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LA CASA DEL DIAVOLO
di Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Fotografia: Phil Parmet
Musiche: Tyler Bates
Montaggio: Glenn Garland
Interpreti: Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon Zombie, Ken Foree, Leslie Easterbrook, William Forsythe, Geoffrey Lewis, Priscilla Barnes
Produzione: Lions Gate Films, Entache Entertainment, Cinerenta Medienbeteiligungs, Creep Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Usa/Germania, 2005
Durata: 101’
Data di uscita: 12 maggio 2006
Titolo originale: The Devil’s Rejects
2 e mezzo
I Reietti del Diavolo tornano a frequentare lo schermo cinematografico, dopo aver massacrato un gruppo di annoiatissimi rampolli medio-borghesi in House of 1000 Corpses. Questa volta la famiglia di zotici e fantasiosi assassini è costretta a lasciare la fattoria avita, dopo l'arrivo in forze della polizia di contea.
Rufus rimane ucciso nel corso della sparatoria, la matriarca del clan Firefly (Lesley Easterbrook, che prende il posto della mitica Karen Black) viene catturata, il figlio deforme Tiny scompare nei boschi: soltanto la bellissima Baby e Otis (Sherry Moon Zombie e Bill Moseley, insieme nella foto) riusciranno a scappare e a riunirsi al sadico clown Capitano Spaulding (Sid Haig). Le forze dell'ordine incalzano, capeggiate da uno sceriffo che vuole vendicare l'assassinio del fratello, e l'inseguimento si fa sempre più serrato, ma il tempo per scuoiare ignari passanti si trova sempre...
Lasciando il gioco sul tema casa degli orrori per passare al film on the road in pieno stile cactus&country, Rob Zombie trova il coraggio di non ripetersi e fa seguire al suo primo, fortunatissimo film un secondo capitolo che, quantomeno, si cimenta con luoghi e ritmi completamente differenti. Usciti dalle swamps, le pozze d'acqua stagnante che circondano quel capolavoro di decadenza che è casa Firefly, Baby e Otis si avventurano su un interminabile nastro di asfalto, e il meccanismo della fuga li priva del loro centro di gravità: se il movimento di House of 1000 Corpses si riferiva inevitabilmente ad un unico polo di attrazione (la fattoria dei Firefly, il luogo della trappola senza via di scampo), ne La casa del diavolo (decisamente più appropriato il titolo originale, The Devil's Rejects) i protagonisti sono privati del loro amato focolare domestico e si fanno più vulnerabili. A cambiare sono anche i riferimenti filmici di Zombie, che mette in secondo piano le citazioni di The Texas Chainsaw Massacre e affini per richiamarsi ad un immaginario cinematografico molto più dalle parti di Bonnie & Clyde (e, perchè no, di Thelma & Louise). L'impressione, però, è che questa volta i tasselli del mosaico non vadano del tutto a posto: a parte il continuo ribaltamento delle parti fra buoni e cattivi (sono moltissime le occasioni in cui si è chiamati a tifare per quei sadici depravati di Otis e Baby), era piuttosto difficile evitare che, una volta persa la loro invincibilità di felici carnefici, i Reietti del Diavolo non si trasformassero in caricature un po' stanche. Senza avere la forza di passare un messaggio davvero eversivo e con un'ironia che è più volgarmente giocosa che realmente graffiante, Zombie finisce per condurre i suoi personaggi in un limbo: non più invulnerabili e inquietanti profeti del Dottor Satana e del tutto impossibilitati ad esprimere una qualsivoglia umanità (e sarebbe un po' troppo chiederlo a qualcuno che si diletta di bricolage con la pelle umana), i membri del clan Firefly perdono di definizione, e in fin dei conti che sopravvivano o muoiano importa poco. Rimangono alcune scene efficaci (collocate quasi tutte in apertura e in chiusura del film) e una gustosissima gag su un critico cinematografico chiamato come consulente dalla polizia e licenziato per lesa maestà di Elvis Presley.
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