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IL CAIMANO
di Nanni Moretti
Soggetto: Nanni Moretti, Heidrun Schleef
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Franco Piersanti
Interpreti: Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Michele Placido, Elio De Capitani, Valerio Mastandrea, Jerzy Stuhr, Giuliano Montaldo, Cecilia Dazzi, Tatti Sanguineti, Toni Bertorelli, Antonio Catania, Dario Cantarelli, Antonello Grimaldi, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Matteo Garrone, Renato De Maria, Carlo Mazzacurati
Produzione: Sacher Film, BAC Films, Stephan Films, France 3 Cinema, Wild Bunch, Canal +, Cinecinema
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Nazionalità ed anno: Italia, 2005
Durata: 112’
Data di uscita: 24 marzo 2006
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Produttore di B-movies caduto in disgrazia, Bruno Bonomo (Silvio Orlando) deve far fronte anche alla delicata situazione familiare, che lo vede in procinto di separarsi dalla moglie (Margherita Buy), ex attrice nei suoi film, e fortemente preoccupato nel dare la notizia ai due figli di sette e nove anni.
Quasi per provare “a distogliersi”dal mondo e per risollevarsi, deciderà di buttarsi a capofitto nella realizzazione de Il Caimano, opera prima di una tenace e giovane regista (Jasmine Trinca), interamente focalizzata sulla figura dell’attuale Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (interpretato da Elio De Capitani nelle sequenze immaginifiche date dalla lettura dello script).
Dai tempi della creazione di Milano 2, passando poi per le successive tappe delle innumerevoli “discese in campo”, nell’editoria (di grandissimo impatto la figura del giornalista interpretato da Toni Bertorelli, apertamente rimandante ad Indro Montanelli) nella TV e, naturalmente, in politica, il film dovrebbe tracciare un ritratto a tutto tondo della persona che, da trent'anni a questa parte, ha davvero "modificato" l'Italia. Portare a compimento l’intera operazione non sarà cosa da poco, dapprima per l’impossibilità di trovare fondi in Itala (e si ripiegherà dall’amico polacco Sturovsky, il grandissimo Jerzy Stuhr, seriamente motivato a rappresentare finalmente le nefandezze e l’ipocrisia dell’Italietta), poi per l’improvvisa defezione dell’attore scelto per interpretare il protagonista, il famoso Marco Pulici (Michele Placido).
Il Caimano è ovviamente Berlusconi. Anzi no, è Elio De Capitani. Potrebbe essere Michele Placido? E se invece, alla fine, fosse proprio Nanni Moretti?
Atteso, e fortemente temuto, l’ultimo film del regista/attore romano è un drammatico, grottesco, metacinematografico e raggelante specchio su più livelli in cui, inevitabilmente, gli occhi dello spettatore finiranno per ritrovarsi: riflessione sul Cinema che rimanda ai tempi di Sogni d’oro (con il ritorno di Tatti Sanguineti, titoli come “Maciste contro Freud” e il critico gastronomico interpretato da Dario Cantarelli, all’epoca insistente detrattore delle opere del regista Michele Apicella, reo “di non saper parlare al bracciante lucano o alla casalinga di Padova”…), sull’imperfezione e l’inevitabile caducità dei rapporti (vedi Bianca), sulla condizione politica e la corruzione – soprattutto psicologica – che attanaglia il nostro Paese (di importanza vitale, in tal senso, la figura del finanziere interpretato da Valerio Mastandrea nell’ipotetico film nel film).
La collocazione di un personaggio chiave come Silvio Berlusconi, in tutto questo, assume i contorni onirici (ma profondamente veritieri) dati da una sceneggiatura sempre in fieri, passando quasi per realistico burlesque di se stesso quando fedelmente ritrasmesso da immagini di repertorio (il discorso al Parlamento Europeo in cui, “ironizzando”, diede del Kapò al rappresentante della delegazione tedesca, o nella minuziosa descrizione fatta in aula di Tribunale sui gioielli che si preoccupava di regalare alle mogli dei suoi invitati ad Arcore durante le cene natalizie…), umanamente laido nel momento in cui ne prende le forme l’attore di richiamo (un Michele Placido straordinariamente sessuomane), terribilmente freddo e avvolto da distaccato cinismo in dirittura d’arrivo quando, con “la maschera” di Nanni Moretti (già contattato in precedenza, ma restio ad interpretare un ruolo del genere perché “la gente che vuole sapere sa già tutto, mentre gli altri continueranno a non vedere”) uscirà dall’aula giudiziaria dopo essersi visto comminare una pena di sette anni: “Questa sentenza è la dimostrazione evidente che nel nostro Paese la magistratura opera a favore di un regime antidemocratico”, prefigurando la più inquietante – questa sì, davvero emblematica e accompagnata dal commento musicale di Piersanti (quasi riecheggiante il Morricone di Indagine su un cittadino...) – delle ripercussioni, con il magistrato (interpretato dallo sceneggiatore Stefano Rulli) fatto bersaglio dalla rivolta popolare. Agghiacciante.
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