Pirro - Gio, 06/09/2007 - 11:10
1
La resistenza dello spettatore è messa a dura prova da Andarilho, documentario presentato nella sezione Orizzonti della 64. Mostra veneziana. Il più grande colpo di scena, in quest'opera di Cao Guimarães, è probabilmente il passaggio arzillo di una cavalletta davanti alla camera, fissa come sempre. Il regista prosegue così il suo lavoro attorno ad una trilogia della solitudine iniziata qualche anno fa con A Alma do osso, definendo il film presentato oggi come "un flusso che cola lentamente sullo schermo". Lentamente? Eufemismo.
Andarilho racconta la storia di tre girovaghi solitari che percorrono altrettante traiettorie distinte lungo le strade a nord-est di Minas Gerais. Per la durata di 80 minuti, e il commento musicale di "O Grivo", il film vuole instaurare una relazione tra il camminare e il pensare, mostrando la vita come una fase di mero passaggio.
THE SILENCE BEFORE BACH (DIE STILLE VOR BACH)
Pubblicato da Massimo Frezza - Mer, 05/09/2007 - 09:01
4
L'ultimo lungometraggio di Pere Portabella è un tributo al genio di Bach, arricchito da superbe esecuzioni in presa diretta. La poesia di quando i trisavoli dei moderni pianoforti avevano tasti neri e diesis bianchi, si dipana attraverso i secoli, portandoci dall'epoca in cui il Maestro compose le sue prime opere sino all'esecuzione delle stesse nel XXI secolo. Oltre a Bach, Portabella ha inserito nella trama della sua sceneggiatura, intenzionalmente costruita su quadri-vicenda slegati tra loro, due sonate di Mendelssohn ed uno studio di Ligety.
L'ultimo lungometraggio del maestro Portabella attraversa l'opera di Johann Sebastián Bach, avvicinandoci alla musica e ai singoli elementi che la sottendono. Il risultato, una panoramica sulle profonde relazioni drammaturgiche che esistono tra immagini e musica, quest'ultima elemento paritario e non mero accessorio dell'immagine.
STAUB (DUST)
Pubblicato da Gabriele Barcaro - Mar, 04/09/2007 - 19:23
4
Con Staub di Hartmut Bitomsky, approda al Lido il documentario più originale della Mostra, quello che più s'allontana dai sottogeneri tradizionali e consumati (consunti persino) della non-fiction. Se l'Italia insiste sulla biografia (Viaggio in corso nel cinema di Carlo Lizzani), e l'America sul film-concerto (Lou Reed's BERLIN), è ancora la Germania a stupire. E c'è da chiedersi se un documentario come Staub non potesse avanzare la pretesa del Concorso, dove qualche anno fa passò Un homme sans l'occident: altri tempi, quando il ghetto (pur di lusso, per carità) di Orizzonti Doc non s'era ancora guadagnato l'esclusiva del cinema dal vero.
Studio analitico del fenomeno della polvere, in senso tanto concreto quanto filosofico. Il residuo della vita di ogni giorno è ciò che costituisce, a livello molecolare, la materia che costituisce il sole, i pianeti, l'universo intero.
EXODUS
Pubblicato da Domitilla Pirro - Mar, 04/09/2007 - 09:56
0
Gesù. No, non è un'invocazione (anche se potremmo esserne tentati): è ciò che manca ad Exodus per sconfinare definitivamente nel trash. Assistendo alla proiezione del film scritto e diretto da Penny Woolcock, incomprensibilmente selezionato nella sezione Orizzonti della 64. Mostra veneziana, restiamo progressivamente basiti e poi esilarati nel constatare come neanche la Bibbia sia esente da remake, in questi tempi di crisi creativa a trecentosessanta gradi. Povero cinema. Ecco a voi Mosè Reloaded.
Una rilettura contemporanea del libro dell'Esodo, la storia di Mosè e della sua ricerca della terra promessa tra identità e migrazione.
SAN (UMBRELLA)
Pubblicato da Emanuele Cotumaccio - Lun, 03/09/2007 - 15:08
2
Recidere le proprie radici per fuggire verso un futuro ignoto, lasciando l'incerto per il nulla. Sembra questo lo spunto dell'ultimo documentario di Du Haibin, il settimo della sua carriera, spaccato sociale sulle prospettive della gioventù cinese in un momento di passaggio ed incertezza. Giovani contadini che lasciano la terra alla ricerca di qualcosa di nuovo, di un passaggio obbligato verso un'industrializzazione ritardataria.
L'agricoltura rappresenta il fondamento su cui la Cina basa la propria sussistenza. Oggi, i contadini che hanno lavorato i campi per generazioni ricoprono ormai tutti i settori economici più attivi in Cina formando un grande ombrello aperto.
WU YONG (USELESS)
Pubblicato da Manuela Pinetti - Dom, 02/09/2007 - 19:03
3 e mezzo
Ci sono registi di cui si dice che girano sempre lo stesso film, e non è assolutamente detto che sia un male. Anzi. Jia Zhang-Ke appartiene senz'altro a questa categoria, avendo fatto dell'analisi della società cinese il punto fermo di ogni suo lavoro, non importa se documentario o fiction. In un paese in cui convivono, spesso con estrema difficoltà, la tradizione più antica e la modernità più all'avanguardia, Jia Zhang-Ke ha l'indubbia dote di collocare la sua videocamera nei punti dove più vivo è l'attrito tra questi due aspetti, e descrive la realtà con il suo sguardo sorprendente.
Per la seconda volta (dopo Dong) il regista Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia segue le orme di un'artista: questa volta si tratta di Ke Ma, la famosa stilista di moda cinese, alle prese con il lancio del suo terzo marchio di moda dal nome Wu Yong (Inutile), presentato a Parigi in occasione della sfilata del Prét-a-porter autunno-inverno 2007 a Parigi. Jia segue la stilista per oltre cinque mesi, tra Fenyang, Guangzhou, Zhuhai and Parigi, documentando la nascita della linea di moda. Gli 80 minuti del film sono stati desunti da oltre 60 ore di girato...
SEARCHERS 2.0
Pubblicato da Emanuele Cotumaccio - Sab, 01/09/2007 - 10:11
mezzo
La parabola discendente di Alex Cox tocca con Searchers 2.0 il suo punto più basso, un luogo di depressione assoluta da cui non è possibile che risalire. Con lui nel baratro precipita Roger Corman, qui nelle vesti di produttore esecutivo, schiavo della bisunta formula del "come fare 100 film ad Hollywood senza mai perdere un dollaro" che negli ultimi tempi ha dato alla luce pellicole prive di ogni barlume d'idea.
Mescolando il genere del western con la commedia e il dramma, il tutto "on the road", si racconta di due attori che convincono la figlia di uno dei due ad accompagnarli con l'auto di lei da Los Angeles alla Monument Valley. L'obiettivo è mettere a punto una particolare vendetta.
L’HISTOIRE DE RICHARD O.
Pubblicato da Giacomo d Alelio - Ven, 31/08/2007 - 12:20
2
Tutto ruota intorno al sesso. O meglio intorno all'amore. O meglio alla ricerca di identità. Si parte da un atto di violenza costretta, voluta, ricercata, per terminare in una metamorfosi in cui l'uomo, Richard O., a caccia sfrenata di equilibrio attraversando i diversi piani che sono propri dell'esistere umano, muore e risorge simbolicamente a nuova vita, ricongiungendosi con la parte più profonda di se stesso.
Nell'erotica estate parigina, Richard O. incontra al bar una giovane donna che gli chiede di soddisfare la propria fantasia erotica: essere violentata. Richard accetta, poi rifiuta...
MEDÉE MIRACLE
Pubblicato da Domitilla Pirro - Ven, 07/09/2007 - 21:35
1
Ora basta. È tempo che qualcuno si renda conto che il saccheggio sistematico di opere altrui (immortali o meno, famose e non) irrita lo spettatore cosciente, soprattutto se l'esito... lascia molto a desiderare. Tonino De Bernardi, classe 1937, affronta il celebre mito di Medea sminuzzandolo finemente ed aggiungendovi del suo in modo più o meno arbitrario, finché nulla resta dell'eroina tragica che Euripide ha reso immortale.
Médée Miracle è una rivisitazione del mito di Medea in chiave contemporanea. Una madre che cerca di rifarsi una vita a dispetto di due figli grandi che vivono in casa con lei, cercando di tiranneggiarla...
IL PASSAGGIO DELLA LINEA
Pubblicato da Domitilla Pirro - Ven, 07/09/2007 - 09:46
3 e mezzo
Gli obiettivi reconditi probabilmente erano diversi, ma resta la sensazione che Pietro Marcello riesca dove Cao Guimarães ha fallito, che questo Passaggio della linea evochi atmosfere che Andarilho non riesce neanche a sfiorare. Dopotutto entrambi i documentari presentati a Venezia nella sezione Orizzonti analizzano personalità borderline alle prese con il tema affascinante del viaggio, del vagabondaggio, dello spostamento quasi migratorio. In un tanto desolato panorama cinematografico italiano, siamo orgogliosi quindi di ribadire che il nostrano Marcello ottiene un risultato notevole, efficace, mai monotono.
Una carrellata dell'Italia a bordo dei treni espressi a lunga percorrenza.
LOU REED'S BERLIN
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Gio, 06/09/2007 - 08:00
3
Un'ora e mezza di emozioni audio-visive: Julian Schnabel filma Lou Reed in concerto. Si tratta delle riprese del Berlin Tour dello scorso anno, che ha riportato alla luce e al pubblico l'album Berlin, composto dal fondatore dei Velvet Underground nel 1973, facendo un flop commerciale. Reed che di Schnabel è ventennale amico, l'ha chiamato ad allestire le scenografie dello show, che il pittore-regista ha poi avvalorato con l'immissione di due corti (Caroline e Floating Furniture).
Registrazione dal vivo dello spettacolo Berlin di Lou Reed, portato in scena nel 2006, oltre trent'anni dopo la prima uscita dell'album. Schnabel documenta le cinque serate dello spettacolo al St. Anne's Warehouse di Brooklyn.
THE OBSCURE
Pubblicato da Gianluigi Ceccarelli - Mer, 05/09/2007 - 01:52
2
In Cina (forse non solo lì), la poesia sta morendo, fagocitata dai tempi moderni. Gli autori contemporanei preferiscono sfogare le proprie iperboli nella (forse) più remunerativa letteratura. Interrogarsi sulla poesia, e su dove sta andando, è l'intento di 12 poeti riuniti intorno al tavolo di un grande albergo. Quel che esce fuori sono considerazioni diverse, disomogenee, disunite; riprese senza commenti né orpelli di regia, depurati fino all'essenziale (eccezion fatta per le didascalie con i nomi di chi è intervenuto).
Che cosa potrebbe succedere mettendo 12 scrittori in una stanza e ascoltarli parlare tra di loro sulla poesia?
COCHOCHI
Pubblicato da Giacomo d Alelio - Mar, 04/09/2007 - 15:45
2 e mezzo
Una delle finalità elettive che devono appartenere ad un'opera, d'arte o presunta tale che sia, è quella del dono della testimonianza. A volte capita, altre volte, e forse è la possibilità più frequente oggi, no. Cochochi, opera prima di Laura Amelia Guzmàn e Israel Càrdenas, marito e moglie, lei dominicana, lui messicano, tenta la via della testimonianza, cercando di rivestirla di trama. Lo sguardo dei due registi è avvezzo ad osservare e riportare con l'immagine il mondo-realtà in modo puntuale dato il loro passato di documentari, cortometraggi e videoclip.
Tony e Evaristo, due fratellini di Tarahumara (Messico del nord), partono alla ricerca del cavallo del nonno, il bene più prezioso che possiedono, che hanno perduto in modo irresponsabile. Il percorso affrontato assieme li porterà a scoprire non soltanto la cultura Raramuri ma anche se stessi.
MADRI
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Lun, 03/09/2007 - 16:45
3 e mezzo
Chi genera la vita ha il potere di mettere fine a chi vuole distruggerla. Solo la forza di una madre, e il suo dolore, può credere che questa speranza si faccia realtà. Perché una mamma, di qualunque lingua e provenienza, vive con la paura per i suoi figli. Lo sostiene con forza Barbara Cupisti nel documentario Madri, che nasce vicino all'esperienza del Parents Circle, associazione creata dai genitori delle vittime del conflitto isrealiano-palestinese al fine di stimolare azioni di pace tra le due parti.
Madri palestinesi e israeliane orfane dei figli, morti a causa dell'infinito conflitto tra i due popoli. Il dolore le accomuna, come l'organizzazione no profit Parents Circle, che permette loro di condividere la tragica esperienza al di là delle bandiere, nel tentativo di migliorare il destino delle prossime generazioni.
L'AIMEE
Pubblicato da Gabriele Barcaro - Lun, 03/09/2007 - 14:28
3 e mezzo
Riconoscere l'amata (l'aimée, appunto) nel ritratto di un'antenata: il mondo è già tutto in un album di famiglia, nella ritrattistica del salotto, nelle fotografie d'epoca. L'ultimo documentario di Arnaud Desplechin sfoglia il privato del proprio gruppo di famiglia (in un interno abitato ancora per poco) per dimostrare che il pubblico (e ciò che non siamo, ciò che non vogliamo) è già tutto lì, nell'impaginazione più che nelle pagine del romanzo di una vita.
Arnaud Desplechin filma suo padre, che ha appena deciso di vendere la grande casa di famiglia. Il trasloco è l'occasione di aprire dei cassetti, di guardare vecchie foto e di leggere delle corrispondenze. È l'occasione per il padre di parlare di sua madre Teresa, morta quando lui aveva 18 mesi, Di questa madre di cui lui non conserva nessun ricordo ma a comunque l'aria di conoscere molto bene.
WITH THE GIRL OF BLACK SOIL (GEOMEN TANGIY SONYEO OI)
Pubblicato da Domitilla Pirro - Dom, 02/09/2007 - 10:35
3
Nascere a Kanwondo, Corea del Sud, non è affatto facile. Nel villaggio di minatori in cui vive, la dolce Young-Jim - nove anni e un paio di occhi immensi - deve attraversare il dramma quotidiano di un fratello handicappato e un padre da poco disoccupato. Pur amandoli entrambi di un amore incondizionato, dovrà agire per il loro bene anche contro la propria volontà. La vicenda assume presto toni tragici...
Il film è ambientato nella Provincia di Gangwon Province e ruota attorno alla vita di una ragazzina di nove anni.
SAD VACATION
Pubblicato da Giacomo d Alelio - Ven, 31/08/2007 - 17:01
1
C'è un film con la sua storia, e fin qui nulla di strano. Ci sono dei personaggi, che corrono, vivono, si appassionano delle loro vicende. C'è un inizio ed una fine. In Sad Vacation tutto questo c'è, non essendoci. Le strade percorse dal film tentano di rendersi indispensabili agli occhi dello spettatore, ma quello che riescono a produrre è soltanto l'ansia di guardare freneticamente l'orologio nella speranza che la durata di somministrazione stia finalmente terminando.
Kenji è un ragazzo che sopravvive grazie a lavori casuali e facendo da autista agli avventori ubriachi di un locale. Kenji non ha ancora superato il dolore per essere stato abbandonato in giovane età dalla madre, e per aver perso il padre, morto suicida. Nonostante l'amarezza e la disillusione, prova grande compassione per la sorella di un suo amico di vecchia data, ora in carcere, e per un immigrato clandestino, decidendo di prendersi cura di entrambi.
ANABAZYS
Pubblicato da Giacomo d Alelio - Lun, 13/08/2007 - 15:01
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Documentario sul film A idade de terra (1980) di Glauber Rocha (presente a Venezia nel 1980 e quest'anno riproposto fuori concorso in versione restaurata).





















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