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UN GIORNO PER SBAGLIO

di Julian Fellowes

Soggetto: tratto dal romanzo "A way through the wood" di Nigel Balchin
Sceneggiatura: Julian Fellowes
Fotografia: Tony Pierce-Roberts
Musiche: Stanislas Syrewicz
Montaggio: Alex Mackie e Martin Walsh
Interpreti: Tom Wilkinson, Emily Watson, Rupert Everett, Linda Bassett, Hermione Norris, David Harewood, John Neville
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Celador Films, DNA Films, Uk Film Council, FilmFour
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Nazionalità ed anno: GB, 2005
Durata: 85’
Data di uscita: 10 marzo 2006
UN GIORNO PER SBAGLIO
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James Manning (Wilkinson) guadagna più che bene grazie al suo lavoro di procuratore legale, ha un appartamento a Londra e una casa in campagna dove trascorre i fine settimana insieme all'affascinante moglie Anne (Watson). Nonostante la delusione di non aver avuto figli, il loro sembra un matrimonio felice e l'invidiabile perfezione della vita che conducono resta in piedi fino al giorno in cui un pirata della strada non investe, uccidendolo, il marito di Maggie (Bassett), che da anni è domestica nella casa di campagna dei Manning.
James sospetta dell'ambiguo Bill Buell (Everett), figlio scapestrato di un titolato del luogo, ma quando indagherà più a fondo scoprirà una verità imprevedibile, e si troverà a fronteggiare la rovina della propria illusoria felicità domestica.
Sulla scorta di un romanzo del 1951 di Nigel Balchin, lo sceneggiatore Julian Fellowes (premiato con un Oscar e innumerevoli altri riconoscimenti per il copione di Gosford Park) esordisce dietro la macchina da presa con un'opera prima dall'impianto complessivamente modesto. Nonostante l'ottima fotografia, la stupenda presenza di Emily Watson e un abbozzo di trama gialla che convince (interessante e quantomeno originale il ruolo che in tutta la vicenda ha la domestica Maggie), l'ostinazione di Fellowes nel porre allo spettatore ponderosi interrogativi sul fatto che anche i ricchi piangono conduce all'esasperazione. Il tono non è predicatorio, l'intenzione appare onesta e sprazzi di umorismo paradossale salvano a tratti la sceneggiatura, ma la riflessione pedante sul vuoto affettivo di una coppia apparentemente perfetta fa cadere il tutto nel baratro dell'ovvio. La caratterizzazione sfumata dei personaggi e la riflessione sulla colpa, originata dall'incidente criminoso e dalle infedeltà di Anne, realizzano l'intento del regista, ossia far capire allo spettatore che non ci sono buoni e cattivi, che le azioni di ciascuno portano dolore a sé e agli altri e lasciano spazio al perdono. Non una grande scoperta.
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