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MOCKUMENTARY ALL'ITALOAMERICANA
Verità e menzogna nell'opera prima di Giuseppe Gagliardi, La vera leggenda di Tony Vilar, presentata come Evento Speciale nella sezione Extra
La scheda offerta alla stampa definisce il genere del film come "mockumentary". E in effetti, La leggenda di Tony Vilar, nonostante sia pura narrazione di uno script costruito a tavolino, si nutre della realtà mutuando e assimilando al suo interno molte caratteristiche, tecniche e contenuti, del documentario. Proprio da questa unione tra schemi narrativi del cinema puramente di finzione e una realizzazione che ricalca quella documentaristica, trae senso e significato il termine mockumentary, la cui definizione più propria e calzante è quella di "falso documentario". Il film che Giuseppe Gagliardi costruisce è infatti, per sua stessa ammissione, "...un pasticcio fatto di finto documentario, musical e bio-pic, che in qualche modo potrebbe essere riassunto nella definizione di mockumentary. Ma questa - tende a specificare - non esaurisce appieno la formula del film, non perché sia complesso, ma perché è semplicemente variopinto".
Ecco, potrebbe risiedere proprio nel termine variopinto il succo della pellicola, che si snoda tra l'Argentina e il Bronx incontrando individui pittoreschi, dai nomi tipicamente propri della galassia italo-americana (Frank Bastone, Tony Pizza, Billy Bud ecc ecc), comunicando attraverso una saturazione di colori e di voci che rendono il tutto ancora più pittoresco e asimmetrico. Tutta la ricerca del protagonista, Peppe Voltarelli, si dipana tra rincorse di strani personaggi e indizi sparsi per il mondo, in una caccia al tesoro che, nel mondo di internet e dei cellulari, risulta grottesca e artefatta.
La motivazione che spinge il protagonista ad intraprendere il viaggio, vero protagonista del film, è estremamente debole: presentare al vegliardo cantante melodico, Tony Vilar appunto, una canzone a lui dedicata. Il pretesto, così per come è posto, non basta a sorreggere l'impianto narrativo, che, privo di aspettative, si affloscia su sé stesso risultando stanco e fragile nonostante il tentativo di animarlo attraverso un uso frizzante del montaggio.
Quello accennato è il problema maggiore evidenziato da una pellicola che ha una cifra potenzialmente gradevole e innovativa, ma che perde di freschezza e di slancio proprio perché la sua struttura narrativa si dimostra troppo evidentemente "finta".



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