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Venezia 64: Giornate degli Autori
NACIDO SIN
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Ven, 07/09/2007 - 20:32
3
Non manca nulla al nano José Flores, tranne le braccia. E chi osasse provare pena per lui, deve vedere Nacido Sin, il documentario di Eva Norvind. Che mette in scena una delle biografie più curiose ed interessanti offerte da questa Mostra, nello specifico all'interno delle Giornate degli Autori. Josè Flores è un messicano che, al di là dell'handicap (probabilmente causato da un'eclisse di luna mentre la madre era al quarto mese di gravidanza), si è sposato (con la nipote grazie ad una dispensa ecclesiastica) e con lei ha generato 7 figli.
Nacido sin è un documentario su Jose Flores, nato senza braccia, attore nei film di Jodorovsky, suonatore di strada, ma soprattutto marito tenero e padre di sette figli.
FREISCHWIMMER (HEAD UNDER WATER)
Pubblicato da Marco Catola - Gio, 06/09/2007 - 15:11
2 e mezzo
Una cittadina tedesca. Con la sua farmacia, la sua patisserie, la sua macelleria, la sua chiesa, la sua scuola. Tranquilla, regolare, perfetta. Ma un incidente causa la morte di un ragazzo. Ma si tratta davvero di un incidente? Tracce di veleno rivelano un'atroce verità. È omicidio...La cittadina è sconvolta. C'è un mostro in mezzo ai suoi abitanti. La caccia è aperta. I sospetti si sprecano. Le accuse volano. Ma il colpevole non si trova.
Qualcosa di terribile sta per succedere in una cittadina tedesca. Nessuno ne conosce il motivo, tranne una persona: Rico Bartsch. Il quindicenne studente delle medie, assolutamente emarginato, innamorato della più bella ragazza della scuola. Ciò che all'inizio sembra un desiderio irrealizzabile diventerà possibile alla fine della storia. La bellissima Regine implorerà per l'amore di Rico.
TRICKS (SZTUCZKI)
Pubblicato da Giacomo d Alelio - Lun, 03/09/2007 - 15:15
3 e mezzo
Sono Tricks (Sztuczki), scherzi gentili quelli che ci dedica la regia di Andrzej Jakimowski. Il quotidiano scorre leggero in una Polonia sospesa tra innamoramenti lambiti con dolce timidezza, voglia di vita accusata da una madre gelosa della giovinezza, e bellezza, della figlia; il desiderio di un cambiamento per una ragazza che sogna nuove possibilità grazie a lezioni autodidatte di italiano; un uomo osservato nel suo prendere e attendere un treno che ogni giorno passa, e lo raccoglie.
Il padre di Stefek, sei anni, ha lasciato la famiglia ormai da tempo - ma il bambino non si arrende. Sfida il destino, certo di riuscire a riavvicinare il papà con una girandola di piccoli stratagemmi che coinvolge anche sua sorella Elka, diciassettenne. Quando però il suo progetto non riesce a imboccare la direzione sperata, Stefek deciderà di affrontare una sfida ancora maggiore...
SOUS LES BOMBES
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Dom, 02/09/2007 - 17:05
4
"E' troppo chiedere il diritto di vivere?". La domanda non è retorica quando a chiedersela sono vittime di Paesi in conflitto. Come il Libano di Sous les bombes (Sotto le bombe, docu-drama e opera seconda del franco libanese Philippe Aractingi. Dei vari drammi umani che potevano prestarsi allo sguardo del regista, la scelta è caduta su quello di una donna alla ricerca della sorella e del figlio perduti e un taxista che le offre di accompagnarla nel tentativo di trovare i suoi cari.
Storia di Toni e Zeina, lui cristiano, lei musulmana sciita, entrambi libanesi. Zeina, emigrata a Dubai, quando scoppia la guerra in Libano torna in patria per salvare il figlio, ma una volta arrivata, scopre di non poter più partire. Lo cercherà insieme a Toni, il tassista che la accompagna in un paese sconvolto dal conflitto.
LA PLUIE DES PRUNES
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Dom, 02/09/2007 - 16:44
3 e mezzo
In Giappone si incontrano il cinema e il teatro. Almeno secondo Frédéric Fisbach, noto regista teatrale francese ma al suo esordio sul grande schermo, con La pluie des prunes. Titolo accattivante ma deviante per un film che certo non racconta di prugne o di pioggia. Protagonista è François, regista di teatro, in trasferta nella capitale nipponica per l'adattamento in lingua giapponese di una sua piéce.
François è costretto a portare con sé sua madre a Tokyo, dove si reca per lavorare ad una sua commedia teatrale. Dopo aver subito un ictus, lei non è più in grado di parlare in modo coerente, e vive lì i giorni che le restano.
UN BAISER, S’IL VOUS PLAIT !
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Sab, 01/09/2007 - 17:00
3 e mezzo
Non esiste un bacio senza conseguenze. Almeno nel cinema, che spesso punta sull'attesa del fatidico evento per dare una svolta alle proprie storie. In Un baiser, si'l vous plait! (Un bacio per favore!) il gioco è quello di tentare di evitarlo, il bacio, ad ogni costo. Proprio per le devastanti conseguenze che procura, secondo le esperienze dei protagonisti del nuovo film di Emmanuel Mouret, alla sua quarta fatica dopo l'ultimo e apprezzato Cambio di indirizzo, uscito anche nelle nostre sale.
Quando Gabriel ed Emilie si incontrano assolutamente per caso, non sanno che sarà l'inizio di una lunga storia.
Una storia che Emilie racconta a Gabriel per spiegargli perché lei rifiuta un innocente bacio. Una storia anche sugli amici di lei, Nicolas e Judith, il cui primo e innocente bacio ha scatenato una reazione a catena dalle conseguenze catastrofiche. Una storia che potrebbe ripetersi...
VIAGGIO IN CORSO NEL CINEMA DI CARLO LIZZANI
Pubblicato da Gabriele Barcaro - Ven, 31/08/2007 - 14:27
1 e mezzo
A dire della statura di Carlo Lizzani, basta(va)no a questa Mostra le immagini di Venezia 75, in ricordo della sua direzione innovativa e pragmatica insieme; e poi Un fiume di dollari, che nella retrospettiva del western all'italiana è stato giustamente preferito al più "facile" Requiescant, e ancora la lunga parentesi dedicata
Carlo Lizzani ci narra in voce off i suoi ricordi dall'infanzia (anni '30) all'esordio (1951) e dal racconto emergono (da collegamenti concettuali o talvolta storici) i vari input che ci portano fuori dall'atmosfera in bianco e nero: salti in avanti, in cui prendono la parola gli intervistati sulle immagini dei suoi film. il leit motiv del "viaggio" ci accompagna lungo un percorso in cui...
THE SPEED OF LIFE
Pubblicato da Gianluigi Ceccarelli - Gio, 30/08/2007 - 15:53
2
Confezione più che mai indipendente, dichiarata, genuinamente ostentata. Ed Radtke dirige professionalmente in video un film che, non a caso, con il video ha molto a che fare. Viene da pensare al cameraman di REC, visto poc'anzi: i nuovi autori si misurano con il formato del futuro (che lo si voglia o no: anche l'introduzione dei surgelati fece scalpore, a suo tempo). Peccato lascino raramente in pace le storie che raccontano.
Il 13enne Samuel vive nei quartieri popolari di New York, da cui sogna di fuggire. Per mettersi da parte dei soldi, ruba videocamere ai turisti e le rivende ma tiene per sé le cassette. Da solo, nella sua stanza, montando su una schiera di computer rubati, Samuel esplora questo vasto mondo ma presto si accorge che alcuni dei volti dei filmini di famiglia non sono reali quanto sembrano. Mentre continua la sua attività di ladruncolo-sognatore, il ragazzo deve lottare per tirar fuori di prigione il fratello e prendersi cura della nonna cieca.
BIANCIARDI!
Pubblicato da Gabriele Barcaro - Mer, 29/08/2007 - 01:32
3
Neppure i minatori della Maremma sanno più chi è Luciano Bianciardi; ma quel po' che si ricorda di Ribolla, vicino Grosseto, si deve alle sue pagine, a I minatori della Maremma, che prima che il titolo d'un reportage furono quarantatre cadaveri. Eppure di Marcinelle si parla, anche in prima serata e persino per fiction: la favola bella (perché tragica) d'un Paese in trasferta, che denuncia l'omicidio per mano altrui. Meglio tacere del suicidio in casa, di un'industria estrattiva drammaticamente alla rovescia, dei minatori che tirano fuori altri minatori.
I romanzi e gli articoli di Luciano Bianciardi, l'autore de "La vita agra", sembrano comporre un'ideale autobiografia a puntate. Raccontano la storia di un intellettuale irregolare e anarchico venuto a Milano in nome dei minatori della sua Maremma, picchiati dalla polizia e uccisi dal grisou. Quell'intellettuale - come tanti altri in quegli anni - ha una missione da compiere, confusa ma precisa: fare la rivoluzione. Finirà inesorabilmente stritolato dagli ingranaggi della trionfante industria culturale italiana.
LE RAGIONI DELL’ARAGOSTA
Pubblicato da Domitilla Pirro - Mer, 05/09/2007 - 17:00
2 e mezzo
Di per sé l'idea è buffa. Con la messinscena disastrata che un gruppo di attori comici tenta di organizzare nel villaggio sardo dall'improbabile nome di Su Pallosu, Sabina Guzzanti, due anni dopo l'apprezzato Viva Zapatero!, torna sul grande schermo a far discutere nuovamente le platee nostrane. E sono proprio queste ultime, pare, ad aver spinto l'attrice ad imbarcarsi in questo nuovo progetto: qui il bisogno di fornire un messaggio di speranza nel futuro (politico...) al proprio pubblico è passato attraverso l'espediente un po' furbetto di una gran rimpatriata coi compagni di Avanzi.
Gli attori di Avanzi (programma satirico cult degli anni '90) si ritrovano dopo 15 anni in un piccolo villaggio della Sardegna, Su Pallosu. Hanno deciso in modo piuttosto estemporaneo di mettere su uno spettacolo a sostegno della causa dei pescatori in gravi difficoltà per lo spopolamento del mare. Tra i pescatori c'è un certo Gianni Usai, ex operaio alla fiat ed ex sindacalista, un uomo che ha vissuto da giusto, sempre povero, sempre dedito a proteggere il lavoro dei suoi compagni.
VALZER
Pubblicato da Teresa D Anna - Dom, 02/09/2007 - 18:58
2
A visione ultimata, lo si deve riconoscere: l'unico lunghissimo piano-sequenza col quale Maira mette in scena novanta minuti della vita in un albergo di lusso non è uno sterile esercizio di stile. Accanto a una storia che scivola per corridoi che vedono e hanno visto muoversi per dieci anni quasi le stesse persone, la macchina da presa si muove instancabilmente in avanti, pur scartando talvolta lateralmente e incorporando nella struttura della narrazione il flashback.
Ai piani inferiori di un grande albergo, una giovane cameriera e un uomo si incontrano in una situazione che mette in crisi ogni identità e certezza. La storia di Assunta, di Lucia e di suo padre, che crede di incontrare sua figlia dopo venti anni di assenza e trova una ragazza sconosciuta che ha preso la sua identità. Simultaneamente, ai piani superiori, i padroni del calcio si autorappresentano nel cinismo e nell'avidità dei loro gesti, cercando di capire, e arginare, la bufera dello scandalo che si è abbattuta su di loro.
LA ZONA
Pubblicato da Domitilla Pirro - Dom, 02/09/2007 - 16:54
3
Città del Messico è esattamente così. Contiene in sé, come si suol dire, il cielo e l'inferno. Sacche di povertà e affamata miseria convivono con l'opulenza oscenamente ingorda che contraddistingue le classi ricche. Un agglomerato compatto di baracche fatiscenti cede saltuariamente il posto a comprensori più vivibili, fino alle rare macchie di colore costituite da ville di lusso e piscine celate agli sguardi indiscreti. Che razza di incubo dev'essere, quello di ritrovarsi incastrato e braccato tra i due mondi?
Il teenager Alejandro vive nella Zona, un quartiere ricco nel centro di Città del Messico, recintato e protetto da guardie private. Fuori dai confini c'è la miseria più nera. Nel giorno del suo compleanno tre ragazzi delle borgate si introducono in una delle case della Zona. La rapina finisce male, un'anziana resta uccisa, mentre la cameriera riesce a fuggire e ad allertare le guardie che a loro volta irrompono nell'appartamento uccidendo brutalmente due dei rapinatori.
NON PENSARCI
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Sab, 01/09/2007 - 17:53
3 e mezzo
Sorrisi larghi, abbracci, pacche sulle spalle: si sa che la famiglia perfetta risiede solo nella pubblicità e le acque tranquille si increspano al primo sassolino lanciato. Per i Nardini da Rimini, i fragili equilibri si spezzano quando Stefano (Valerio Mastandrea), secondo di tre figli, rincasa da Roma dopo aver tentato di sfondare come chitarrista punk-rock. A Stefano, pecora nera, si contrappone Alberto (Giuseppe Battiston), il fratello maggiore, che ha preso in mano le redini della fabbrichetta di ciliege sotto spirito e si stressa tra moglie e figli piccoli.
Una commedia ambientata a Rimini e sulle colline romagnole. In questo ritratto della provincia italiana contemporanea, in bilico tra la tradizione e le mode in cui si intrecciano le vicende di tre fratelli e della loro famiglia, Michela, una giovane donna un pò particolare ha scelto di lavorare in un delfinario preferendo il contatto con gli animali a quello con gli uomini.
CONTINENTAL (UN FILM SANS FUSIL)
Pubblicato da Marco Catola - Sab, 01/09/2007 - 09:00
2 e mezzo
Un uomo si sveglia su un autobus vuoto. È buio, non c'è più nessuno. Sul limitare della strada c'è un bosco. L'uomo vi entra e scompare. Così inizia Continental, una black comedy corale che dalla scomparsa di un uomo passa alla vita di quattro personaggi apparentemente slegati tra loro: Lucette, la moglie dell'uomo scomparso, che non sa capacitarsi dell'accaduto e aspetta ansiosa il ritorno del marito; Louis che ha da poco cominciato a fare l'assicuratore ma non riesce a chiudere contratti; Chantal, receptionist di un hotel, che ha tanta voglia di condividere la vita con qualcuno; Marcel, ex-giocatore d'azzardo, che vuole rifarsi i denti ma non sa come recuperare i soldi necessari per l'intervento.
Un uomo si sveglia su un autobus. sono scesi tutti. E' notte. Esce dall'autobus e si ritrova solo. L'autobus si è fermato sul limitare di una foresta. Sull'altro lato, la strada è nascosta nell'oscurità. Dalla foresta, provengono suoni -i suoni di una foresta di notte. Dopo molto esitare, l'uomo entra nella foresta, scomparendo nell'oscurità. Continental (Un film sans fusil) mostra quattro personaggi le cui vite saranno sconvolte dalla scomparsa di quell'uomo.
ANDALUCÌA
Pubblicato da Domitilla Pirro - Ven, 31/08/2007 - 14:00
3
Yacine è Yacine. Punto e basta. Certo, è un giovane francese di origine maghrebina allergico ai legami stabili. Ha una singolare tendenza al nomadismo, sia in senso geografico che sociale e affettivo. Vive in una roulotte con le pareti interne color rosso fuoco. Soffre di scatti d'ira feroce che non sempre uno script snello come questo è in grado di giustificare. Ma ci resta nel cuore per quella buffa andatura, per la passione che mette in ogni cosa, per la mimica facciale di Samir Guesmi - attorno al quale, ha svelato il regista Alain Gomis, è nato il personaggio.
Yacine, dall'andatura dinoccolata, un corpo troppo grande che si trascina dietro in modo superbamente goffo. Il suo desiderio di assoluto, la sua violenza nascosta, il suo entusiasmo infantile... C'è Lei (Elle) l'acrobata, Lei che posa nuda, Lei che sfila come indossatrice e ci sono Moussa, Djibril, Vincent, Pelé, James Brown... Le sue frustrazioni, i suoi tentativi, i suoi rancori... tempi sospesi... e una porta da qualche parte.
GRUZ 200 (CARGO 200)
Pubblicato da Anna Maria Pasetti - Mer, 29/08/2007 - 12:24
2
Aleksej Balabanov non ama il cinema di genere. E lo ha mostrato anche nella sua undicesima fatica, Gruz 200 (Carico 200), commistione di espressioni cinematografiche che si accomunano per i toni forti, estremi. Tanto nella violenza quanto nel grottesco. Selezionato per l'apertura dei Venice Days - Giornate degli Autori, Gruz 200 è ambientato nel 1984, ovvero nel periodo della cosiddetta "stagnazione" sovietica, alla vigilia della Perestrojka e nasce da una storia vera.
URSS. 1984. La fine dell'era sovietica. Una città di provincia. Dopo essere stata in discoteca, la figlia del segretario distrettuale del partito comunista sparisce. Non ci sono testimoni. Nessun sospetto viene fermato. In quella stessa sera, in una casa nei dintorni della città, viene commesso un brutale assassinio. Sospettato è il proprietario della casa. Entrambe le indagini vengono affidate al capitano di polizia Zhurov...
















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