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VOLVER - TORNARE
di Pedro Almodóvar
Soggetto: Pedro Almodóvar
Sceneggiatuera: Pedro Almodóvar
Fotografia: José Luis Alcaine
Musiche: Alberto Iglesias
Montaggio: José Salcedo
Interpreti: Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo, Chus Lampreave
Produzione: El Deseo
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Nazionalità ed anno: Spagna, 2006
Durata: 120'
Data di uscita: 19 maggio 2006
3 e mezzo
In un piccolo paese della Mancha il vento soffia di continuo, provocando un numero inusitato di casi di follia e accendendo incendi che bruciano case e campi. Raimunda (Cruz) e Sole (Dueñas) sono nate lì e poi si sono trasferite a Madrid, ma nel paese vive ancora la vecchia zia Paula, assistita dalla vicina di casa Augustina (Portillo) e, a detta di tutti, dal fantasma della madre di Raimunda e Sole, Irene (Maura). Morta Paula, Sole, di ritorno dal funerale della zia, condurrà inavvertitamente il fantasma di Irene a Madrid, mentre dal canto suo Raimunda racconta a tutti che il marito l'ha lasciata e intanto tenta di farne sparire il cadavere.
Se in Tutto su mia madre Almodóvar aveva significativamente accantonato i personaggi maschili, già così marginali in molto del suo cinema, in Volver gli uomini sono uccisi senza rimorsi e le donne costruiscono una comunità di affetti nei limiti della quale si sciolgono enigmi e rancori. Di madre in figlia, le donne di Volver portano il peso del passato destinato a tornare e affermano la propria vitalità, sia che lo facciano con la feroce volontà di Raimunda che con la timida stralunatezza di Sole. Il fulcro del ritorno è il paese, che si anima nei rituali comunitari della morte e che esprime una sua identità nella strenua resistenza opposta al cambiamento. L'ostinazione della superstizione crea un tessuto fiabesco dove si intrecciano realtà, equivoci, bugie e, senza che l'obiettivo sia distinguere gli uni dalle altre, fare i conti con i morti (e non tutti i morti sono morti in egual misura) significa occuparsi nuovamente della propria vita rimpianta. Almodóvar, che, oltre a consegnare a Penélope Cruz uno dei suoi personaggi più significativi, scopre qui la straordinaria bravura dell'attrice teatrale Blanca Portillo, parla della maternità come "origine della vita e della finzione" e cerca nella cultura tradizionale del pueblo un argine al terrore di ciò che passa inesorabilmente. E, lungi dal poter condividere la fede di Augustina negli spettri, popola questa sua storia di donne spaventate, dolcissime, indomite e commosse dall'amore che provano l'una verso l'altra. Le "vacche senza campanaccio" di cui parlava Chus Lampreave ne Il fiore del mio segreto si perdono adesso non per la mancanza dell'amore di un uomo, ma per la necessità di una madre scomparsa nel niente, che continua a tornare.
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